martedì 30 ottobre 2007

Do you Vodafone? Sms gratis!

Magari ero solo ignorante io e il servizio è sempre esistito, ma questa per me è una bella novità.


E’ sicuramente più comodo che andare su 190.it.

domenica 28 ottobre 2007

Nicholas and me

Ieri la giornata culturale si è conclusa con la conferenza con Nicholas Negroponte all’Università, appuntamento che serviva fondamentalmente per presentare il progetto One Laptop per Child. La sorpresa del pomeriggio è stato l’arrivo di Romano Prodi, quasi in incognito, a metà seminario.





Le pagelle dell'evento


Nicholas Ngroponte (lui) – voto 6 - Interessante il progetto e la sua esposizione. Ammirevoli i grandi numeri che sta riuscendo a muovere per questa iniziativa di formazione, ma lui è troppo compassato come conferenziere. Ha dato l’impressione di aver replicato per la 101esima volta un evento ciclostilato. Mai una battuta fuori dalle righe, né un aneddoto spot. Me lo aspettavo un tipo ”genio e sregolatezza”, ho trovato un tipo “Segretario di stato USA”.


Romano Prodi (il Presidente del Consiglio)– voto 8 (non è un voto al politico, ma al suo comportamento all’iniziativa) – è arrivato a sorpresa dalla porta sul retro. Quando era proprio di fianco a me, quasi in fondo alla sala, chiede ad una persona «E’ libera quella sedia?» riferendosi ad un posto vuoto. Incredibile, si stava per sedere in fondo alla sala. E se non fossero accorse le hostess a dirgli che per lui avrebbero trovato un posto in prima fila, sarebbe rimasto lì. Interessante la sua domanda a Negroponte da "ignorante" ("che risultati andrete a monitorare nei paesi dove verrà attivato il progetto?"). Al termine dell’evento, si è intrattenuto amichevolmente al buffet, a chiacchierare con chicchessia.


Alessandro Ovi (il moderatore) – voto 7 – Tonico, irrequieto, rapido e un un po’ sboccato.


Progetto Inmentor – voto 7 – Ma qualcuno se lo è cagato? Occasione persa.


I prezzemoli vari – voto 0 – Ma state a casa la prossima volta. Per colpa delle vostre domande (che poi non sono domande, ma sbrodolamenti), molti altri non hanno avuto l’opportunità di rivolgere domande intelligenti a Negroponte e Prodi (per esempio sul decreto Levi-Prodi, che interessava entrambi).

Collezione Maramotti


Ieri mattina sono andato a visitare la Collezione Maramotti, un museo ricavato all’interno dell’ex stabilimento Max Mara nel quale hanno esposto la collezione privata di Achille Marmotti, il padre-padrone del gruppo Max Mara morto nel 2005, grande appassionato di arte contemporanea e che iniziò a collezionare opere d’arte fin dagli anni ‘50.



Una delle grandi critiche mosse a Maramotti negli anni passati riguardava proprio la sua scelta di non concedere agli occhi dei suoi concittadini quelle opere d’arte raccolte in oltre 50 anni di mecenatismo. Ora, quasi a rispondere a quella critica, i suoi eredi non solo hanno allestito una mostra permanente aperta al pubblico. Ma hanno lasciato addirittura l'ingresso gratuito! Sta di fatto che non sapremo mai se questa scelta sarebbe stata condivisa dal Cavaliere.



E sta di fatto anche, che dopo il MART di Trento, il museo dei Marmotti contiene forse la seconda collezione di arte contemporanea più importante d’Italia. Le opere esposte sono circa 200 e appartengono a un centinaio di artisti differenti. Al primo piano sono esposte opere prevalentemente di artisti italiani della seconda metà del 1900 (come Fontana, Manzoni, Parmeggiani, Cucchi). Al secondo piano si trovano invece le opere di artisti americani e inglesi dello stesso periodo, tra questi alcune splendide tele di Salle, Gallagher, Sachs anche un’opera di Basquiat.



