mercoledì 24 dicembre 2008

Sappiatelo

Volevo scrivere un bel post natalizio sulla miopia di Tremonti, sull'immobilismo di Scajola e sulla folle promessa elettorale di abolire l'ICI di Berlusconi. Il tutto in relazione alla crisi. Poi ho pensato che basta il pensiero e un buon link.

Molto meglio tornare a sgranocchiare torrone e cioccolatini.


C'è crisi dappertutto?

Io lo leggo sui visi
dappertutto c'è crisi
(C'è crisi - Bugo)

Incontro un amico che lavora in un'azienda che fa macchine per la manutenzione delle ferrovie e mi dice che non hanno sentito per niente la crisi.

Un'amica che lavora in una piccola impresa che fa prodotti cosmetici, dice che i casini li hanno avuti l'anno scorso, ma che quest'anno è andato bene.

Un amico ha appena trovato lavoro in un'azienda metalmeccanica che fa cilindri, mica componenti hi-tech.

L'altro amico che lavora in Ferrari, dice che tutto prosegue a gonfie vele. E che stanno cercando gente da assumere.

Landi Renzo comunica di aver stipulato un accordo con Fiat per la fornitura degli impianti gpl.

Nel settore del search marketing, l'amico Nereo, dice che sta cercando otto (!) nuove figure per la sua impresa. Smanettoni fatevi sotto.

Un'altra piccola impresa mi ha detto che sta cercando un giovane per avviarlo al ruolo di commerciale Italia.

Insomma, qualche segnale di speranza dall'economia reggiana c'è.

La meccanica agricola, per esempio, tira ancora. E questa è la terra delle macchine per l'agricoltura e dei relativi componenti.

Anche qualche brutto segnale c'è, è ovvio.

Un settore che è proprio fermo è quello dell'edilizia, che si tira dietro una filiera interminabile che va dai materiali da costruzione, ai mobili, alle scale, alle piastrelle, fino alle macchine per il movimento terra e ai loro componenti.

L'altro urlo di dolore arriva dall'automotive. Qui le aziende soffrono anche di più perchè questo è sempre stato un settore dove i capofiliera hanno dettato legge ai fornitori su tempi di consegna prezzi e tempi di pagamento. Così è bastato qualche mese di crisi per mettere in ginocchio tante piccole aziende.

In più il vero problema arriva della banche, che se la stanno facendo sotto e smettono di prestare soldi, soprattutto alle piccole imprese. Così chi ha nel cassetto qualche nuova idea ed è pronto a ad avviare nuovi investimenti, si trova senza aiuto e senza possibilità di reagire con nuovi progetti. Probabilmente il lato peggiore della crisi è questo. Non ci stanno rimettendo le penne solamente le aziende disorganizzate, senza idee e con un prodotto maturo. Anche chi ha buone capacità, visione imprenditoriale e ottime idee, rischia di non riuscire a sfruttare nessuno di questi asset di fronte alla sordità del mondo della finanza.

Non so cosa ne pensino Tremonti e Scajola, ma è in momenti come questi che si dovrebbero vedere interventi seri di politica industriale.
In teoria.


domenica 21 dicembre 2008

Mi sono giocato la possibilità di un last minute alle Maldive o a Cuba fino al 2015

Il 26 dicembre parto per Israele. Destinazione Tel Aviv, poi Gerusalemme, poi Petra eccetera eccetera eccetera.

Non so se sia vero, ma mi hanno raccontato che una volta che le autorità israeliane avranno timbrato il mio passaporto, questo documento non potrà più essere usato per andare nei Paesi che non riconoscono lo stato di Israele o che non mantengono rapporti diplomatici con esso.

Cioè "solamente": Afghanistan, Algeria, Arabia Saudita, Bahrain, Bangladesh, Bhutan, Brunei, Ciad, Corea del Nord, Cuba, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Guinea, Indonesia, Iran, Iraq, Isole Comore, Kuwait, Libano, Libia, Malaysia, Maldive, Mali, Niger, Oman, Pakistan, Qatar, Siria, Somalia, Sudan, Taiwan, Yemen.
(via Wikipedia)

giovedì 18 dicembre 2008

Nel paese dove è nata Orietta Berti...

