venerdì 11 marzo 2016

4 minuti per Buffon

Per noi nati nei primi anni '80, cresciuti tra il Milan degli olandesi e le magie del Divin Codino, vedere squadre italiane arrivare in fondo alle 3 coppe europee era la norma.

Da Maradona a Van Basten, da Batistuta a Zidane, non c'era campione o giovane promessa che non sognasse la Serie A. Ai mondiali per noi era normale conoscere già tutte le squadre e i loro giocatori. Argentina, Olanda, Brasile avevano quasi tutta la squadra titolare tesserata in serie A. Erano pochi i nomi che non avevamo mai visto nel nostro album Panini o che qualche anno dopo non avremmo trattato al fantacalcio.

In questo tripudio di godimento calcistico, un errore del sistema però si è impadronito degli almanacchi per oltre vent'anni. Il suo nome è Sebastiano Rossi.

Portiere semplicemente normale per la serie A dell'epoca, che in un mondo ideale sarebbe dovuto passare agli annali come onesto mestierante dell'area di rigore non più di un Giovanni Cervone qualsiasi. Mentre invece si trova lassù, in cima all'olimpo dei portieri della serie A. Primo nella classifica del record di imbattibilità.

Il punto è che chiunque abbia vissuto quegli anni, sa che il nome del titolare del primato, non dovrebbe essere Sebastiano Rossi, bensì TassottiCostacurtaBaresiMaldini. Solo che semplicemente non si può.

E allora, visto che la storia del calcio si fonde con l'immaginario collettivo, meglio di certo Gianluigi Buffon che Sebastiano Rossi. E bastano 4 minuti contro il Torino per correggere questa pagina di storia.

E pazienza se il premio va ad uno juventino, pazienza se il record non verrà associato ad una difesa mitologica ma ad una serie A ai mini termini. Pazienza pure se non si ricordi un miracolo questo campionato che suggelli questo record. Pazienza.

Meglio un premio alla carriera al portierone dei nostri ultimi mondiali che un titolo immeritato ad un carneade che tornerà ad essere ricordato per essere stato un bullo di provincia capitato al momento giusto in mezzo ad una squadra di fenomeni.

L'immaginario collettivo ringrazierà.

giovedì 23 ottobre 2014

Ho culo, Io

Le macchine in fila dal semaforo fino al ponte, come da copione.
In ogni macchina una sola persona, come sempre.

La prima giornata di freddo sicuramente contribuisce ad accentuare la mestizia infinita che oggi è dipinta sul loro volto.
A me questo freddo invece mi sferza la faccia e mi dà una svegliata necessaria, mentre risalgo contromano la via in bicicletta.
Li guardo in faccia uno ad uno e sembrano tutti in coda verso il patibolo, imprigionati nella loro cella su quattro ruote.
Uomini, donne, vecchi, stranieri, che siano su un suv o su una carretta non c'è alcuna differenza. La tristezza di chi alle 8.25 del mattino deve mettersi in macchina è trasversale e democratica.

Solo uno sorride con gusto.
Ha giacca e cravatta nera, la faccia simpatica e guida un carro da morto.

Nei due minuti di pedalate che mi restano, mi chiedo come mai un becchino sia più contento di tutti gli altri.

Il motivo non lo scoprirò mai.
Ma nel dubbio, sorrido anche io.


giovedì 28 novembre 2013

Caro Silvio, ma perchè il Molise?

Della serie non si finisce mai di imparare, grazie a tutta questa telenovela sulla decadenza di Silvio, ho imparato 3 dettagli simpatici.

Che chi prenderà il suo posto in Senato, tale Ulisse Di Giacomo, è un Alfaniano di ferro. Una colomba che da un po' faceva il gufo insomma.

Che l'unico altro senatore con un tasso di presenza in aula basso quanto il suo era Niccolò Ghedini, e tutto torna visto che i due hanno avuto parecchio da fare insieme ultimamente.
A ben vedere, dopotutto, l'estromissione di Silvio sembra una liberazione da un impegno sgradito. La prenderà bene, appena elaborerà il lutto.
I due, per la cronaca, si sono fermati a 1 presenza su 1803 votazioni, ultimi in classifica tra i senatori eletti.

Ma soprattutto, e qui va dato atto di una certa fantasia, che Silvio era eletto in Molise, una regione che viene dimenticata dalla gente normale dopo la terza elementare, anche dai molisani stessi. Strano che Di Pietro non abbia detto niente.

Ciao, goditi la pensione.

martedì 29 ottobre 2013

Il prediciottesimo, ovvero dell'incapacità di apparire troie pur impegnandosi parecchio

Stavo quasi per pubblicare un sentito post su quanto la condivisione della nostra vita sul web sia diventata prepotentemente importante e sempre più fuori dal nostro controllo, dalla prima foto in braccio alla mamma, fino a ben oltre il funerale.

Poi ho scoperto di essere rimasto indietro, molto indietro, sulla moda del prediciottesimo.
E allora vaffanculo.
Maledetto pivello che non sono altro.