lunedì 31 dicembre 2007

Lo scarfgate


Anche io mi sono tagliato delle maniche di vecchi maglioni e li uso come scalda collo, e mi sento very cool.
Grazie Rolando.

Discorso di fine anno – Italia tra i Best place to Live 2007

Gli italiani sono un popolo lamentoso. Viviamo in uno dei paesi migliori del mondo e quasi sempre preferiamo sottolineare gli aspetti negativi della vita nel elpaese.

Se penso alle condizioni di vita ideali, per scegliere la patria dove nascere e crescere in vista di una mia ipotetica reincarnazione, metterei come prioritari questi tre aspetti:

  1. Situazione socio-politica
  2. Ricchezza
  3. Clima/problemi ambientali

Dopo aver soddisfatto questi tre bisogni essenziali, se mi fosse data ulteriore facoltà di scelta, sceglierei un paese dove la gente non è schiavista, bulimia o sessuomane (come in Cina, U.S.A. e Giappone), dove esiste una bona cultura enogastronomica (quindi la Germania è fuori dalle prime posizioni) e possibilmente ben collegato con le mete turistiche e con le città d’arte (vivere in Polinesia potrebbe rivelarsi un po’ scomodo alla lunga).

Alla fine di questo ragionamento, questa è la mia personale classifica “Best place to live 2007”*:

  1. Italia (con preferenza per il centro-nord), Spagna, Francia prime ex-aequo
  1. Olanda
  2. Lussemburgo (cagano soldi)
  3. Portogallo
  4. Grecia
  5. Nuova Zelanda
  6. Messico
  7. Germania
  8. Svizzera
  9. Sudafrica
  10. Malta
  11. Turchia
  12. East Coast U.S.A.

*San Marino e Principato di Monaco esclusi

Di seguito la spiegazione punto per punto.

1. Situazione sociopolitica

Il mondo è pieno di paesi incasinati. Conflitti, guerre civili, tensioni internazionali per noi europei sono pensieri esotici, ma purtroppo per molti non è così. Africa, paesi a forte matrice islamica, repubbliche caucasiche e Coree non sono tra i posti dove andrei a far crescere i miei figli.

2. Ricchezza

In qualche paese si sta economicamente meglio che in Italia, ma in gran parte dei paesi si sta peggio, sia a livello di ricchezza del paese ma soprattutto a livello di servizi sociali e infrastrutture. Esaminando questo fattore mettiamo una croce su quasi tutta l’Africa subsahriana, sul Bangladesh, sul Brasile e su quasi tutto il Sudamerica (forse si salvano solo Cile e Argentina, ma stiamo comunque meglio in Europa) e su diverse repubbliche dell’ex-blocco comunista.

3. Clima

Situazione ideale:

- clima temperato, non eccessivamente piovoso, con inverni non troppo rigidi (io odio il freddo con tutto me stesso);

- bassa probabilità di essere vittima di catastrofi naturali come terremoti o uragani

- problemi legati a inquinamento e siccità non acuti

Esclusioni: zone centrali di Canada e U.S.A., Caraibi, zone Himalayane, Scandinavia, Islanda, Regno Unito e Irlanda, Mongolia, Russia, repubbliche ex-sovietiche, zone desertiche, California e Giappone (rischio terremoti), Australia (siccità), India e indocina (monsoni).

Coincidenze

Sabato mattina mi sono svegliato e la prima cosa che ho fatto è stata accendere l’abat-jour e leggere qualche pagina di “Inchiesta su Gesù”. Giusto 5 minuti per finire un capitolo, perché non avevo molta voglia di issarmi verticale. Di solito non leggo mai a letto al mattino.

Il capitolo che dovevo finire era quello sulle facoltà di guaritore di Gesù. E il prof. Stefano Pesce lo chiude così:

Gesù cerca sempre di sottrarsi agli assembramenti di popolo che gli si creavano intorno. I vangeli sottolineano questo suo costante ritirarsi dalla folla per ritirarsi in luoghi appartati. Egli evita qualsiasi forma di sfruttamento economico delle sue doti religioe e taumaturgiche. Impone ai discepoli di vendere i propri possedimenti, di predicare nei villaggi della terra d’Israele senza portare con sé denaro o vestiti di ricambio. Nulla è più lontano dalla sua prassi che il costruire santuari nei luoghi dove si sono verificati miracoli o dove risiede un santo guaritore. Tali luoghi divengono necessariamente anche centri i accumulo di denaro, di beni, di potere, di superstzioni, tutti fenomeni radicalmente estranei al suo insegnamento. Ciò dovrebbe far riflettere le autorità ecclesiastiche che li appoggiano.

Dopo mi sono alzato e la prima cosa in cui mi sono imbattuto è stata la posta della giornata, appoggiata sul tavolo del soggiorno. C’erano due buste per me: la prima era una rivista tecnica, la seconda era una busta inviata dai Frati Cappuccini di S. Giovanni Rotondo – Foggia –Italy. Chiaramente chiedevano soldi, con tanto di busta preaffrancata e bollettino postale precompilato.

giovedì 27 dicembre 2007

Se non ti abbuffi sei un pezzente

Leggendo questa notizia dovremmo fare salti di gioia! Se gli italiani spendono meno in cibo forse è perché finalmente si sono accorti che stavano mangiando troppo. Magari si sono accorti che invece di spendere centinaia di euro in palestra è più conveniente riempire un po’ di meno il carrello della spesa.

I telegiornali hanno invece hanno gridato al disastro economico, hanno descritto un paese in recessione e hanno raccontato di famiglie rabbuiate perché i bambini, poverini, quest’anno avranno solo 2 pandori a testa.

Di commenti positivi non ne ho sentito neanche uno. Forse perché, come cantava Battiato, preferiscono “aprire rubriche sui peli del papa”.

Per parlare di crisi dovrebbero affrontare temi come le variazioni di sottoscrizioni di BOT, CCT e Fondi comuni d’investimento, mercato immobiliare, apertura di nuove attività imprenditoriali. E invece cosa ci tocca sentire? “Gli italiani quest’anno sono in crisi perché mangiano peno torrone”.


mercoledì 26 dicembre 2007

Christian marketing


Oggi, 26 dicembre, si ricorda Santo Stefano, protomartire cristiano lapidato, mentre la prima domenica dopo Natale si festeggia la Sacra Famiglia, cioè Gesù bambino, Maria, Giuseppe, il bue e l’asinello.



Ma cosa c’entra il buon Stefano con il Natale? Io metterei la sua festa lì intorno a maggio/giugno, a traino di Pasqua, appena dopo Pentecoste, dopo che gli apostoli si sono messi a diffondere la Parola in giro per il mondo. Cronologicamente sarebbe più logico e poi gli diamo anche un minimo di visibilità in più, poveraccio.



E contemporaneamente il 26 si potrebbe festeggiare la Festa della Sacra Famiglia, così otteniamo anche un bell’effetto presepe per qualche giorno, allungando ancora un po’ il clima da "volemose bene" natalizio nelle case.

martedì 25 dicembre 2007

Elwood e Joilet Jake Blues

Ho finalmente colmato una delle più grandi lacune culturali della mia esistenza. Ho visto “The Blues Brothers”. Ci ho messo talmente tanto tempo per decidermi a guardarlo che ho poi dedicato un’attenzione spasmodica ad ogni fotogramma. Quindi è il caso di sbrodolare un po’ di pensate che mi sono fatto durante il film.

L’intreccio fa pena. Ma la colonna sonora e l’interpretazione di Dan Aykroyd e John Belushi sono memorabili. Penso che siano questi gli unici due motivi che l’hanno fatto diventare un cult.

Ho provato a cercare un qualche significato profondo dietro la storia di questi due fratelli cafoni e bugiardi, ma sinceramente non l’ho trovato. Il pensiero che dietro alla folgorazione di Jake ci sia un messaggio del tipo “la Parola del Signore è per tutti, soprattutto per i più disgraziati” non mi convince per niente. Se proprio devo scegliere dico che anzi il regista vuole mettere alla berlina le sovrastrutture religiose che ci controllano, mostrando il comportamento illogico di due invasati “in missione per conto di Dio”.

Forte e chiaro è invece il messaggio di uguaglianza tra bianchi e neri. Non a caso tutti i cammei più prestigiosi sono di grandi artisti neri come Ray Charles, Cab Colloway, Aretha Franklin e James Brown.

Poi c’è un aspetto che proprio non ho capito: perché così tanta violenza “cattiva” in una commedia come questa? Nell’ordine ci sono i due Blues che distruggono decine di vetrine in un centro commerciale, una palazzina piena di gente che crolla e una pompa di benzina che salta in aria. E sono sempre scene che non vengono sdrammatizzate, ma raccontate con immagini abbastanza dure. Si tratta di un riferimento al nichilismo della natura umana, alla violenza della società americana, o forse all’Apocalisse? Mah…occorre approfondire.