Il comitato del PD del comune di Cavriago ha mandato una letterina di buon Natale alla segreteria nazionale del PD.
C'è scritto che la sezione del paese non verserà più la quota di adesione al partito nazionale. Perchè i membri del PD locale si sentono traditi e non rappresentati dagli organi nazionali del loro schieramento (qui la lettera integrale):
Pensiamo sia una forma di protesta legittima nei confronti di un gruppo dirigente che non sta facendo il proprio lavoro e che sta deludendo i 12 milioni di elettori che ad aprile scorso hanno scelto il PD. E'una scelta contro l'immobilismo e che chiede al Partito di essere unito.

[...]
Oggi ci troviamo con un Partito in cui sono stati rinnovati solamente i livelli di base, mentre tutti i protagonisti sono rimasti gli stessi dei partiti preesistenti. Il ricambio delle classi dirigenti nazionali è ben lontano dal vedersi e la delusione dell’elettorato è palpabile. Come se tutto ciò non fosse già abbastanza deludente, le inchieste giudiziarie in diverse regioni del sud dimostrano l’esistenza di gruppi dirigenti locali del PD che concepiscono l’amministrazione pubblica come un modo per fare affari. Noi [...] chiediamo:

[...]
2) Le dimissioni dal proprio incarico e l’espulsione dal PD di amministratori che non hanno saputo gestire la cosa pubblica [...] o che hanno responsabilità di vario genere in inchieste giudiziarie;

3) L’utilizzo delle primarie per scegliere i candidati alle elezioni europee del 2009 e la totale esclusione dalle liste di chiunque abbia inchieste a proprio carico;
[...]

La scelta del Circolo di Cavriago è molto forte ma se sarà seguita anche da altri pensiamo possa essere l’unica in grado si cambiare qualcosa.
Non ce la sentiamo di chiedere, con la nostra faccia, a centinaia di cavriaghesi la sottoscrizione di una tessera destinata a sostenere il Partito nazionale, che non riesce a uscire dal guado. Il PD non ha solo una responsabilità verso i propri militanti, ma ce l’ha anche nei confronti del paese perché è l’unica vera alternativa all’attuale maggioranza.
Per disegnare la cornice di questo delizioso quadretto natalizio, occorre spiegare per dovere di cronaca che Cavriago è un paese della rossa Emilia, dove c'è un busto di Lenin. Un pezzo unico in Italia, che ha isprato un romanzo di Giuseppe Caliceti (sul trapasso da PCI a PDS) e una canzone degli Offlaga Disco Pax, che si chiama Piccola Pietroburgo, e fa più o meno così:

Nel paese dove è nata Orietta Berti c'è Piazza Lenin.
Ed in mezzo un busto di Lenin.
Se uno ci pensa non ci può credere.
Faceva un po' schifo Piazza Lenin, ma ora la stanno aggiustando.
Una testa di metallo scuro e ai suoi piedi qualche dedica e qualche fiore.
C'è scritto che è stata fusa nel 1920 e poi donata da una sezione
del partito Comunista dell'Unione Sovietica.
Perché, ed è la cosa davvero pazzesca,
Lenin è il sindaco onorario di Cavriago da sempre.
Nessuno ha mai revocato la delibera del consiglio comunale di allora.
La piazza è rimasta Piazza Lenin e gli abitanti ne sono fieri.

Novemila anime alle porte di Reggio Emilia.
Il sindaco è stato eletto da una maggioranza di sinistra,
senza centro, da fare invidia ad Enver Hoxha e Kim Il Sung.
Avevano chiuso il cinema e molti hanno deciso che Cavriago
non poteva non avere il suo.
Hanno fatto un circolo, due progetti
e in un anno ecco una multisala in pieno centro
con film di prima visione che viene gente anche da fuori a vederli.
Cooperativa Cinema teatro Novecento:
i soci sono centinaia, tutti volontari come alla festa dell'Unità.
E delle sere a strappare i biglietti c'è un assessore,
delle sere Jukka Reverberi,
delle sere Federica, la figlia del sindaco,
una giovane compagna molto bellina.