Premesso che non ne capisco molto di arte e vado a visitare i musei più per soddisfare la mia insaziabile curiosità, la Collezione mi è piaciuta molto. Sia perché molte opere hanno incontrato i miei gusti personali, sia perché c’è tanto da scoprire (grazie anche al supporto di una guida piuttosto preparata).

giovedì 25 ottobre 2007

Quando il trash merita



Parlami d'amore remix (grazie Sarco)






Da domani cerco di arginare la deriva volgare di questo blog, promesso ;-)

Internet gratis per tutti a Correggio (RE)

Mentre Riccardo Franco Levi, ci ha fatto passare all'estero come la solita repubblica delle banane, fortunatamente qualche amministrazine virtuosa si è ricordata di essere nel terzo millennio.

Questa è una notizia che dovrebbe far gonfiare il petto agli bitanti di Correggio: http://www.comune.correggio.re.it/servizi/notizie/notizie_fase02.aspx?ID=647.

mercoledì 24 ottobre 2007

Orgoglio italiano alla gara dei veicoli autonomi finanziata dal governo USA

I bagoloni del VisLab dell'Università di Parma ci sanno fare alla grande: http://www.meccatronica.org/05_news_scheda.asp?idc=11&idn=242. Saranno tra i team favoriti dello Urban Challenge del DARPA (l'agenzia per i progetti di ricerca della Difesa USA), la gara dove auto senza pilota a bordo dovranno muoversi nel traffico cittadino.



Anche grazie a loro tra qualche decennio saliremo in auto e potremo leggere il giornale mentre lei da sola penserà a guidare.

martedì 23 ottobre 2007

Povera patria

Affronto rapidamente il caso De Magistris, solo per testimoniare la mia personale presa di posizione.

Ieri sera a Porta a porta siamo arrivati al paradosso. Di Pietro difende De Magistris e il Ministro Mastella è difeso dall’opposizione (Castelli e Buttiglione). È stato uno spettacolo tristissimo, ma almeno mi sono fatto un po’ di formazione sul caso De Magistris, sul quale ero un perfetto ignorante: in estremissima sintesi, De Magistris è stato allontanato da Mastella perché ha cercato di tagliare fuori dall’indagine il suo capo, ma lo ha fatto perché ha fiutato che questi spifferava agli indagati lo stato di avanzamento delle indagini e le perquisizioni previste.



Questo mi basta per esporre il banner qui a fianco. Per approfondire l’argomento www.ammazzatecitutti.org.



Di Pietro ha proposto di sottoporre ad un giudizio i metodi poco ortodossi di De Magistris, ma di lasciare ugualmente l’inchiesta nelle sue mani, essendo il principale conoscitore delle carte processuali. A me sembra un esercizio di buon senso. Ma sembra che la pensi così solo Tonino.




Povera Patria (Franco Battiato)

Povera patria! Schiacciata dagli abusi del potere

di gente infame, che non sa cos'è il pudore,

si credono potenti e gli va bene quello che fanno;

e tutto gli appartiene.

Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni!

Questo paese è devastato dal dolore...

ma non vi danno un po' di dispiacere

quei corpi in terra senza più calore?

Non cambierà, non cambierà

no cambierà, forse cambierà.

Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali?

Nel fango affonda lo stivale dei maiali.

Me ne vergogno un poco, e mi fa male

vedere un uomo come un animale.

Non cambierà, non cambierà

sì che cambierà, vedrai che cambierà.

Voglio sperare che il mondo torni a quote più normali

che possa contemplare il cielo e i fiori,

che non si parli più di dittature

se avremo ancora un po' da vivere...

La primavera intanto tarda ad arrivare.

42 is a state of mind

Perchè 42? Chiedetelo ai Wikipediani...


"Oggi sono 125, tutti impegnati nella diffusione di un sapere orgogliosamente avverso a concetti come diritto d’autore e proprietà privata. La domanda che a questo punto viene spontanea è «ma chi ve lo fa fare? Nessuno vi paga, ci si perde un sacco di tempo...». La risposta è criptica: «42». Così Frieda spiega: «42 è la “risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto” enunciata in Guida galattica per gli autostoppisti, il romanzo di Douglas Adams da cui è stato tratto il film di Garth Jennings. Nel mondo wikipediano, la Guida è un cult e una specie di riferimento assoluto. Non a caso, è sempre da lì che viene quello che è lo slogan semiufficiale del progetto: “Non fatevi prendere dal panico”». Se avete presente Guida galattica per gli autostoppisti – libro e film – saprete che si basa in gran parte sui contenuti di una fantomatica enciclopedia (la Guida Galattica, appunto) dai contenuti surreali e bizzarri. Tutto è pervaso da un’indole giocosa, grottesca e svagata, che è anche la cifra di ogni wikipediano che si rispetti. Insomma per loro Wikipedia è un gioco, il che non toglie che sia una cosa terribilmente seria e che le questioni con cui l’enciclopedia è costretta a confrontarsi siano tutto fuorché irrilevanti." (tratto da XL di Repubblica)