Altra cosa che mi piacerebbe chiedere a John Landis è come mai sia Jake che Elwood appaiono senza occhiali da sole una sola volta a testa in tutto il film. È un caso o c’è un motivo preciso?

Infine, segnalo che il doppiaggio in italiano è raccapricciante. Hanno scelto di dire sempre Illinoy invece di Illinois e di pronunciare broders anzichè di braders. Erano proprio messi maluccio con l’inglese una trentina di anni fa.

In ogni caso, se questo film vi manca, guardatelo. O per lo meno ascoltatevi la OST.


(salendo sulla macchina, mentre un centinaio di poliziotti li sta inseguendo)

Elwood: «Sono 126 miglia per Chicago. Abbiamo il serbatoio pieno, mezzo paccheto di sigarette, è buio e portiamo tutti e due gli occhiali da sole».

Jake: «Vai!»


venerdì 21 dicembre 2007

Algoritmo natalizio

Compra regali per gli altri con fini utilitaristici. Come, per esempio:

- Ottime bottiglie di vino e/o liquori a chi sai ti inviterà a cena

- Libri che vuoi leggere e che conti di farti poi prestare

- Lingerie a mogli/fidanzate



Questo serve a:

- utilizzare più buon gusto nella scelta dei regali

- spendere i soldi più volentieri

- pensare al regalo come a qualcosa in più del pensierino consumistico di Natale, ma come a qualcosa che avrà una sua continuità nel tempo e che contribuirà a costruire la storia di una relazione con un'altra persona



Questo è un gioco win-win-win: fa contento te, l’amico e il negoziante.

Sono un genio, lo so. Grazie.



E ora gustatevi i miei trash auguroni

martedì 18 dicembre 2007

JK Keller

Da non guardare più di una volta, altrimenti parte l'attacco epilettico. Geniale.


Lui è JK Keller.

Emmaus insegna

Sabato mi hanno fatto leggere una lettera di Don Andrea Santoro, scritta dalla Turchia appena due settimane prima di essere assassinato. Parlava sì delle tensioni tra culture diverse che si facevano sempre più forti in seno al popolo turco. Ma incredibilmente parlava soprattutto di speranza. Non a caso la lettera si intitolava ‘I fili d’erba crescono anche nella steppa’.

A quasi tre anni dal suo omicidio, l’altro ieri è arrivata la notizia che un altro religioso italiano, Padre Adriano Franchini, è stato accoltellato in Turchia. Ancora una volta da un giovane. Per fortuna lui se la caverà, forse già domani verrà dimesso.

Solo ieri mattina, leggendo i giornali locali, ho scoperto che Padre Adriano è uno dei frati del convento di San Martino in Rio, dove sono passato un sacco di volte.

Leggendo le parole di Don Santoro, sabato, ho pensato che sarebbe stato eccezionale trascorrere una giornata in compagnia di quel prete. Perché allora, mi sono chiesto, non mi sono mai fermato con un po’ di calma ad ascoltare la storia di Padre Franchini e degli altri frati di San Martino, pur essendo entrato così tante volte in quel convento? Aspettavo forse che morisse anche lui per glorificarlo come un santo e rendermi conto solo allora di averlo a disposizione a pochi chilometri da casa?

E venendo a persone ancora più vicine, perché non ho mai trovato una sera per ascoltare i racconti di un mio amico che è stato sei mesi in una missione in Ecuador?

Tutto questo è incomprensibile.

“Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?”

Certo, diamine.

E allora tanto mi basta per decidere il primo regalo di Natale, forse il più importante, che mi farò quest’anno.

Caro Babbo Natale, nel 2008 mi ritaglierò più tempo per ascoltare le persone importanti.

domenica 16 dicembre 2007

Where is my mind?

Quando avevo 20 anni avevo l'obiettivo della laurea. Magari di trovare lavoro.



Oggi mi manca una bussola. Invece le ancore non mancano.



Non che stia male, anzi. Però "la mia testa è un focolaio di sovversivi. Sono i pensieri, sono le idee che mi seducono con sguardi allusivi. Certi pensieri sono vecchi, storti e retrivi altri giovani e attivi o sono solo appena nati ma già vivi" (99 Posse).



To be continued

giovedì 13 dicembre 2007

Maitre chocolatier Willy Wonka Seedoorf

Per la serie "L'angolo del trash", ecco a voi un Carlo Pellegatti fresco di giornata.

Un mito. Ogni altro commento è superfluo


martedì 11 dicembre 2007

Che due jingle balls

Ma no...dai!

Siamo all'11 dicembre. Come è possibile che oggi mi siano già arrivati 2 biglietti natalizi?

Grazie del pensiero, ma mi sembrano quantomeno in anticipo.

Se non altro c'è da segnalare che il primo biglietto è veramente splendido. E contiene questa frase:


"Se tu hai una mela, e io ho una mela, e ce le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno.

Ma se tu hai un'idea, ed io ho un'idea, e ce le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee."
George Bernard Shaw


Comunque, a parte la dedica stupenda (che probabilmente incornicerò perchè sembra scritta apposta per me) il fatto è che ci tengo a ricordare che non è ancora Natale. La conferma si può trovare anche qui: is it Christmas?


Il percorso però sembra ormai tracciato, vie di scampo, ahinoi, ne restano poche. Anche il papa, quest'anno, ha anticipato i tempi con la sua solita dichiarazione contro il materialismo del Natale moderno:

- nel 2005 la riflessione fu fatta il 12 dicembre

- nel 2006 è stata fatta il 17 dicembre

- nel 2007 è stata anticipata di una domenica e ci si è portati al 9 dicembre

sabato 8 dicembre 2007

Legadue, signori

Vanoli Soresina in testa alla classifica di Legadue... grazie a questo canestro di J.R. Reynolds. Che c...!






Povero commentatore...

giovedì 6 dicembre 2007

La politica è passione

Ogni rappresentante politico dovrebbe arrovellarsi per cercare la strada che conduce al bene della sua comunità. Per quello è stato eletto.

Invece ogni giorno ci imbattiamo in notizie deprimenti come quella del consiglio regionale abruzzese che vieta l’installazione di impianti fotovoltaici sugli edifici pubblici perché:

"E’ stato un imbarazzante errore nato da una svista conseguente a un emendamento senza concertazione presentato da un singolo consigliere ad una legge omnibus", ammette l’assessore regionale all’Ambiente Franco Caramanico. "Come giunta - assicura - ci siamo già attivati per porvi rimedio in tempi rapidi e credo che entro la fine dell’anno di quella norma non ci sarà più traccia".

via Repubblica

oppure scopriamo che in Germania i SUV pagano un bollo maggiorato perché inquinano di più, invece in Italia la proposta:

saltò nell'autunno 2006, nonostante la proposta legislativa di Bersani, per colpa di un certo Paolo Cento, supposto tizio dei Verdi, che diede il via a trasformarlo in un gran polverone, in un valzer ridicolo, salvo poi affossamento finale
via Network Games

E allora sono stanco. Stanco di vedere gente più interessata ad apparire da Bruno Vespa che a studiarsi le leggi di cui si fa garante e proponente.

Mi dico che potrei addirittura iscrivermi ad un partito. Perchè tanto peggio di loro è davvero complicato fare. Ogni neurone mobile non possono che accettarlo con gaudio, mi viene da dire.

lunedì 3 dicembre 2007

Terzo tempo?

Che il saluto a fine match in serie A e B sia una buona iniziativa, ok. Sul fatto che ci fosse bisogno di imporlo per regolamento, meglio tergiversare. Che una stretta di mano venga chiamata "terzo tempo", è uno scempio.





Il solo, unico, vero terzo tempo nel calcio è quello di Bassano (serie C2 girone B). Altro che titoloni per una stretta di mano a fine partita, queste son notizie di fair play.






"Il calcio è uno sport per gentleman praticato da delinquenti. Il rugby è uno sport per delinquenti praticato da gentleman"
(Oscar Wilde)

domenica 2 dicembre 2007

Settimana comunitaria - Estratti dal diario

Lunedì

1. “Entriamo in casa alle 19.00 circa…Magalli mi sta mandando in tilt la stufa della cucina… Magalli NON si (seguono caratteri incomprensibili)”, F.B.
Sono un po’ freddoloso, questo ha creato qualche screzio in casa, soprattutto per la gestione del riscaldamento.




2. “Abbiamo un rumore in casa…”, F.B.
In casa c’era un rumore sinistro che non si è mai capito da dove provenisse. Tipo un TAC ogni 3-4 minuti.