Ricordate la Madonna che piangeva sangue a Civitavecchia?
Qualche anno fa tutti i giornali ne parlavano
dando per buona la possibilità del miracolo.
Ebbene, in un impeto di ribellione per tanta imbecillità
in quei giorni anche il busto di Lenin cominciò a lacrimare.
Ne parlò perfino la Komsomolskaya Pravda:
"Vicino a Reggio Emilia, in Italia, travolta da insolito disgusto
una scura statua del compagno Lenin ha pianto lacrime bianche
come le navi del porto di Arcangelo".

Che all'ombra del busto di Lenin stia nascendo una piccola rivoluzione?
Forza Cavriago

e Buone Feste PD


(via Wittgenstein. Se siete arrivati fin qua, assolutamente da guardare)

Il libro di Natale

Per mesi ho cercato in biblioteca La Decrescita Felice di Maurizio Pallante, un libro che parla dell’insostenibilità della crescita infinita del PIL e di stili di vita sostenibili. Ma niente, era sempre già a prestito.

Inutile anche rivolgersi alle librerie. Il libro è in attesa di essere ristampato da più di un anno. E Non era disponibile neppure ad una serata con l’autore alla quale ho partecipato.

Ieri finalmente l’ho trovato, in biblioteca, e l'ho preso. Anche se ormai i contenuti di questo libro sono stati rimasticati un po' da chiunque.

Ah, ho preso in prestito anche questo, in cerca di nuove emozioni.

Poi credo che non leggerò saggistica fino al 2010.

PS – E comunque leggete il punto 10 di questa lista e segnatevelo da qualche parte, anche se l’italiano è quello che è.

mercoledì 17 dicembre 2008

Economia della felicità

Ieri sera ho finito di leggere Economia della Felicità di Luca De Biase, giornalista caporedattore di Nova24, l’inserto del giovedì del Sole24Ore dedicato al mondo dell’innovazione, dove si parla di fonti energetiche rinnovabili, industrial design, nuove tecnologie, web 2.0 e nuovi modelli di business.

De Biase per chi non lo sapesse ha anche un blog, uno di quei blog che fattura qualche migliaio di lettori. Roba grossa, insomma. Ma al contrario di molti suoi colleghi blogstar non ama il copia e incolla e non parla dei soliti due o tre fatti di cronaca arcinoti (applausi).

Economia della felicità è un libro che parla di blog e nuovi media per arrivare a mettere in crisi alcuni fondamenti del mondo della comunicazione tradizionale, del marketing e del sistema economico occidentale stesso.

I concetti alla base del libro sono molto interessanti: si parla di blogosfera come di un ecosistema complesso dove la fiducia tra gli utenti riporta l’individuo al centro di una parte (destinata a crescere) dell'economia. Fino a pochi anni fa la pubblicità delle imprese era solamente unidirezionale e l’utente/cliente/consumatore era solamente passivo. Oggi grazie allo sviluppo dei blog e dei social network sta nascendo un nuovo modello di comunicazione multidirezionale che sta sconvolgendo gli assiomi del marketing del secolo scorso. Gli utenti che prima erano passivi oggi creano contenuti, si scambiano suggerimenti, alimentano critiche e segnalano inefficienze. Si può quasi parlare di un umanesimo del XXI secolo, basato su un atto gratuito di chi investe una piccola parte del proprio tempo per mettere in circolo informazioni con un ottica collaborativa.