domenica 21 ottobre 2007

Subsonica trilogy

All'inizio hanno pochi soldi e molte idee. Dopo qualche anno si ritrovano con molti soldi e poche idee.
Non so di chi siano queste parole, ma sintetizzano bene l'idea che ho dei cantanti.


Un'eccezione sono i Subsonica. Che da quando hanno i soldi hanno rivoluzionato il loro modo di proporre i loro brani. Forse erano più belli quelli dei primi tempi, nulla da dire, ma hanno saputo rinnovarsi lanciando il messaggio delle loro canzoni non solo attraverso musica e parole, ma anche attraverso le immagini dei loro video.
L'ultimo esempio è "La glaciazione", il loro pezzo che gira in anterpima su internet. Senza videoclip sarebbe un'altra canzone.






Avevano già iniziato questo percorso con "Corpo a corpo", il video schock dell'ultimo album. Basta vedere pochi fotogrammi del video per percepire quanto siano integrati brano e immagini.



Erano invece tempi diversi quelli di "Colpo di pistola" (1999?), dove il videoclip era solo un orpello commerciale (girato in extra low cost, come dimostrano le immagini) per un brano in grado di trasmettere il suo messaggio già da solo.

venerdì 19 ottobre 2007

Calatrava, Aeroporto & co

Per un ponte che inaugurano un aeroporto che chiudono. A Reggio stanno per mandare in liquidazione la Società Aeroporto. E meno male, un aeroporto senza aerei e senza voli, e che genera 400.000 euro di perdita all’anno non serve molto alla comunità.

Il progetto aeroporto a Reggio è nato 10-15 anni fa in competizione con il progetto aeroportuale di Parma. Con due province, due comuni capoluogo, due fondazioni bancarie, due Confindustrie che hanno sborsato non si sa quanti soldi per due progetti analoghi. Dopo 10 anni ci troviamo noi a piedi, loro con un aeroporto minuscolo e in pesante perdita (situato guarda caso verso Piacenza, dalla parte opposta alla nemica Reggio).

Se 10 anni fa Parma e Reggio si fossero coalizzate invece di ragionare con una logica di campanile, e avessero unito gli sforzi per fare un importante punto logistico a cavallo del confine provinciale (per chi non lo sapesse da periferia a periferia Parma e Reggio distano 19 km!), non era meglio?

Oltre al vantaggio indubbio di avere un aeroporto di dimensioni più rilevanti, io vedo almeno 5 bonus:

  • La stazione mediopadana della TAV (che si sarebbe potuta fare un po’ più spostata verso l’Enza) poteva essere collegata via navetta o metropolitana di superficie all’aeroporto, acquistando molto più valore
  • Il Casello di Caprara dell’A1, di prossima costruzione, sarebbe stato a 1 km da un aeroporto, invece di essere sperduto nella nebbia di Gattatico
  • Il bacino di utenza di Reggio è decisamente più interessante di quello di Piacenza
  • L’aeroporto sarebbe potuto diventare un’interessante scalo merci con l’apertura di un’interporto nelle vicinanze (tipo Verona). Le imprese a Reggio non mancano (a Piacenza invece sì); l’aeroporto di Bologna non è adatto al trasporto merci perché è scomodo da raggiungere, mentre il nostro avrebbe avuto un casello autostradale praticamente sulle piste di decollo.
  • Se il progetto fosse fallito, almeno si sarebbe andati incontro ad un solo fallimento anziché a due.

Forse devo darmi alla politica. O forse i politici devono imparare a progettare giochi win-win.

mercoledì 10 ottobre 2007

SCOOP! Nicholas Negroponte a Reggio Emilia il 27 ottobre

NOTIZIA IN ANTEPRIMA!!! Sabato 27 ottobre nel pomeriggio Nicholas Negroponte sarà a Reggio, a tenere una conferenza presso l'aula magna della facoltà di Scienze dela Comunicazione.