3. “Le Lodi non si riescono a concludere. Una botta di ilarità invade il tavolo. Fortuna che noi maschi siamo persone serie”, M.B.
Era compieta, non le lodi. Le donne scoppiano a ridere senza motivo. Buon inizio

Martedì



4. “Il nostro termo e il nucleo terrestre sono ISOTERMICI”, A.R.
Vedi punto 1



5. “Ignari turbatori della quete notturna hanno ripetutamente suonato il campanello nel cuore della notte. NON SONO STATI IDENTIFICATI. P.S. Testimoni oculari riferiscono fosse celiaco l’autore del triste scherzo”. A.R.
Riguardo al grande scherzone a Matteo all’1.40 di notte. Lui ha finto indifferenza, ma sotto sotto si è divertito.



6. “Iniziano a emergere le prime psicosi da vita comunitaria. In particolare Maga aggredisce verbalmente i coinquilini […]. Avremo una strage annunciata che terminerà in un lago di sangue e mandarini”. M.B.



7. “Rantolo. Ho un mal di testa fottuto. Bocca ha russato tutta notte e non mi ha fatto dormire." AA
Prima di sera arriva il rimedio: pacchetto di cerotti Breathe Right e tappi per le orecchie.

8. ”Gli altri di San Pelle sono venuti a dire i Vespri. E’ stata una condivisione parziale perchè "condividete la preghiera ma non la mensa (Ema dixit)". La Paola se la prende con lui."AA


Mercoledì

11. "Stasera fonduta di cioccolato. Questa settimana comunitaria è decisamente all’ingrasso. È stata anche bocciata la proposta del pattinaggio sul ghiaccio per smaltire le calorie in eccesso!!!" A.R.

Giovedì

12. “Se l’USL fa un controllo igiene siamo nella merda”, A.R.

sabato 1 dicembre 2007

Uomini e supermarket

Entro in un supermercato, è poco affollato per fortuna.



Trovo due uomini di mezz'età che rimangono impalati per più di due minuti a osservare con lo sguardo perso i prodotti del banco frigo. "Sembrano malati di Alzheimer - penso - poveracci. Io sono più sveglio".



Non più di cinque minuti dopo, nel reparto dolciumi, mi rendo conto di essere nella stessa loro condizione.



Non ero pronto a questa dura lezione di vita, devo ammetterlo.

lunedì 26 novembre 2007

Settimana comunitaria

Parte oggi il progetto "Settimana comunitaria".
Siamo in 5, 3 uomini e 2 donne e fino a venerdì condivideremo la casa, il cibo, le faccende domestiche, il tempo libero e i nostri rispettivi impegni.



Perchè un esperimento di questo tipo?
Gli obiettivi di questi giorni sono due, e sono molto semplici: darsi una mano a vicenda nelle incombenze quotidiane, come fa una vera famiglia, e pregare insieme, come dovrebbero fare dei veri cristiani.
Stop.



Poi c'era l'obiettivo di rinsaldare alcuni rapporti con amici con i quali ormai le cose in comune diventano sempre meno. Ma gli impegni, gli esami, la poca voglia della gente (perchè fidatevi, unesperienza così è un po' una faticaccia) hanno giocato a sfavore. Quindi ci ritroviamo solo in 5. Ma più convinti e incazzati che mai.



La certezza è che comunque andranno le cose, sia nel bene che nel male, vivremo delle giornate che rimarranno per sempre nella nostra memoria. E già questo, in questi tempi grami, è merce rara.



Su questo stesso blog, vi terremo aggiornati attraverso una sorta di diario di bordo (oddio, ne devo ancroa parlare con gli altri, speriamo acconsentano...) per essere ancora più comunitari. Perchè alla fin fine i cazzi degli altri interessano sempre un po' tutti.

venerdì 23 novembre 2007

Celebrale o cerebrale?

Tratto da un dialogo reale:

[...]

- Che cazzo di titolo hai messo al tuo blog? 42 – La verità fondamentale sull’universo...!?!?. Poi ci sei tu che sembri il papa…Neanche il Berlusca ha queste mania di autocelebrazione.

- Beh, sia il titolo che la foto le ho scelte perchè volevo qualcosa di molto ironico. Non si capisce? Ho scelto simbolicamente qualcosa che desse un tono di onniscienza a un sito che vale meno di una pisciata di gatto, per ricordarmi di non prendermi troppo sul serio. Come in Full metal Jacket...hai presente il soldato in Vietnam che sul caschetto aveva la spilla con il simbolo della pace?

- Cosa c'entra Full Metal Jacket?

- ...(penso)...No, effettivamente centra poco

- Comunque ho capito, sei sullo stile 'io so di non sapere'

- Bravo.

- Ma hai pensato a tutte queste cazzate di notte?

[...]

giovedì 22 novembre 2007

In onore del vecchio Bob...

Bobbo se n'è andato in Australia. E' partito oggi, all'ora di pranzo. Per uno strano gioco di fusi orari è partito giovedì all'ora di pranzo e arriverà sabato sera.


E' partito con un biglietto A/R, poco più di 2000 euro in tasca, un amico e un'agendina Moleskine (che gli ho regalato io) da riempire di racconti di viaggio.
Destinazione Melbourne. Obiettivo: cercare casa, procurarsi un lavoro e sopravvivere lì almeno un anno.





Per la prossima estate ho l'idea di andare in Australia. Se davvero ci andrò spero di riuscire a passarlo a trovare.





Io Bobbo non lo incontro più di una volta ogni tre mesi, ma ieri sera, vedere un vecchio amico che parte, molla tutto e va dall'altra parte del mondo è stato abbastanza sconvolgente.





In bocca al lupo, vecchio mio.




"Ho un vecchio amico che sta per partire e stanotte ritorna via.
E' il momento dei baci, dei saluti ed abbracci e gli auguri di buona fortuna
niente lacrime prego, che c'è altro da fare e stasera non piange nessuno
io mi ungo la gola e preparo il bicchiere in onore del vecchio Bob."


(Il bicchiere dell'addio - Modena City Ramblers)

lunedì 19 novembre 2007

Burocrazia unica via


Burocrazia
Originally uploaded by galeso.
La burocrazia? Utile, ma mal distribuita.

Alcuni esempi:

- Google taglia fuori le aziende italiane da un importante bando mondiale relativo a un suo progetto per i cellulari. Motivo: “restrizioni vigenti nell’Ordinamento italiano”*.

- Luca Sofri ha avviato un’interessante discussione sulla libertà di stampa on-line, partendo dalla notizia che il giornalista Gigi Moncalvo ha deciso di querelare tutti quelli che in rete lo offendono, anche chi solo linka altri articoli irriguardosi. Ne emerge che le normative italiane in materia sono un vero casino, oltre ad essere in contraddizione con le indicazioni comunitarie.

- Servono più documenti per iniziare a fare il barista che per registrare un’impresa edile in Camera di Commercio.



* anche se Guido Scorza forse ha la soluzione.

domenica 18 novembre 2007

Peregrinazioni – Chiaravalle della Colomba

A Chiaravalle della Colomba (PC) c’è un’abbazia cistercense del XII secolo, tipica meta di scolaresche delle scuole medie.
In prima media, il giorno in cui la mia classe la andò a visitare, io avevo la febbre a 39°C e dovetti saltare la gita, così con 13 anni di ritardo, questa mattina ho deciso di colmare questa lacuna. Soprattutto per andare a fare incetta di liquori cistercensi come le leggendarie Gocce imperiali (90 gradi), che non sono in commercio e si trovano solo lì.
Ho pensato che come regalo di Natale, le Gocce sono perfette: gusto ricercato, introvabili e a buon mercato (4 euro la boccetta media, 7 euro quella grande).





Tornando all’abbazia, è molto bella. Soprattutto nelle giornate di sole il chiostro regala giochi di lui e ombre che riconciliano con il creato.
Ai tempi buoni questa abbazia ospitava 30 frati e dava lavoro 20 a persone dell’esterno. Oggi è abitata solo da 5 frati, di cui due sono dell’Eritrea. Quattro li abbiamo visti dal vivo, e la loro età media era intorno ai 65. Il quinto l’abbiamo visto in foto, probabilmente è appena più giovane.
La principale attrazione di Chiaravalle, oltre ai liquori dei frati, è “l’infiorata” del Corpus Domini. Per quella festa i frati disegnano sul pavimento della chiesa precisissimi mosaici utilizzando fiori. È una tradizione che resiste ancora in pochissime località in Italia. L’anno prossimo il Corpus Domini cade il 22 maggio, me lo sono già segnato sul calendario perché secondo me è uno spettacolo che merita di esser visto.





Il sunday trip si è concluso con un blitz al vicino Castell'Arquato.

venerdì 16 novembre 2007

Bingo delle cazzate

Questa prometto solennemente di provarla (clicca sull'immagine per ingrandire...lo so è scomodo, ma l'editor di questa piattaforma Blogger è così e io mi sono arreso, per ora).




Se volete fare a gara con i colleghi, qua potete creare la vostra cartella personalizzata.

martedì 13 novembre 2007

Eupolis


Oggi hanno inaugurato a Bologna Eupolis, una scuola di formazione politica. Come ospite d'onore ha partecipato Lorenzo Cesa, Segretario dell'UDC.