I quattro lettori di questo blog che impareranno nel tempo a trovarsi d'accordo con me, per esempio, probabilmente riterranno più fondato un consiglio commerciale scritto qua sopra che un messaggio pubblicitario in prime time su Canale5. E se queste persone, magari dopo aver testato di persona, condividono lo stesso suggerimento con loro conoscenti (o sul web a loro volta), ecco che si avvia un piccolo effetto palla di neve che è costato zero euro e che funziona probabilmente più di una campagna stampa. 10 anni fa questo era un fenomeno che coinvolgeva solo utenti superspecializzati su qualche forum informatico, oggi il potere mediatico del web 2.0 si sta iniziando a manifestare al di fuori della cerchia di appassionati, tra altri 10 anni chissà.

Altra tesi affascinante del libro è quella sull’importanza di un singolo blog, che da solo non vale niente, ma se integrato in un sistema complesso composto di numerosi blog e altre piattaforme, diventa il nodo di una grande rete. E al crescere della rete cresce anche l’importanza del nodo, chiaramente.

A fronte di questo, però il libro ha anche limiti evidenti:

- è caotico. E’ complicato trovare un filo conduttore all’interno delle 200 pagine del libro. Gli spunti interessanti sono innumerevoli, ma c’è troppa carne al fuoco e si fatica a costruire un reticolo mentale che permetta di incasellarli tutti attraverso un percorso logico.

- è ridondante. I concetti fondanti del libro talvolta molto spesso si ripetono. Il livello di approfondimento però rimane sempre inadeguato, forse per i troppi input che il libro vuole fornire. E qui si torna al punto precedente.

- non comunica dati quantitativi. Da un giornalista del principale quotidiano economico italiano ci si aspetterebbe un’analisi anche di tipo quantitativo. Invece di numeri e di dati si scorgono solo pallide tracce. Delusione.

- ha un tono saccente. I nomi di economisti, antropologi, sociologi, tecnologi e marketer vengono sciorinati come se si trattasse di personaggi che tutti dovrebbero conoscere, con una certa saccenza (a tratti sembra di leggere un paper di Dervis Fontecedro o di Luigio Guastardo della Radica, Ah la tauromachia…). Ma sono nomi senza volto e senza storia. Certe confidenzialità meglio riservarle solo a personaggi come John Maynard Keynes e Adam Smith. O per cambiare campo Bill Gates e Steve Jobs.

In generale, è comunque un buon libro adatto soprattutto a chi non è già dentro il web 2.0, o a chi ci ha messo dentro solo un piedino (vedi la bolgia di Facebook). A loro potrebbe servire a capire che dietro alle quattro stupidate di qualche blogger sfigato in realtà c’è una rivoluzione mediatica che è già iniziata senza aver chiesto il permesso a nessuno.

PS – Così, per la cronaca, i post più visitati qua sopra sono Merlino e BNL Revolution. Due post pubblicitari.


sabato 13 dicembre 2008

La lista dei desideri Save The Children

Succede che quelli di Buzzparadise mi mandano un'email dove mi spiega che se pubblico un post per promuovere Save the Children e la sua campagna di regali natalizi per i bambini più poveri, loro donano 10 euro a questa organizzazione.

Poi succede che io me la prendo comoda, perchè iniziare a parlare di Natale e di regali già dai primi di dicembre mi mette l'ansia.

Oggi, che mi decido a pubblicare questo benedetto post, scopro che il numero massimo di partecipanti è gia stato raggiunto. Quindi niente 10 euro a Save the Children per merito mio. Pazienza.

Vi spiego comunque come funziona la faccenda, che è a prova di imbecille.

Andate sul sito www.desideri.savethechildren.it, scegliete un articolo da donare adeguato alle vostre tasche e poi potete inviare una cartolina ad un amico o parente, spiegando che quest'anno i soldi destinati al suo regalo avete preferito darli in beneficienza, magari a suo nome.

Oltre ai classici vaccini, si può scegliere anche tra prodotti un po' più insoliti, tipo una tenda contro le zanzare malariche o un branco di polli.

Se non sono stato abbastanza chiaro, te lo rispiega Giobbe qua.