Negroponte con il suo staff negli ultimi trent'anni ha cambiato la storia. Fu un pioniere della comunicazione, probabilmente il più famoso. E averlo a Reggio Emilia è un'occasione imperdibile.
Nicholas Negroponte, per chi non lo sapesse, fu il fondatore nel 1980 del
Media Lab (date un'occhiata ai gruppi di ricerca), il più futuristico e visionario laboratorio sulle tecnologie della comunicazione al mondo, nato all'interno del MIT di Boston. Se oggi internet si è così sviluppato, se esistono oggetti come Nintendo Wii o iPod, se esistono robot in grado di eseguire interventi chirurgici, se le fabbriche sono sempre più automatiche e sicure, molto lo dobbiamo al Media Lab, che spesso ha dato lo spunto per ricerche in grado di migliorare la vita grazie all'innovazione nel mondo della comunicazione.





Oggi Negroponte è famoso soprattutto per la campagna One Laptop per Child lanciata ormai più di un anno fa, che ha l'obiettivo di donare un pc da 100 euro a tutti i bambini poveri, nella convinzione che questo possa aiutare a sconfiggere l'ignoranza nelle zone depresse del mondo. Per questa iniziativa si è tirato addosso le critiche di mezzo mondo.




Non so ancora di che cosa parlerà a Reggio, se delle ricerche del Maedia Lab o di OLPC, ma pare che voglia una sala piena di giovani realmente interessati, non con autorità e parrucconi vari in prima fila.



Stay tuned

domenica 7 ottobre 2007

Chiediamo un confronto televisivo tra i candidati alla guida del PD

Giochiamoci l'ultima cartuccia. In questi ultimi giorni che ci separano dalle primarie chiediamo ai telegiornalisti un confronto in diretta tv tra tutti i candidati alla segreteria del PD.

Penso che pubblicando questa proposta su numerosi blog, sarà possibile mobilitare diverse persone, ma occorre farlo in frettissima. Anzi, mi stupisco come non sia già partita una proposta di questo tipo. Ho raccolto di seguito gli indirizzi email dei telegiornalisti che ritengo utile contattare, insieme a quelli delle loro trasmissioni: g.floris@rai.it; ballaro@rai.it; m.santoro@rai.it; annozero@rai.it; antonello.piroso@la7.it; omnibus@la7.it; ritanna.armeni@la7.it; ottoemezzo@la7.it; infedele@la7.it; enrico.mentana@mediaset.it.

La richiesta che io ho inviato recita così:

Egr. xxx,
Questa è l'ultima settimana che ci separa dalle primarie per l'elezione del segretario del Partito Democratico. Sugli organi di informazione, specie in televisione, è stato dato molto poco spazio alle reali proposte dei candidati alla segreteria, e, fatto ancor più grave, alcuni dei candidati sono stati letteralmente oscurati dal panorama dell'informazione nazionale. Mi auguro pertanto che nel corso di quest'ultima settimana sia possibile, nella trasmissione da lei condotta, ospitare tutti i candidati alle primarie del 14 ottobre per esporre davanti a milioni di telespettatori le loro proposte concrete agli elettori di centrosinistra. Nella speranza che ciò sia possibile, auspico anche che lei sia in grado di impostare il dibattito come una sorta di botta e risposta dove gli ospiti non abbiano la possibilità di esibirsi in sproloqui privi di nota, pratica sempre più di moda tra i politici ospiti in televisione.

Cordiali saluti,
Alessandro Agazzi

Votiamo per Mario Adinolfi - Il 14 ottobre sarà il nostro V-Day

Tra una settimana ci saranno le elezioni primarie del Partito Democratico. Sulla carta ce le hanno vendute come una delle massime espressioni di democrazia dal basso. Nella realtà si stanno rivelando un’occasione per tenere bloccato un panorama politico popolato di zombie.



Veltroni e Bindi, gli unici nomi veramente accreditati per vincere le primarie, sono residuati dello scorso secolo. Entrambi facevano i ministri già dieci anni fa, nel primo governo Prodi.



La poltrona per Veltroni sembra già pronta, perché allora sono state organizzate queste primarie pagliacciata? Probabilmente per dare un contentino alla gente. Perché gli elettori di centrosinistra godono nel sentirsi protagonisti attivi della vita politica, a contrario di quelli di destra, che più semplicemente sono per la linea del “vivi e lascia morire”.