Quello stesso Lorenzo Cesa che "Nel 21 giugno 2001 è condannato in primo grado, insieme ad altri responsabili, a 3 anni e 3 mesi di reclusione per corruzione aggravata [...]. Le imputazioni confermate riguardano 750 miliardi di lire in appalti truccati, che hanno fruttato agli interessati 35 miliardi di lire in tangenti tra il 1986 e il 1993." (tratto da Wikipedia)

Che coraggio.

Quaquaraqua

Ieri a Unomattina ho sentito un'intervista a un rappresentante di Federmanager. Oltre a lamentarsi con i telespettatori del fatto che i dirigenti possono essere lasciati a casa senza giusta causa, ha bofonchiato questa frase

"I dirigenti sono coloro che tramutano in realtà le idee degli imprenditori".



Secondo me questo tipo deve essere cacciato da Federmanager, o se non altro dovrebbero avere il buongusto di non mandarlo in diretta nazionale a dire certe sciocchezze.



Quella è la definizione del dirigente ciucciabeghe (dirigente leccaculo, per chi non ha frequentazioni nel mantovano), che pensa che l'imprenditore abbia sempre ragione. Mai sentita definizione più limitativa e svilente della categoria.



Un manager vero deve anche essere in grado di andare a proporre nuove idee all'imprenditore, e spesso è colui che con l'imprenditore ci deve litigare per trovare una quadratura economica del cerchio e per difendere i suoi sottoposti quando serve.



Triste aver visto Federmanager far passare quel messaggio in tv. Spero si sia trattato di un errore di comunicazione, non di una scelta consapevole.

lunedì 12 novembre 2007

ISend.U: l'alternativa all'FTP


E' giunto il momento di fare un po' di pubblicità su questo blog, gratis si intende.



I.SendU è un servizio utile, semplice e nuovo er inviare file di grandi dimensioni.




Hai bisogno di inviare un file, che so, di 35 MB? Le soluzioni sono tante, ma la più rapida è sicuramente I.SendU.


Vai sul sito, carichi il file (fino a 200 MB) e lo invii come un'email. Problema finito. Al destinatario arriverà un link dal quale scaricare il file. Wow.





PS - Per mantenere gratuito I.SendU è consigliabile dare un contentino agli sponsor presenti sul fondo pagina. Trattandosi di un servizio di una software house del marito di una mia collega, mi sento di caldeggiare questa richiesta.

Crossing fertilization

C'era un tale in Canada che aveva una società di estrazione mineraria, in particolare lui operava nel campo dell'oro.
Vantava diritti di estrazione su lande sterminate di territorio, ma questo si rivelò un boomerang, perchè i siti minerari che si rivelavano fruttuosi erano pochissimi, mentre le spese per ogni nuova esplorazione erano iperbolici.
I margini diventavano di mese in mese più ridotti, e la società rischiava di chiudere.
Con i suoi uomini e i suoi mezzi, ci avrebbe messo 150 anni ad esplorare tutti i giacimenti a sua disposizione.

Allora decise di aprire un sito internet per cercare aiuto. Senza la minima idea di che tipo di auto cercare. Questo imprenditore garantiva solo una percentuale sugli eventuali utili generati da questo supporto “esterno” (qualcosa tra il 10% e il 15%). Cercava in sostanza gente disposta a scommettere su questi giacimenti e che fosse disposta a dargli una mano in fretta. Gente disposta a lavorare potenzialmente gratis condividendo una fetta di rischio. Non importava se si trattasse di operai disoccupati, di qualcuno che gli prestasse macchinari o di un nuovo spettrometro di profondità della Nasa in grado di rilevare l’esistenza di filoni auriferi da un satellite. Tutto faceva brodo.

Il risultato è che un team di matematici elaborò il percorso ottimale delle escavazioni da tentare, e grazie alla statistica il fatturato di questa compagnia è salito del 500% in 5 anni. L’idea innovativa in questo caso non è stata quella di terziarizzare una funzione non presidiata, bensì l’affidarsi ad una tecnologia completamente estranea al loro normale campo di attività.

Questo è un caso di crossing fertilization, vale a dire di contaminazione tra differenti discipline.

A parole tutti dicono che le innovazioni vere arrivano sempre grazie a punti di vista esterni da quelli convenzionali. Ma alla fin fine di questa fantomatica contaminazione tutti la supportano a parole ma in pochi la applicano nel concreto.

Chi ha un’azienda metalmeccanica di 30 persone, cerca di strappare il segreto di pulciunella dall’azienda metalmeccanica di 150 dipendenti. Mentre invece dovrebbe andare a studiare il flusso produttivo in un’azienda agroalimentare, dove magari certe tecnologie applicabili per esempio alla logistica sono ormai già diffuse e tranquillamente trasferibili in altri settori (vedi l’Rfid). Sono queste le aziende che fanno bingo.

Solo che va a finire che il tempo per imparare qualcosa di nuovo ce l’hanno le solite aziende evolute e strutturate, e questo non fa che aumentare il tecnology divide tra grandi e piccole imprese.

Ma non volevo parlare di questo (ci sarà tempo). Volevo traslare il concetto alla società. Mi sembra poco utile per esempio che tutte le commissioni sulle pari opportunità siano costituite solo da donne, e i loro seminari siano frequentati solo da donne. O che quando si parla in ambito pubblico di volontariato, si vedano sempre le facce di chi il volontariato già lo fa. O ancora, che ai convegni sulla diffusione di Linux ci siano solo orde di incalliti geek, che chiaramente già lo usano Linux.

Chi ne giova?

Quello che davvero ci fa conoscere novità, ci permette di crescere sotto molti punti di vista, è il ricercare novità da settori “alieni” a quelli dei nostri soliti percorsi.

Questo è un promemoria valido soprattutto per me.

domenica 11 novembre 2007

La forza della banda

La fedeltà ad un impegno preso, l'affrontare un percorso comune e anche il vivere difficoltà e incomprensioni.




Se queste cose mancano, manca il gruppo. Almeno il nostro.

venerdì 9 novembre 2007

Topo nella piscina di via Melato


La notizia del sorcio a mollo è tratta da "Il Resto del Carlino - Edizione di Reggio Emilia" del 7 novembre 2007



Questa notizia parla della piscina che frequento io (e dove fanno gli stages quelli della nazionale di nuoto)...ottimo!

mercoledì 7 novembre 2007

Il rospo

Di notte, quando torno a casa, sulla soglia del portone di ingresso spesso mi aspetta un rospo.



Non so se sia sempre lo stesso a darmi la buonanotte, o se sia ogni giorno uno diverso. Sta di fatto che sta lì, fiero, senza spostarsi al mio passaggio. Come a dirmi che non ha paura di me.



Ci guardiamo un po', poi entro in casa.



Mi sembra una presenza onirica, come se fosse sbucato fuori dalla mia mente; la sua presenza è ingombrante, sembra che il rospo mi chieda di rendere conto della mia giornata, o della mia settimana se stiamo un po' senza vederci. E' come essere di essere di fronte a un professore silenzioso, poi penso che più che dalla mia mente il rospo arriva dal Crostolo. E ci salutiamo.



Questa sera mi aspettavo di trovarlo, e invece non c'era. Mai fare troppo affidamento ai prodotti della fantasia.

martedì 6 novembre 2007

Ci sono giorni in cui mi riscopro fascio-comunista

L’ho sempre detto io…devo gettarmi in politica.

Sono almeno un paio di anni che sostengo che dovrebbero essere prodotte solo auto a velocità limitata. In questi giorni anche il vetero-comunista Ministro dei Trasporti Bianchi mi ha dato ragione. Bravo! Era ora che qualcuno ai piani alti ci pensasse!

Poi ho scoperto che la proposta di Bianchi nasce dalle pressioni della Commissione Europea, che ha già elaborato una bozza preliminare per proporre di limitare la velocità di tutte le automobili a 162 km/h dal 2012, eccola qua: http://www.europarl.europa.eu/meetdocs/2004_2009/documents/pr/670/670834/670834en.pdf. Meglio ancora!

Unico appunto per il Ministro. Lui ha parlato solamente di una misura che va incontro a una politica di maggior sicurezza stradale, io ci aggiungerei anche le ricadute positive sull’ambiente, e già che ci siamo limiterei anche le cilindrate.

Mi sorge solo un dubbio, ma una misura così spietatamente giusta, è di destra o di sinistra?