Se qualcuno che legge aveva intenzione di farmi un regaluccio per Natale e non l'ha ancora comprato, aderisca a questa campagna. Amen.

Baci a tutti, che a Natale siamo tutti più buoni.

venerdì 12 dicembre 2008

C'è davvero scritto "Contro la crisi?"

"Contro la crisi".


Contro la crisi??? Se fossi iscritto alla CGIL oggi come minimo avrei dato fuoco alla mia tessera su Youtube.

Ma come si fa a pensare uno slogan tanto stupido per uno sciopero? Beh, poi non ci vuole molto a capire perchè il movimento sindacale sia in crisi di identità.

Scioperare per ottenere un rinnovo dei contratti sta nel gioco delle parti, scioperare contro un sopruso o per far valere un legittimo diritto è giusto, scioperare contro le morti bianche è doveroso.

Ma "Contro la crisi" che cavolo c'è da scioperare?

Mah, forse con le aziende in difficoltà, sindacato e scioperanti hanno deciso che era il caso di lasciare una giornata di stipendio nelle tasche degli imprenditori, non so. Non per niente è la prima volta che vedo Montezemolo "in sintonia" con la CGIL contro la crisi.

Altre giustificazioni per un titolo così bislacco proprio non ce ne trovo, eppure mi sono impegnato.

La CGIL in questa storia sta solo scimmiottando quelle inutili manifestazioni populiste messe in piedi, un anno fa circa, da un tizio basso, ricco e indagato, che pochi mesi fa ha vinto le elezioni.

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E ora, per stemperare l'atmosfera, due storielle su scioperanti atipici:

1- Quando facevo lo stage all'ENEA di Bologna, ho conosciuto un ricercatore che era rimasto così ancorato ai suoi valori rivoluzionari da sessantottino che a 60 anni suonati portava ancora l'eskimo dei tempi andati. Era un comunista vecchio stampo, che per più di 30 anni se ne è infischiato del mondo che cambiava, del PCI che diventava PDS e del Muro che crollava.
Aveva però un'anomalia: non scioperava. O meglio, ad ogni sciopero lui andava a lavorare, ma non timbrava il cartellino.
Ci provai a chiedergli quali fossero le motivazioni alla base di quell'insolito metodo di contestazione. Ma come in ogni altra discussione che facemmo, lui finì a parlare delle sfighe del mondo, dalla globalizzazione malata al del potere oscuro della chiesa.

2- Due persone che hanno avuto esperienze in Giappone (in Toyota) mi hanno raccontato (non so se sia vero) che lì in diversi casi gli operai scioperano aumentando i ritmi di lavoro. E' un modo per dire ai dirigenti: "Visto? Se solo volessimo potremmo produrre di più (stronzi, ndr)".
Non c'è niente da fare, i giapponesi sono proprio scemi.


domenica 7 dicembre 2008

Riabilitazioni acustiche

Nemmeno due mesi fa avevo scritto che l'acustica del Calamita (locale di musica live vicino a Reggio Emilia) era deprecabile.

Scusate, errore mio.

Venerdì ci sono tornato, per ascoltare i Marta sui Tubi e ho assistito ad un concerto per me sorprendente, che mi ha lasciato in uno stato di estasi per qualche ora. L'acustica, in questo caso, è stata perfetta, come tutto il resto. Veramente difficile immaginarsi qualcosa di meglio da questa serata.

Quindi, evidentemente, per quanto riguarda i suoni, il locale non c'entra e c'entra molto di più l'abilità dei fonici e di chi sta sul palco.

Se qualcuno poi vuole assaporare qualcosa del concerto dei Marta sui Tubi, per fortuna c'è anche qualche blogger serio che documenta come si deve certe belle serate.


lunedì 1 dicembre 2008

Se fossi nato qualche anno prima...