Ma gli amici del centrosinistra hanno fatto un errore. Hanno sottovalutato l’intelligenza del loro elettorato. La fiamma dell’ardore politico ormai si affievolisce ogni giorno di più di fronte all’immutabilità di un sistema politico che puzza di muffa. Un sistema politico contornato da un’accozzaglia di personaggi che si permettono indisturbati di fare da ago della bilancia della stabilità di una legislatura, che oggi si chiamano Mastella, Capezzone, Giordano, mentre ieri rispondevano ai nomi di Bossi e Follini. Questo per dire che non è un problema di colore politico, ma di sistema politico.



Se ci fosse volontà vera di rinnovamento, prima avrebbero almeno cercato di risolvere seriamente (in maniera bipartisan) il problema della governabilità del Paese, poi avrebbero scelto a chi affidare le chiavi di un partito veramente nuovo.



Fatte così, invece, queste primarie non porteranno a nessuna novità. Per designare Veltroni alla guida del PD, ci potevano pensare da soli i capetti dell’Ulivo. Così come potevano evitare di scegliere “La nuova stagione” come slogan elettorale di Walter Veltroni. Quello mi ha fatto proprio girare le palle, mi sembra una vera presa per i fondelli dei propri elettori.



Anche se destituite di un reale valore per il futuro del PD, queste primarie daranno un altro importante tipo di risultato: diranno quanto l’elettorato di sinistra è vicino ai propri partiti.

Se le primarie saranno un successo di numeri, Prodi avrà la sua boccata d’ossigeno.
Viceversa, se le primarie avranno un’affluenza scarsa di votanti, Berlusconi andrò su tutti i giornali sbraitando che questa sinistra non riesce neppure a convocare al voto i propri elettori.



In questa chiave di lettura, meglio andare a votare dunque. Però, per far sentire la propria voce, e far sentire che siamo incazzati con questa classe politica, occorre votare Mario Adinolfi.



Il nome di Adinolfi non è stato pronunciato sulle reti Rai per ben 26 giorni consecutivi (mentre curiosamente sul Times è molto citato). Perché? Semplicemente perché è già stato deciso a tavolino che il confronto vero debba riguardare Veltorni e Bindi, con Enrico Letta a fare da paggetto.



Sarebbe bello poter scegliere tra tutte le alternative possibili, ma la realtà è che il 99% degli italiani non ha modo di scegliere liberamente perché non sa nemmeno che esiste il candidato Mario Adinolfi. Il punto allora è questo, occorre far casino, per urlare la nostra voglia di sentirci informati, di non sentirci vittime degli organi di (dis)informazione dei potentati.



Mario Adinolfi per esempio propone un ruolo attivo degli Under40 in politica, ma questo chi lo sa? Ad Adinolfi, per cavilli burocratici, non sarà data la possibilità di presentare le proprie liste in tutti i seggi, ma questo non diventa un problema degno di nota se Adinolfi viene annullato dalla scena mediatica a priori. Meglio estirpare il problema ala radice, avranno pensato, non si sa mai che poi raccolga anche dei consensi.



E allora votiamo tutti Adinolfi con rabbia, non tanto perché le sue idee sono migliori di quelle degli altri, ma come atto di protesta. Per urlare il nostro personale Vaffanculo verso chi vuole censurare i candidati minori delle primarie e verso chi vuole bendare gli occhi dei propri elettori. Per far capire ai padroni del centrosinistra che non resteremo spettatori inerti tutta la vita, e che se si presenterà un’alternativa seria (perchè il problema in Italia attualmente è questo, col Berlusca dall'altra parte), potremmo anche cambiare partito alle prossime elezioni.



E speriamo che Floris o Santoro, in questa ultima settimana di campagna elettorale, facciano un confronto con tutti i candidati alla segreteria del PD.

venerdì 5 ottobre 2007

Il mio Googlonimo

Sono l'Alessandro Agazzi più conosciuto su internet, e già questa è una notizia. Cercando il mio nome su google, 4 dei primi 10 risultati riguardano me. Non male.