PS – e per le macchine di lusso che si fa? Facciamo fallire in blocco Ferrari, Porche, Aston Martin & company? No, la soluzione è semplicissima, basta volerla. Le auto convenzionali le limitiamo a 162 km/h e a 1600cc, poi si crea un registro di vetture di lusso, e chi vuole il giocattolino sportivo paga una supertassa ad hoc.

venerdì 2 novembre 2007

Paranoie irriverenti sulla morte nel giorno dei morti

Quasi una volta a settimana, andando a lavorare in bicicletta, rischio di fare un incidente. Finora me la sono cavata con 3 piccoli inconvenienti: una simpatica signorina mi ha fatto la fiancata uscendo di spinta dal suo cancello, un signore mi ha investito (per fortuna ai 10 km/h) dimenticandosi di dare la precedenza e un pakistano, in vena di sfidare le leggi della fisica, si è fatto malissimo al pube cercando di infilarsi tra me e un'auto.

Prima o poi mi tocca, ne sono abbastanza convinto. Per quanto possa essere ligio alle regole della strada, la nonna che non si ferma alla precedenza è sempre dietro l’angolo. Finora è andata bene, ma difficilmente può continuare così per tutta la vita.

In momenti come questo mi piacerebbe avere il parere di gente come Reuben Feffer o Micheal Burrows (l’assicuratore di …E alla fine arriva Polly e l’investigatore di Darwin Awards); almeno potrei gestirmi al meglio i giorni che mi restano verosimilmente da vivere.

Non avendo amici così squilibrati (cioè, anche molti miei amici sono squilibrati, ma hanno squilibri diversi, molto meno utili), ho dovuto sopperire da solo alla mia paranoia. Il poco che ho trovato sta qui: 18,3 ciclisti feriti per 100.000 abitanti; 0,65 morti per 100.000 abitanti (in più "la localizzazione degli incidenti per pedoni e ciclisti avviene principalmente nelle strade urbane, dove sono concentrati il 42% dei morti ed il 72% dei feriti", ipse dixit).

Morale: quasi quasi mantengo la polizza contro infortuni accidentali che ho appena chiuso…si sa mai…

martedì 30 ottobre 2007

Do you Vodafone? Sms gratis!

Magari ero solo ignorante io e il servizio è sempre esistito, ma questa per me è una bella novità.


E’ sicuramente più comodo che andare su 190.it.

domenica 28 ottobre 2007

Nicholas and me

Ieri la giornata culturale si è conclusa con la conferenza con Nicholas Negroponte all’Università, appuntamento che serviva fondamentalmente per presentare il progetto One Laptop per Child. La sorpresa del pomeriggio è stato l’arrivo di Romano Prodi, quasi in incognito, a metà seminario.





Le pagelle dell'evento


Nicholas Ngroponte (lui) – voto 6 - Interessante il progetto e la sua esposizione. Ammirevoli i grandi numeri che sta riuscendo a muovere per questa iniziativa di formazione, ma lui è troppo compassato come conferenziere. Ha dato l’impressione di aver replicato per la 101esima volta un evento ciclostilato. Mai una battuta fuori dalle righe, né un aneddoto spot. Me lo aspettavo un tipo ”genio e sregolatezza”, ho trovato un tipo “Segretario di stato USA”.


Romano Prodi (il Presidente del Consiglio)– voto 8 (non è un voto al politico, ma al suo comportamento all’iniziativa) – è arrivato a sorpresa dalla porta sul retro. Quando era proprio di fianco a me, quasi in fondo alla sala, chiede ad una persona «E’ libera quella sedia?» riferendosi ad un posto vuoto. Incredibile, si stava per sedere in fondo alla sala. E se non fossero accorse le hostess a dirgli che per lui avrebbero trovato un posto in prima fila, sarebbe rimasto lì. Interessante la sua domanda a Negroponte da "ignorante" ("che risultati andrete a monitorare nei paesi dove verrà attivato il progetto?"). Al termine dell’evento, si è intrattenuto amichevolmente al buffet, a chiacchierare con chicchessia.


Alessandro Ovi (il moderatore) – voto 7 – Tonico, irrequieto, rapido e un un po’ sboccato.


Progetto Inmentor – voto 7 – Ma qualcuno se lo è cagato? Occasione persa.


I prezzemoli vari – voto 0 – Ma state a casa la prossima volta. Per colpa delle vostre domande (che poi non sono domande, ma sbrodolamenti), molti altri non hanno avuto l’opportunità di rivolgere domande intelligenti a Negroponte e Prodi (per esempio sul decreto Levi-Prodi, che interessava entrambi).

Collezione Maramotti


Ieri mattina sono andato a visitare la Collezione Maramotti, un museo ricavato all’interno dell’ex stabilimento Max Mara nel quale hanno esposto la collezione privata di Achille Marmotti, il padre-padrone del gruppo Max Mara morto nel 2005, grande appassionato di arte contemporanea e che iniziò a collezionare opere d’arte fin dagli anni ‘50.



Una delle grandi critiche mosse a Maramotti negli anni passati riguardava proprio la sua scelta di non concedere agli occhi dei suoi concittadini quelle opere d’arte raccolte in oltre 50 anni di mecenatismo. Ora, quasi a rispondere a quella critica, i suoi eredi non solo hanno allestito una mostra permanente aperta al pubblico. Ma hanno lasciato addirittura l'ingresso gratuito! Sta di fatto che non sapremo mai se questa scelta sarebbe stata condivisa dal Cavaliere.



E sta di fatto anche, che dopo il MART di Trento, il museo dei Marmotti contiene forse la seconda collezione di arte contemporanea più importante d’Italia. Le opere esposte sono circa 200 e appartengono a un centinaio di artisti differenti. Al primo piano sono esposte opere prevalentemente di artisti italiani della seconda metà del 1900 (come Fontana, Manzoni, Parmeggiani, Cucchi). Al secondo piano si trovano invece le opere di artisti americani e inglesi dello stesso periodo, tra questi alcune splendide tele di Salle, Gallagher, Sachs anche un’opera di Basquiat.



Premesso che non ne capisco molto di arte e vado a visitare i musei più per soddisfare la mia insaziabile curiosità, la Collezione mi è piaciuta molto. Sia perché molte opere hanno incontrato i miei gusti personali, sia perché c’è tanto da scoprire (grazie anche al supporto di una guida piuttosto preparata).

giovedì 25 ottobre 2007

Quando il trash merita



Parlami d'amore remix (grazie Sarco)






Da domani cerco di arginare la deriva volgare di questo blog, promesso ;-)

Internet gratis per tutti a Correggio (RE)

Mentre Riccardo Franco Levi, ci ha fatto passare all'estero come la solita repubblica delle banane, fortunatamente qualche amministrazine virtuosa si è ricordata di essere nel terzo millennio.

Questa è una notizia che dovrebbe far gonfiare il petto agli bitanti di Correggio: http://www.comune.correggio.re.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=647.

mercoledì 24 ottobre 2007

Orgoglio italiano alla gara dei veicoli autonomi finanziata dal governo USA

I bagoloni del VisLab dell'Università di Parma ci sanno fare alla grande: http://www.meccatronica.org/05_news_scheda.asp?idc=11&idn=242. Saranno tra i team favoriti dello Urban Challenge del DARPA (l'agenzia per i progetti di ricerca della Difesa USA), la gara dove auto senza pilota a bordo dovranno muoversi nel traffico cittadino.



Anche grazie a loro tra qualche decennio saliremo in auto e potremo leggere il giornale mentre lei da sola penserà a guidare.

martedì 23 ottobre 2007

Povera patria

Affronto rapidamente il caso De Magistris, solo per testimoniare la mia personale presa di posizione.

Ieri sera a Porta a porta siamo arrivati al paradosso. Di Pietro difende De Magistris e il Ministro Mastella è difeso dall’opposizione (Castelli e Buttiglione). È stato uno spettacolo tristissimo, ma almeno mi sono fatto un po’ di formazione sul caso De Magistris, sul quale ero un perfetto ignorante: in estremissima sintesi, De Magistris è stato allontanato da Mastella perché ha cercato di tagliare fuori dall’indagine il suo capo, ma lo ha fatto perché ha fiutato che questi spifferava agli indagati lo stato di avanzamento delle indagini e le perquisizioni previste.



Questo mi basta per esporre il banner qui a fianco. Per approfondire l’argomento www.ammazzatecitutti.org.



Di Pietro ha proposto di sottoporre ad un giudizio i metodi poco ortodossi di De Magistris, ma di lasciare ugualmente l’inchiesta nelle sue mani, essendo il principale conoscitore delle carte processuali. A me sembra un esercizio di buon senso. Ma sembra che la pensi così solo Tonino.




Povera Patria (Franco Battiato)

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere

di gente infame, che non sa cos'è il pudore,

si credono potenti e gli va bene quello che fanno;

e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!

Questo paese è devastato dal dolore...

ma non vi danno un po' di dispiacere

quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà

no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?

Nel fango affonda lo stivale dei maiali.

Me ne vergogno un poco, e mi fa male

vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà

sì che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali

che possa contemplare il cielo e i fiori,

che non si parli più di dittature

se avremo ancora un po' da vivere...

La primavera intanto tarda ad arrivare.

