martedì 18 dicembre 2007

Emmaus insegna

Sabato mi hanno fatto leggere una lettera di Don Andrea Santoro, scritta dalla Turchia appena due settimane prima di essere assassinato. Parlava sì delle tensioni tra culture diverse che si facevano sempre più forti in seno al popolo turco. Ma incredibilmente parlava soprattutto di speranza. Non a caso la lettera si intitolava ‘I fili d’erba crescono anche nella steppa’.

A quasi tre anni dal suo omicidio, l’altro ieri è arrivata la notizia che un altro religioso italiano, Padre Adriano Franchini, è stato accoltellato in Turchia. Ancora una volta da un giovane. Per fortuna lui se la caverà, forse già domani verrà dimesso.

Solo ieri mattina, leggendo i giornali locali, ho scoperto che Padre Adriano è uno dei frati del convento di San Martino in Rio, dove sono passato un sacco di volte.

Leggendo le parole di Don Santoro, sabato, ho pensato che sarebbe stato eccezionale trascorrere una giornata in compagnia di quel prete. Perché allora, mi sono chiesto, non mi sono mai fermato con un po’ di calma ad ascoltare la storia di Padre Franchini e degli altri frati di San Martino, pur essendo entrato così tante volte in quel convento? Aspettavo forse che morisse anche lui per glorificarlo come un santo e rendermi conto solo allora di averlo a disposizione a pochi chilometri da casa?

E venendo a persone ancora più vicine, perché non ho mai trovato una sera per ascoltare i racconti di un mio amico che è stato sei mesi in una missione in Ecuador?

Tutto questo è incomprensibile.

“Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino?”

Certo, diamine.

E allora tanto mi basta per decidere il primo regalo di Natale, forse il più importante, che mi farò quest’anno.

Caro Babbo Natale, nel 2008 mi ritaglierò più tempo per ascoltare le persone importanti.

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