Ma il bello è conoscere gli altri Alessandro Agazzi in giro per il web:

  • per esempio c'è un don AA che opera in una parrocchia di Roma che pare si occupi della formazine dei givani sacerdoti (vuoi vedere che torna utile per una gita a Roma?!?)
  • il secondo più celebre degli AA è un docente universitario (o qualcosa di simile) che lavora nella Facoltà di Scienze Agrarie e Veterinarie dell'Università degli Studi di Milano; il suo articolo più famoso è intitolato "Quando la scrofa non vuol mangiare" e nel tempo libero suona il basso.
  • incredibile ma vero, c'è un secondo AA docente universitario (ma fa solo il prof. a contratto); è un medico che a Pavia si occupa del tema della sorveglianza sanitaria nelle attività a rischio rumore e vibrazioni meccaniche.
  • Dal mazzo salta poi fuori quello che non t'aspetti. Lui, l'AA Sales Manager di Armani Uomo

  • infine, un ultimo AA è arrivato quarto ad un torneo per sbandieratori a Ferrara per un colpo di sfortuna circa un mese fa.

lunedì 1 ottobre 2007

Pellegrinaggio verso Loreto - Il diario un mese dopo

Oggi è già passato un mese esatto dall'Agorà di Loreto dell’1 e 2 settembre scorsi. Una volta tornato mi ero riproposto di fissare su un testo scritto le storie di quei giorni e le impressioni sui tanti compagni di avventura di quella che è stata la migliore vacanza della mia estate.
Con un po’ di ritardo ecco il diario di quel viaggio.






Da martedì 28 agosto a domenica 2 settembre ho trascorso 6 giorni nelle Marche, in pellegrinaggio alla volta dell’Agorà dei giovani cattolici italiani, il grande incontro con il papa che si è svolto l’1 e il 2 settembre nella spianata di Montorso, nei presi del santuario di Loreto. Ad accompagnarmi in questo viaggio 12 ragazzi del mio gruppo di catechismo tra i 15 e i 16 anni (in realtà 3 erano “ospiti” di fuori parrocchia), la mia compagna di catechismo Panic e don Giuseppe Dossetti, il nostro parroco di San Pellegrino.





Martedì, il primo giorno, siamo arrivati in treno fino a Serra San Quirico (AN), dove il parroco locale don Michele Giorgi ci ha fatto visitare lo splendido borgo medievale aprendoci anche le porte della chiesa di Santa Lucia, normalmente chiusa al pubblico. Dopo poche ore di ristoro, siamo partiti a piedi alla volta di Castelletta, un paesino collinare di una trentina di anime a 8 km (tutti in salita!) da Serra.





Mercoledì 29 è stato il giorno riservato alla visita alle grotte di Frasassi, che siamo riusciti a raggiungere (tappa di 14 km tra saliscendi) dopo esserci persi in un bosco a causa di un sentiero interrotto e dopo essere stati fermati da una pattuglia di carabinieri curiosi. Ogni commento allo spettacolo delle grotte è superfluo, chi c’è stato può capire.
La sera, anche grazie ad una messa “su misura” di don Giuseppe, ci ha fatto trovare un’intimità quasi mai provata con i ragazzi. Per la prima volta, in quel mercoledì di agosto, mi sono sentito veramente parte di un’unica famiglia con quel gruppo di . La stessa cosa succederà la sera successiva, il giovedì (ma solo fino a cena). Poi direi mai più, purtroppo. O almeno non con tutti i componenti del gruppo.





Giovedì 30 è stata la volta della tappa più complicata (oltre ad essere stata la prima tappa della Chicca, dopo la febbre di primi due giorni): 19 km da Castelletta a Cupramontana con una rampa finale durissima. Il morale era altissimo. Ormai il gruppo era carico, riuscivamo a spalleggiarci a vicenda nei momenti difficili cantando Tiziano Ferro e tutti avevano capito che non sarebbe stata una vacanza per signorine. Ciononostante, la fatica delle prime due giornate si sentiva nelle gambe e ogni quarto d’ora c’era qualcuno che inevitabilmente chiedeva “Siamo arrivati a metà?” oppure “Quanto manca?”, e le risposte non erano quasi mai molto incoraggianti.
La tappa era lunga e non si doveva lasciare spazio a facili ottimismi, me la ricordo ancora: Castelletta, Grotte, S. Giovanni, Precicchie, Domo e poi altri 10 km prima di raggiungere Cupramontana, 10 km di nulla intervallati solo da un’abbazia con una quercia nel giardino, sotto la quale avevamo deciso di fermarci a pranzare.