42 is a state of mind

Perchè 42? Chiedetelo ai Wikipediani...


"Oggi sono 125, tutti impegnati nella diffusione di un sapere orgogliosamente avverso a concetti come diritto d’autore e proprietà privata. La domanda che a questo punto viene spontanea è «ma chi ve lo fa fare? Nessuno vi paga, ci si perde un sacco di tempo...». La risposta è criptica: «42». Così Frieda spiega: «42 è la “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto” enunciata in Guida galattica per gli autostoppisti, il romanzo di Douglas Adams da cui è stato tratto il film di Garth Jennings. Nel mondo wikipediano, la Guida è un cult e una specie di riferimento assoluto. Non a caso, è sempre da lì che viene quello che è lo slogan semiufficiale del progetto: “Non fatevi prendere dal panico”». Se avete presente Guida galattica per gli autostoppisti – libro e film – saprete che si basa in gran parte sui contenuti di una fantomatica enciclopedia (la Guida Galattica, appunto) dai contenuti surreali e bizzarri. Tutto è pervaso da un’indole giocosa, grottesca e svagata, che è anche la cifra di ogni wikipediano che si rispetti. Insomma per loro Wikipedia è un gioco, il che non toglie che sia una cosa terribilmente seria e che le questioni con cui l’enciclopedia è costretta a confrontarsi siano tutto fuorché irrilevanti." (tratto da XL di Repubblica)

domenica 21 ottobre 2007

Subsonica trilogy

All'inizio hanno pochi soldi e molte idee. Dopo qualche anno si ritrovano con molti soldi e poche idee.
Non so di chi siano queste parole, ma sintetizzano bene l'idea che ho dei cantanti.


Un'eccezione sono i Subsonica. Che da quando hanno i soldi hanno rivoluzionato il loro modo di proporre i loro brani. Forse erano più belli quelli dei primi tempi, nulla da dire, ma hanno saputo rinnovarsi lanciando il messaggio delle loro canzoni non solo attraverso musica e parole, ma anche attraverso le immagini dei loro video.
L'ultimo esempio è "La glaciazione", il loro pezzo che gira in anterpima su internet. Senza videoclip sarebbe un'altra canzone.






Avevano già iniziato questo percorso con "Corpo a corpo", il video schock dell'ultimo album. Basta vedere pochi fotogrammi del video per percepire quanto siano integrati brano e immagini.



Erano invece tempi diversi quelli di "Colpo di pistola" (1999?), dove il videoclip era solo un orpello commerciale (girato in extra low cost, come dimostrano le immagini) per un brano in grado di trasmettere il suo messaggio già da solo.

venerdì 19 ottobre 2007

Calatrava, Aeroporto & co

Per un ponte che inaugurano un aeroporto che chiudono. A Reggio stanno per mandare in liquidazione la Società Aeroporto. E meno male, un aeroporto senza aerei e senza voli, e che genera 400.000 euro di perdita all’anno non serve molto alla comunità.

Il progetto aeroporto a Reggio è nato 10-15 anni fa in competizione con il progetto aeroportuale di Parma. Con due province, due comuni capoluogo, due fondazioni bancarie, due Confindustrie che hanno sborsato non si sa quanti soldi per due progetti analoghi. Dopo 10 anni ci troviamo noi a piedi, loro con un aeroporto minuscolo e in pesante perdita (situato guarda caso verso Piacenza, dalla parte opposta alla nemica Reggio).

Se 10 anni fa Parma e Reggio si fossero coalizzate invece di ragionare con una logica di campanile, e avessero unito gli sforzi per fare un importante punto logistico a cavallo del confine provinciale (per chi non lo sapesse da periferia a periferia Parma e Reggio distano 19 km!), non era meglio?

Oltre al vantaggio indubbio di avere un aeroporto di dimensioni più rilevanti, io vedo almeno 5 bonus:

  • La stazione mediopadana della TAV (che si sarebbe potuta fare un po’ più spostata verso l’Enza) poteva essere collegata via navetta o metropolitana di superficie all’aeroporto, acquistando molto più valore
  • Il Casello di Caprara dell’A1, di prossima costruzione, sarebbe stato a 1 km da un aeroporto, invece di essere sperduto nella nebbia di Gattatico
  • Il bacino di utenza di Reggio è decisamente più interessante di quello di Piacenza
  • L’aeroporto sarebbe potuto diventare un’interessante scalo merci con l’apertura di un’interporto nelle vicinanze (tipo Verona). Le imprese a Reggio non mancano (a Piacenza invece sì); l’aeroporto di Bologna non è adatto al trasporto merci perché è scomodo da raggiungere, mentre il nostro avrebbe avuto un casello autostradale praticamente sulle piste di decollo.
  • Se il progetto fosse fallito, almeno si sarebbe andati incontro ad un solo fallimento anziché a due.

Forse devo darmi alla politica. O forse i politici devono imparare a progettare giochi win-win.

mercoledì 10 ottobre 2007

SCOOP! Nicholas Negroponte a Reggio Emilia il 27 ottobre

NOTIZIA IN ANTEPRIMA!!! Sabato 27 ottobre nel pomeriggio Nicholas Negroponte sarà a Reggio, a tenere una conferenza presso l'aula magna della facoltà di Scienze dela Comunicazione.




Negroponte con il suo staff negli ultimi trent'anni ha cambiato la storia. Fu un pioniere della comunicazione, probabilmente il più famoso. E averlo a Reggio Emilia è un'occasione imperdibile.
Nicholas Negroponte, per chi non lo sapesse, fu il fondatore nel 1980 del
Media Lab (date un'occhiata ai gruppi di ricerca), il più futuristico e visionario laboratorio sulle tecnologie della comunicazione al mondo, nato all'interno del MIT di Boston. Se oggi internet si è così sviluppato, se esistono oggetti come Nintendo Wii o iPod, se esistono robot in grado di eseguire interventi chirurgici, se le fabbriche sono sempre più automatiche e sicure, molto lo dobbiamo al Media Lab, che spesso ha dato lo spunto per ricerche in grado di migliorare la vita grazie all'innovazione nel mondo della comunicazione.





Oggi Negroponte è famoso soprattutto per la campagna One Laptop per Child lanciata ormai più di un anno fa, che ha l'obiettivo di donare un pc da 100 euro a tutti i bambini poveri, nella convinzione che questo possa aiutare a sconfiggere l'ignoranza nelle zone depresse del mondo. Per questa iniziativa si è tirato addosso le critiche di mezzo mondo.




Non so ancora di che cosa parlerà a Reggio, se delle ricerche del Maedia Lab o di OLPC, ma pare che voglia una sala piena di giovani realmente interessati, non con autorità e parrucconi vari in prima fila.



Stay tuned

domenica 7 ottobre 2007

Chiediamo un confronto televisivo tra i candidati alla guida del PD

Giochiamoci l'ultima cartuccia. In questi ultimi giorni che ci separano dalle primarie chiediamo ai telegiornalisti un confronto in diretta tv tra tutti i candidati alla segreteria del PD.

Penso che pubblicando questa proposta su numerosi blog, sarà possibile mobilitare diverse persone, ma occorre farlo in frettissima. Anzi, mi stupisco come non sia già partita una proposta di questo tipo. Ho raccolto di seguito gli indirizzi email dei telegiornalisti che ritengo utile contattare, insieme a quelli delle loro trasmissioni: g.floris@rai.it; ballaro@rai.it; m.santoro@rai.it; annozero@rai.it; antonello.piroso@la7.it; omnibus@la7.it; ritanna.armeni@la7.it; ottoemezzo@la7.it; infedele@la7.it; enrico.mentana@mediaset.it.

La richiesta che io ho inviato recita così:

Egr. xxx,
Questa è l'ultima settimana che ci separa dalle primarie per l'elezione del segretario del Partito Democratico. Sugli organi di informazione, specie in televisione, è stato dato molto poco spazio alle reali proposte dei candidati alla segreteria, e, fatto ancor più grave, alcuni dei candidati sono stati letteralmente oscurati dal panorama dell'informazione nazionale. Mi auguro pertanto che nel corso di quest'ultima settimana sia possibile, nella trasmissione da lei condotta, ospitare tutti i candidati alle primarie del 14 ottobre per esporre davanti a milioni di telespettatori le loro proposte concrete agli elettori di centrosinistra. Nella speranza che ciò sia possibile, auspico anche che lei sia in grado di impostare il dibattito come una sorta di botta e risposta dove gli ospiti non abbiano la possibilità di esibirsi in sproloqui privi di nota, pratica sempre più di moda tra i politici ospiti in televisione.

Cordiali saluti,
Alessandro Agazzi

Votiamo per Mario Adinolfi - Il 14 ottobre sarà il nostro V-Day

Tra una settimana ci saranno le elezioni primarie del Partito Democratico. Sulla carta ce le hanno vendute come una delle massime espressioni di democrazia dal basso. Nella realtà si stanno rivelando un’occasione per tenere bloccato un panorama politico popolato di zombie.