Avrei sicuramente fatto carte false per andare a sentire questi personaggi:
  1. i Beastie Boys ai tempi buoni, chè regalavano
  2. Jeff Buckley il 15 luglio 1995 alla festa dell'Unità di Correggio
  3. i CCCP Fedeli alla linea, quando ancora Giovanni Lindo faceva quello di sinistra
  4. i Faith No More
  5. i Limp Bizkit fino a Chocolate Starfish, che ora sono un ex gruppo, poveri (mea culpa su di loro, potevo andarci a Bologna...)
  6. i Nirvana, che nel 1994 suonarono a Modena
  7. i Red Hot Chili Peppers ai tempi del calzino
  8. gli Skid Row, ma solo nel tour del loro disco d'esordio omonimo
  9. probabilmente i Timoria quando c'era ancora Renga. Per dovere generazionale, immagino
  10. Mah, fate voi. Forse un Fabrizio De Andrè negli ultimi anni di vita, ma non so se ci sarebbe stata l'occasione, perchè di concerti ne faceva pochi
A parte queste mancanze qui sopra, però, non mi posso certo lamentare. Chi volevo ascoltare live l'ho ascoltato, all'incirca. Vorrei solo vedere i R.E.M., ecco. E un po' in fretta, vista la cera di Stipe.

Poi ci sarebbero anche i Placebo e i Muse, vabbè, ma per loro che sono giovani e forti c'è tempo.


mercoledì 26 novembre 2008

La curiosità della settimana #2 - Il concetto di spaziotempo per Robin Hood

All'inizio del film "Robin Hood - Principe dei ladri" Kevin Costner e Morgan Freeman, di ritorno dalla crociata, arrivano in barca in Inghilterra nei pressi delle scogliere di Dover.

Kevin, dopo essersi un po' rotolato per terra e aver baciato la sabbia, esclama:
Azeem, entro stasera saremo a casa. Solo 5 miglia ci separano.
Bene.

Nottingham dista da Dover 196 miglia, percorribili a piedi in 2 giorni e 17 ore.
La foresta di Sherwood dista da Dover 210 miglia.
Robin abitava a Locksley, che non si sa dove sia di preciso. Comunque è lì intorno, su questo non ci piove.

E poi qualcuno si meraviglia che i giovani americani non sanno la geografia. Suvvia, chi semina vento raccoglie tempesta.

PS - Sempre sia lodata Google Maps.


Hillary e Bill in salsa postcomunista

In America hanno Bill e Hillary, noi non meno modestamente abbiamo l'Antonella e Uris.

Bill, 62 anni, capigliatura folta, amante del jogging, 2 volte presidente degli Stati Uniti. Sempre al fianco della compagna di vita e di partito Hillary nella di lei campagna elettorale per la medesima poltrona. Belli, brillanti, intelligenti, amati dai cittadini, e, nonostante tutto, immagine della coppia ideale (in grado di lavar via anche le macchie più ostinate). Sempre lì al centro dei giochi di potere, e incredibilmente, ancora molto stimati, dopo tanti anni. Anche dopo il sorpasso di Obama, affrontato da veri signori.

Noi a Reggio abbiamo l'Antonella e Uris, che non sono da meno. Lei detta "la zarina", 50 anni passati a lunghi tratti con la sigaretta in bocca e per 3 volte lider maxima di Reggio Emilia. Il suo lui è Uris, classe 1950, qualche anno e qualche capello in meno di Bill. Ex PCI di ferro, figlio di PCI di ferro, immagino. Ce lo dice il nome: Uris. Perchè i veri comunisti scelgono i nomi giusti per i loro figli ("niente nomi di santi da lunario", cit.). Un amore sbocciato forse nelle sezioni del Partito, ma mai ufficializzato con un matrimonio, roba da cattocomunisti moderati.

Uris, dopo 15 anni passati al timone della multyutility cittadina AGAC (poi Enia) come DG e AD, nel 2006 si è dimesso. Appena 8 mesi dopo le elezioni che hanno posto fine all'ultradecennale mandato da sindaco di Antonella. Strano come gira il mondo.