Fortunatamente, però, qui la Provvidenza (Enza per gli amici) ci fece visita per la prima volta. Don Giuseppe, che aveva raggiunto Cupramontana al mattino in pulmino, arrivò all’abbazia insieme a 3 ragazzi di Cupra (il mio angelo custode si chiamava Matteo) che ci accompagnarono su al paese in auto, risparmiandoci la terribile salita finale, e permettendoci soprattutto di accettare l’invito a pranzo alla corte di don Maurizio, il gioviale beverendo di Cupramontana, che ci accolse con un pasto caldo come non lo si gustava da giorni e con una buona dose di Verdicchio.


La sera l’abbiamo trascorsa ad una festa organizzata a Pianello, un paese vicino a Cupra. In realtà io e la Panic non eravamo entusiasti all’idea di dover andare ad una pallosa festa paesana dopo 28 km di cammino in 3 giorni. Ma alla notizia dell’esistenza di questa festa tutti gli ormoni delle ragazze sono usciti allo scoperto all’unisono e nessuno avrebbe avuto il coraggio di dire loro che si stava in casa. Non abbiamo fatto in tempo a dirgli di questa festa che le ragazze si sono tutte fiondate a passarsi la matita sugli occhi, il rossetto sulle labbra e a mettersi le maglie più aderenti che avevano. Per me è stato un mezzo shock. Le avevo lasciate a giugno che giocavano con i bambini del campo giochi, ritrovarle così mi ha fatto un po’ effetto, non un cattivo effetto sia ben chiaro, solo che mi aspettavo almeno un preavviso…


Alla festa abbiamo fatto la nostra brava figura da cretini, improvvisando un bans davanti a 150 persone, ma il bello doveva ancora arrivare.


Di notte, mentre noi maschi dormivamo sul pavimento nel nostro appartamento in periferia, le ragazze hanno dato il meglio di loro stesse cercando il tet-a-tet con un branco di tauro-trentini accorsi sottocasa loro attirati probabilmente dal forte odore di feromone che le donnine spandevano per l’aere. Nella circostanza le giovani sanpelline hanno tclamorosamente la povera Panic, che ricordo come se fosse ora, ci rimase davvero male. “Mi avevano assicurato che li avrebbero salutati un attimo e basta; – raccontò la Panic – mentre dopo 30 secondi si erano già allontanate di mezzo chilometro”. Povera Panic…ma forse non si ricorda come noi trattavamo Ema, il nostro vecchio catechista.


Ah, dimenticavo il buon vecchio
Sante, un personaggio un po’ Pietro Pacciani un po’ Paolo Villaggio che arrivò di soppiatto nel cortile dove stavamo cenando e ci offrì due bottiglie di Visciola fatto da lui, che poi sarebbe vino all’amarena (buono veramente!). Questo è solo per raccontare uno dei tantissimi episodi di inaudita familiarità che abbiamo incrociato in queste giornate.





Venerdì 31, in cammino verso Cingoli (da dove poi avremmo preso il bus per Macerata), abbiamo mangiato al sacco nel cortile di un tunisino molto accogliente. Poi don Guseppe ha pensato bene, con una manovra ai limiti della comprensione umana, di bucare il copertone del Ford Transit contro la lama di un aratro. Morale: la Panic con i ragazzi su un bus verso Cingoli, io e il don (che continuava a ripetere “Signore pietà!”) a cercare di cambiare la ruota, chiaramente senza cassetta degli attrezzi. Enza anche qui ci ha messo una pezza grande almeno quanto una banconota da 100 euro (cioè quello che ci ha fatto risparmiare). Il tunisino ha accompagnato il don al bar, il don ha trovato un meccanico al bar, il meccanico vista la situazione non ha voluto un soldo e ci ha pure trovato un suo amico gommista, che ha voluto solo 10 euro per una gomma nuova.


Prima di Loreto una roba così l’avrei chiamata “una gran botta di culo”. Oggi ho imparato a chiamarla Provvidenza (non si finisce mai di imparare).
Nel tardo pomeriggio di venerdì anche io e il don riuscimmo a raggiungere Macerata, dove fummo piazzati in diverse famiglie. Io sono capitato in casa con Lauro, Paola e il piccolo Massimiliano di 8 anni, che mi hanno trattato come un figlio (grazie!!!).