Veltroni e Bindi, gli unici nomi veramente accreditati per vincere le primarie, sono residuati dello scorso secolo. Entrambi facevano i ministri già dieci anni fa, nel primo governo Prodi.



La poltrona per Veltroni sembra già pronta, perché allora sono state organizzate queste primarie pagliacciata? Probabilmente per dare un contentino alla gente. Perché gli elettori di centrosinistra godono nel sentirsi protagonisti attivi della vita politica, a contrario di quelli di destra, che più semplicemente sono per la linea del “vivi e lascia morire”.



Ma gli amici del centrosinistra hanno fatto un errore. Hanno sottovalutato l’intelligenza del loro elettorato. La fiamma dell’ardore politico ormai si affievolisce ogni giorno di più di fronte all’immutabilità di un sistema politico che puzza di muffa. Un sistema politico contornato da un’accozzaglia di personaggi che si permettono indisturbati di fare da ago della bilancia della stabilità di una legislatura, che oggi si chiamano Mastella, Capezzone, Giordano, mentre ieri rispondevano ai nomi di Bossi e Follini. Questo per dire che non è un problema di colore politico, ma di sistema politico.



Se ci fosse volontà vera di rinnovamento, prima avrebbero almeno cercato di risolvere seriamente (in maniera bipartisan) il problema della governabilità del Paese, poi avrebbero scelto a chi affidare le chiavi di un partito veramente nuovo.



Fatte così, invece, queste primarie non porteranno a nessuna novità. Per designare Veltroni alla guida del PD, ci potevano pensare da soli i capetti dell’Ulivo. Così come potevano evitare di scegliere “La nuova stagione” come slogan elettorale di Walter Veltroni. Quello mi ha fatto proprio girare le palle, mi sembra una vera presa per i fondelli dei propri elettori.



Anche se destituite di un reale valore per il futuro del PD, queste primarie daranno un altro importante tipo di risultato: diranno quanto l’elettorato di sinistra è vicino ai propri partiti.

Se le primarie saranno un successo di numeri, Prodi avrà la sua boccata d’ossigeno.
Viceversa, se le primarie avranno un’affluenza scarsa di votanti, Berlusconi andrò su tutti i giornali sbraitando che questa sinistra non riesce neppure a convocare al voto i propri elettori.



In questa chiave di lettura, meglio andare a votare dunque. Però, per far sentire la propria voce, e far sentire che siamo incazzati con questa classe politica, occorre votare Mario Adinolfi.



Il nome di Adinolfi non è stato pronunciato sulle reti Rai per ben 26 giorni consecutivi (mentre curiosamente sul Times è molto citato). Perché? Semplicemente perché è già stato deciso a tavolino che il confronto vero debba riguardare Veltorni e Bindi, con Enrico Letta a fare da paggetto.



Sarebbe bello poter scegliere tra tutte le alternative possibili, ma la realtà è che il 99% degli italiani non ha modo di scegliere liberamente perché non sa nemmeno che esiste il candidato Mario Adinolfi. Il punto allora è questo, occorre far casino, per urlare la nostra voglia di sentirci informati, di non sentirci vittime degli organi di (dis)informazione dei potentati.



Mario Adinolfi per esempio propone un ruolo attivo degli Under40 in politica, ma questo chi lo sa? Ad Adinolfi, per cavilli burocratici, non sarà data la possibilità di presentare le proprie liste in tutti i seggi, ma questo non diventa un problema degno di nota se Adinolfi viene annullato dalla scena mediatica a priori. Meglio estirpare il problema ala radice, avranno pensato, non si sa mai che poi raccolga anche dei consensi.



E allora votiamo tutti Adinolfi con rabbia, non tanto perché le sue idee sono migliori di quelle degli altri, ma come atto di protesta. Per urlare il nostro personale Vaffanculo verso chi vuole censurare i candidati minori delle primarie e verso chi vuole bendare gli occhi dei propri elettori. Per far capire ai padroni del centrosinistra che non resteremo spettatori inerti tutta la vita, e che se si presenterà un’alternativa seria (perchè il problema in Italia attualmente è questo, col Berlusca dall'altra parte), potremmo anche cambiare partito alle prossime elezioni.



E speriamo che Floris o Santoro, in questa ultima settimana di campagna elettorale, facciano un confronto con tutti i candidati alla segreteria del PD.

venerdì 5 ottobre 2007

Il mio Googlonimo

Sono l'Alessandro Agazzi più conosciuto su internet, e già questa è una notizia. Cercando il mio nome su google, 4 dei primi 10 risultati riguardano me. Non male.

Ma il bello è conoscere gli altri Alessandro Agazzi in giro per il web:

  • per esempio c'è un don AA che opera in una parrocchia di Roma che pare si occupi della formazine dei givani sacerdoti (vuoi vedere che torna utile per una gita a Roma?!?)
  • il secondo più celebre degli AA è un docente universitario (o qualcosa di simile) che lavora nella Facoltà di Scienze Agrarie e Veterinarie dell'Università degli Studi di Milano; il suo articolo più famoso è intitolato "Quando la scrofa non vuol mangiare" e nel tempo libero suona il basso.
  • incredibile ma vero, c'è un secondo AA docente universitario (ma fa solo il prof. a contratto); è un medico che a Pavia si occupa del tema della sorveglianza sanitaria nelle attività a rischio rumore e vibrazioni meccaniche.
  • Dal mazzo salta poi fuori quello che non t'aspetti. Lui, l'AA Sales Manager di Armani Uomo

  • infine, un ultimo AA è arrivato quarto ad un torneo per sbandieratori a Ferrara per un colpo di sfortuna circa un mese fa.

lunedì 1 ottobre 2007

Pellegrinaggio verso Loreto - Il diario un mese dopo

Oggi è già passato un mese esatto dall'Agorà di Loreto dell’1 e 2 settembre scorsi. Una volta tornato mi ero riproposto di fissare su un testo scritto le storie di quei giorni e le impressioni sui tanti compagni di avventura di quella che è stata la migliore vacanza della mia estate.
Con un po’ di ritardo ecco il diario di quel viaggio.






Da martedì 28 agosto a domenica 2 settembre ho trascorso 6 giorni nelle Marche, in pellegrinaggio alla volta dell’Agorà dei giovani cattolici italiani, il grande incontro con il papa che si è svolto l’1 e il 2 settembre nella spianata di Montorso, nei presi del santuario di Loreto. Ad accompagnarmi in questo viaggio 12 ragazzi del mio gruppo di catechismo tra i 15 e i 16 anni (in realtà 3 erano “ospiti” di fuori parrocchia), la mia compagna di catechismo Panic e don Giuseppe Dossetti, il nostro parroco di San Pellegrino.





Martedì, il primo giorno, siamo arrivati in treno fino a Serra San Quirico (AN), dove il parroco locale don Michele Giorgi ci ha fatto visitare lo splendido borgo medievale aprendoci anche le porte della chiesa di Santa Lucia, normalmente chiusa al pubblico. Dopo poche ore di ristoro, siamo partiti a piedi alla volta di Castelletta, un paesino collinare di una trentina di anime a 8 km (tutti in salita!) da Serra.





Mercoledì 29 è stato il giorno riservato alla visita alle grotte di Frasassi, che siamo riusciti a raggiungere (tappa di 14 km tra saliscendi) dopo esserci persi in un bosco a causa di un sentiero interrotto e dopo essere stati fermati da una pattuglia di carabinieri curiosi. Ogni commento allo spettacolo delle grotte è superfluo, chi c’è stato può capire.
La sera, anche grazie ad una messa “su misura” di don Giuseppe, ci ha fatto trovare un’intimità quasi mai provata con i ragazzi. Per la prima volta, in quel mercoledì di agosto, mi sono sentito veramente parte di un’unica famiglia con quel gruppo di . La stessa cosa succederà la sera successiva, il giovedì (ma solo fino a cena). Poi direi mai più, purtroppo. O almeno non con tutti i componenti del gruppo.





Giovedì 30 è stata la volta della tappa più complicata (oltre ad essere stata la prima tappa della Chicca, dopo la febbre di primi due giorni): 19 km da Castelletta a Cupramontana con una rampa finale durissima. Il morale era altissimo. Ormai il gruppo era carico, riuscivamo a spalleggiarci a vicenda nei momenti difficili cantando Tiziano Ferro e tutti avevano capito che non sarebbe stata una vacanza per signorine. Ciononostante, la fatica delle prime due giornate si sentiva nelle gambe e ogni quarto d’ora c’era qualcuno che inevitabilmente chiedeva “Siamo arrivati a metà?” oppure “Quanto manca?”, e le risposte non erano quasi mai molto incoraggianti.
La tappa era lunga e non si doveva lasciare spazio a facili ottimismi, me la ricordo ancora: Castelletta, Grotte, S. Giovanni, Precicchie, Domo e poi altri 10 km prima di raggiungere Cupramontana, 10 km di nulla intervallati solo da un’abbazia con una quercia nel giardino, sotto la quale avevamo deciso di fermarci a pranzare.


