venerdì 2 novembre 2007

Paranoie irriverenti sulla morte nel giorno dei morti

Quasi una volta a settimana, andando a lavorare in bicicletta, rischio di fare un incidente. Finora me la sono cavata con 3 piccoli inconvenienti: una simpatica signorina mi ha fatto la fiancata uscendo di spinta dal suo cancello, un signore mi ha investito (per fortuna ai 10 km/h) dimenticandosi di dare la precedenza e un pakistano, in vena di sfidare le leggi della fisica, si è fatto malissimo al pube cercando di infilarsi tra me e un'auto.

Prima o poi mi tocca, ne sono abbastanza convinto. Per quanto possa essere ligio alle regole della strada, la nonna che non si ferma alla precedenza è sempre dietro l’angolo. Finora è andata bene, ma difficilmente può continuare così per tutta la vita.

In momenti come questo mi piacerebbe avere il parere di gente come Reuben Feffer o Micheal Burrows (l’assicuratore di …E alla fine arriva Polly e l’investigatore di Darwin Awards); almeno potrei gestirmi al meglio i giorni che mi restano verosimilmente da vivere.

Non avendo amici così squilibrati (cioè, anche molti miei amici sono squilibrati, ma hanno squilibri diversi, molto meno utili), ho dovuto sopperire da solo alla mia paranoia. Il poco che ho trovato sta qui: 18,3 ciclisti feriti per 100.000 abitanti; 0,65 morti per 100.000 abitanti (in più "la localizzazione degli incidenti per pedoni e ciclisti avviene principalmente nelle strade urbane, dove sono concentrati il 42% dei morti ed il 72% dei feriti", ipse dixit).

Morale: quasi quasi mantengo la polizza contro infortuni accidentali che ho appena chiuso…si sa mai…

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