Il giorno dopo, sabato 1° settembre, era finalmente il gran giorno. Dopo aver salutato don Giuseppe (che doveva tornare a Reggio per un matrimonio) arrivammo alla spianata di Montorso di buon’ora, intorno alle 9.00. Il resto, è storia. Da un pellegrinaggio di poche persone, dove la dimensione del viaggio era quella dell’intimità, ci siamo trovati catapultati in una conca sterminata insieme ad altre 300.000 persone.


A Loreto ci hanno poi raggiunto gli altri due gruppi della nostra parrocchia, ed è stato bellissimo essersi ricongiunti in un posto così lontano da casa, ognuno con la sua storia da raccontare. Ci ha dato il senso di essere giunti ad una meta comune.
Il momento più significativo del sabato, e forse di tutto il nostro viaggio pre-Loreto si è concretizzato quando abbiamo cantato a cappella la canzone del giorno (Tutto è possibile dei Finley) e letto l’ultimo momento di preghiera del nostro pellegrinaggio. Il personaggio del giorno era don Tonino Bello, e il brano che avevamo scelto (che è
questo) parlava del mandato di carità proprio di ogni cristiano, completando un percorso che partiva con la spoliazione di San Francesco, passando dalla critica agli eccessi dell’opulenza di Padre Alex Zanotelli, fino ad arrivare a Don Lorenzo Milani, maestro di come far maturare i propri talenti attraverso lo studio e l’applicazione.


Ricordo ancora la FranciO che disse “Bello questo pezzo”. Ecco, in quel momento stavo per piangere. Non perché mi sentissi gratificato da quelle parole semplici ma così sentite, ma perché percepivo che quelle di lì a poco sarebbe arrivata la fine di un percorso stupendo, durato 4 giorni. Niente di male, sia chiaro, ma è sempre dura chiudere una parentesi così bella e importante. Il cerchio di lì a poco si sarebbe inevitabilmente rotto, e il nostro cammino insieme si sarebbe (giustamente) concluso per lasciare spazio alla grande Agorà dei giovani.





Sabato pomeriggio il papa ha parlato a braccio ai giovani presenti, (
qui le parole di Benedetto ), mentre la sera è stata la volta di padre Bossi, che ha commosso l’intera spianata con le sue parole di perdono sincero e motivato per i suoi rapitori. Sembrava come se padre Bossi, nell’affrontare i temi della povertà e della carità avesse ripreso il filo del nostro libretto. Della serata ricordo con particolare affetto Vieni da me de Le Vibrazioni. Durante quel pezzo, ci stringemmo in un grande abbraccio come se non avessimo dovuto mollarci mai più. Un posto speciale nel cassetto dei ricordi meritano le parole della Panic di qualche giorno dopo, quando mi scrisse: “Ti ricordi Vieni da me? Ecco, vorrei che si portassero dentro il ricordo di quell’abbraccio e che gli dia la forza di non gettarsi via”. Non sono ancora di aver colto il nesso di questa frase, ma l'amore che c'è dentro, quello si sente a pelle.





Il giorno dopo (
qui l’omelia del papa), dopo quasi 2 ore di cammino per arrivare a prendere il treno, ci siamo trovati catapultati da un capotreno poco sveglio su un treno privato diretto a Milano, che non faceva fermate intermedie. Non si sa come, i controllori sono riusciti a farlo fermare a Rimini. Alla fine anche quest’ultima volta ci andò di lusso. Fu la terza e ultima apparizione di Enza (o forse spesso appare anche dalle parti di Reggio, ma non siamo così abituati a riconoscerla). Alle 21.30 eravamo tutti a casa. Sani e salvi. Con un sacco di stanchezza nella carne, un sacco di energia nel cuore e un po’ di preoccupazioni nella testa, in vista dell’imminente ripresa di scuola e lavoro.





Oggi a distanza di un mese, in una mezzanotte qualsiasi di inizio autunno, pensando a quei giorni verso Loreto, mi sento solo di ricordare, un po’ malinconicamente, una massima di Milan Kundera:
"Il tempo umano non ruota in cerchio, ma avanza veloce in linea retta. E' per questo che l'uomo non può essere felice, perchè la felicità è desiderio di ripetizione."


(beh, in realtà spero di essere felice come in quei giorni molto presto, la massima era solo per dire che quelli sono stati giorni veramente irripetibili e che purtroppo non torneranno più).