Fortunatamente, però, qui la Provvidenza (Enza per gli amici) ci fece visita per la prima volta. Don Giuseppe, che aveva raggiunto Cupramontana al mattino in pulmino, arrivò all’abbazia insieme a 3 ragazzi di Cupra (il mio angelo custode si chiamava Matteo) che ci accompagnarono su al paese in auto, risparmiandoci la terribile salita finale, e permettendoci soprattutto di accettare l’invito a pranzo alla corte di don Maurizio, il gioviale beverendo di Cupramontana, che ci accolse con un pasto caldo come non lo si gustava da giorni e con una buona dose di Verdicchio.


La sera l’abbiamo trascorsa ad una festa organizzata a Pianello, un paese vicino a Cupra. In realtà io e la Panic non eravamo entusiasti all’idea di dover andare ad una pallosa festa paesana dopo 28 km di cammino in 3 giorni. Ma alla notizia dell’esistenza di questa festa tutti gli ormoni delle ragazze sono usciti allo scoperto all’unisono e nessuno avrebbe avuto il coraggio di dire loro che si stava in casa. Non abbiamo fatto in tempo a dirgli di questa festa che le ragazze si sono tutte fiondate a passarsi la matita sugli occhi, il rossetto sulle labbra e a mettersi le maglie più aderenti che avevano. Per me è stato un mezzo shock. Le avevo lasciate a giugno che giocavano con i bambini del campo giochi, ritrovarle così mi ha fatto un po’ effetto, non un cattivo effetto sia ben chiaro, solo che mi aspettavo almeno un preavviso…


Alla festa abbiamo fatto la nostra brava figura da cretini, improvvisando un bans davanti a 150 persone, ma il bello doveva ancora arrivare.


Di notte, mentre noi maschi dormivamo sul pavimento nel nostro appartamento in periferia, le ragazze hanno dato il meglio di loro stesse cercando il tet-a-tet con un branco di tauro-trentini accorsi sottocasa loro attirati probabilmente dal forte odore di feromone che le donnine spandevano per l’aere. Nella circostanza le giovani sanpelline hanno tclamorosamente la povera Panic, che ricordo come se fosse ora, ci rimase davvero male. “Mi avevano assicurato che li avrebbero salutati un attimo e basta; – raccontò la Panic – mentre dopo 30 secondi si erano già allontanate di mezzo chilometro”. Povera Panic…ma forse non si ricorda come noi trattavamo Ema, il nostro vecchio catechista.


Ah, dimenticavo il buon vecchio
Sante, un personaggio un po’ Pietro Pacciani un po’ Paolo Villaggio che arrivò di soppiatto nel cortile dove stavamo cenando e ci offrì due bottiglie di Visciola fatto da lui, che poi sarebbe vino all’amarena (buono veramente!). Questo è solo per raccontare uno dei tantissimi episodi di inaudita familiarità che abbiamo incrociato in queste giornate.





Venerdì 31, in cammino verso Cingoli (da dove poi avremmo preso il bus per Macerata), abbiamo mangiato al sacco nel cortile di un tunisino molto accogliente. Poi don Guseppe ha pensato bene, con una manovra ai limiti della comprensione umana, di bucare il copertone del Ford Transit contro la lama di un aratro. Morale: la Panic con i ragazzi su un bus verso Cingoli, io e il don (che continuava a ripetere “Signore pietà!”) a cercare di cambiare la ruota, chiaramente senza cassetta degli attrezzi. Enza anche qui ci ha messo una pezza grande almeno quanto una banconota da 100 euro (cioè quello che ci ha fatto risparmiare). Il tunisino ha accompagnato il don al bar, il don ha trovato un meccanico al bar, il meccanico vista la situazione non ha voluto un soldo e ci ha pure trovato un suo amico gommista, che ha voluto solo 10 euro per una gomma nuova.


Prima di Loreto una roba così l’avrei chiamata “una gran botta di culo”. Oggi ho imparato a chiamarla Provvidenza (non si finisce mai di imparare).
Nel tardo pomeriggio di venerdì anche io e il don riuscimmo a raggiungere Macerata, dove fummo piazzati in diverse famiglie. Io sono capitato in casa con Lauro, Paola e il piccolo Massimiliano di 8 anni, che mi hanno trattato come un figlio (grazie!!!).





Il giorno dopo, sabato 1° settembre, era finalmente il gran giorno. Dopo aver salutato don Giuseppe (che doveva tornare a Reggio per un matrimonio) arrivammo alla spianata di Montorso di buon’ora, intorno alle 9.00. Il resto, è storia. Da un pellegrinaggio di poche persone, dove la dimensione del viaggio era quella dell’intimità, ci siamo trovati catapultati in una conca sterminata insieme ad altre 300.000 persone.


A Loreto ci hanno poi raggiunto gli altri due gruppi della nostra parrocchia, ed è stato bellissimo essersi ricongiunti in un posto così lontano da casa, ognuno con la sua storia da raccontare. Ci ha dato il senso di essere giunti ad una meta comune.
Il momento più significativo del sabato, e forse di tutto il nostro viaggio pre-Loreto si è concretizzato quando abbiamo cantato a cappella la canzone del giorno (Tutto è possibile dei Finley) e letto l’ultimo momento di preghiera del nostro pellegrinaggio. Il personaggio del giorno era don Tonino Bello, e il brano che avevamo scelto (che è
questo) parlava del mandato di carità proprio di ogni cristiano, completando un percorso che partiva con la spoliazione di San Francesco, passando dalla critica agli eccessi dell’opulenza di Padre Alex Zanotelli, fino ad arrivare a Don Lorenzo Milani, maestro di come far maturare i propri talenti attraverso lo studio e l’applicazione.


Ricordo ancora la FranciO che disse “Bello questo pezzo”. Ecco, in quel momento stavo per piangere. Non perché mi sentissi gratificato da quelle parole semplici ma così sentite, ma perché percepivo che quelle di lì a poco sarebbe arrivata la fine di un percorso stupendo, durato 4 giorni. Niente di male, sia chiaro, ma è sempre dura chiudere una parentesi così bella e importante. Il cerchio di lì a poco si sarebbe inevitabilmente rotto, e il nostro cammino insieme si sarebbe (giustamente) concluso per lasciare spazio alla grande Agorà dei giovani.





Sabato pomeriggio il papa ha parlato a braccio ai giovani presenti, (
qui le parole di Benedetto ), mentre la sera è stata la volta di padre Bossi, che ha commosso l’intera spianata con le sue parole di perdono sincero e motivato per i suoi rapitori. Sembrava come se padre Bossi, nell’affrontare i temi della povertà e della carità avesse ripreso il filo del nostro libretto. Della serata ricordo con particolare affetto Vieni da me de Le Vibrazioni. Durante quel pezzo, ci stringemmo in un grande abbraccio come se non avessimo dovuto mollarci mai più. Un posto speciale nel cassetto dei ricordi meritano le parole della Panic di qualche giorno dopo, quando mi scrisse: “Ti ricordi Vieni da me? Ecco, vorrei che si portassero dentro il ricordo di quell’abbraccio e che gli dia la forza di non gettarsi via”. Non sono ancora di aver colto il nesso di questa frase, ma l'amore che c'è dentro, quello si sente a pelle.





Il giorno dopo (
qui l’omelia del papa), dopo quasi 2 ore di cammino per arrivare a prendere il treno, ci siamo trovati catapultati da un capotreno poco sveglio su un treno privato diretto a Milano, che non faceva fermate intermedie. Non si sa come, i controllori sono riusciti a farlo fermare a Rimini. Alla fine anche quest’ultima volta ci andò di lusso. Fu la terza e ultima apparizione di Enza (o forse spesso appare anche dalle parti di Reggio, ma non siamo così abituati a riconoscerla). Alle 21.30 eravamo tutti a casa. Sani e salvi. Con un sacco di stanchezza nella carne, un sacco di energia nel cuore e un po’ di preoccupazioni nella testa, in vista dell’imminente ripresa di scuola e lavoro.





Oggi a distanza di un mese, in una mezzanotte qualsiasi di inizio autunno, pensando a quei giorni verso Loreto, mi sento solo di ricordare, un po’ malinconicamente, una massima di Milan Kundera:
"Il tempo umano non ruota in cerchio, ma avanza veloce in linea retta. E' per questo che l'uomo non può essere felice, perchè la felicità è desiderio di ripetizione."


(beh, in realtà spero di essere felice come in quei giorni molto presto, la massima era solo per dire che quelli sono stati giorni veramente irripetibili e che purtroppo non torneranno più).