Oggi un altro pezzo di questo parallelismo in salsa emiliana si sta per aggiungere. Da più parti si dice che Uris, a qualche anno di distanza, si candiderà per prendere il posto che era della sua compagna. Proprio come Hillary e Bill.

Quello che non torna tanto è che la zarina pare avere adesso più amici a destra che a sinistra, nel suo attuale ruolo di presidente della fondazione bancaria cittadina, e che Uris, se si candiderà, sarà il candidato del blocco ex Democrazia Cristiana.

Questo è un po' meno da Bill e Hillary.


martedì 25 novembre 2008

Motorola puzza

Ecco una notizia che ha avuto troppo poco risalto in giro (via Beppe Caravita): il centro R&D Motorola di Torino chiude. Almeno pare.

Notizia che brucia molto, anche perchè, come dice Chiamparino:
"La Motorola ha ingannato la città. Ha ottenuto, in via indiretta, 11 milioni di finanziamenti pubblici, ha goduto di una serie di vantaggi per insediarsi a Torino e nel giro di due giorni ha deciso di chiudere baracca e burattini". (Repubblica)
E per aggiungere al danno la beffa:
"Fino alla scorsa settimana i dirigenti locali discutevano con il vicesindaco sulla possibilità di ampliare l'insediamento: chiedevano fino a 2000 metri quadrati in più".
Torino all'inizio del millennio si era giocata a lungo con Bologna l'insediamento della multinazionale e aveva creato la fondazione Torino Wireless, per diventare la capitale italiana dell'ICT.

Non era una brutta idea.


venerdì 21 novembre 2008

Coreya

Mercoledì prossimo, 26 novembre al Maffia, storico circolo Arci di Reggio, suoneranno i Coreya, che in quest'occasione presenteranno il loro primo album "Al silenzio".

A prescindere che i Coreya sono tutti amici che abitano tra 300 metri e 1500 metri da casa mia, sono un gruppo davvero interessante. Con diversi pezzi orecchiabili già al primo ascolto, alcuni brani con ottimi testi e finalmente, dopo anni di gavetta e di feste dell'Unità con palchi macabri e fonici raccapriccianti, uno spettacolo live quasi da "pro".
Su Myspace hanno una loro pagina dove si può ascoltare qualcosa: una visita è vivamente consigliata.

Genere dei ragazzi? Per essere il più nazionalpopolare possibile li battezzo come un incrocio pericoloso tra Linkin Park e Negramaro. Anche se loro probabilmente avrebbero preferito essere accostati a Marlene Kuntz e Deftones.

Dimenticavo, mercoledì è gratis!

Due giorni dopo, su quello stesso palco, suoneranno gli Offlaga Disco Pax. Ossia il turbamento esistenziale del mio autunno/inverno 2008.

Per chiudere, visto che non c'è due senza tre, consiglio un altro gruppo reggiano: i Lineaviola. Loro uno dei migliori dischi italiani che ho sentito negli ultimi anni: Maledetto Copernico (2004). Questo è il video de "Il portavoce".

Ah, dimenticavo. Se siete personaggi avanti (?) potete segnalare la vostra partecipazione al concerto sugli eventi creati su Facebook e Lastfm.

mercoledì 19 novembre 2008

Cannibalizzazione tecnologica

Domani vado ad un convegno sul Wi-Max, organizzato dal Sole 24 Ore e da Aria, la società che ha vinto il bando per la gestione della rete Wi-Max in Italia.

Sono certamente interessato a saperne di più in generale, ma soprattutto vorrei capire come cercheranno di arginare i rischi di cannibalizzazione tecnologica che arriveranno con una nuova tecnologia come il Wi-Max*, che sembra poter funzionare con costi fissi bassissimi per i gestori della rete.

Se il Wi-Max funzionerà come promettono, che fine faranno tutte quelle società che solo qualche anno fa hanno speso centinaia di milioni di euro per stendere chilometri di fibra ottica sotto le strade delle nostre città, visto che credo proprio che non siano ancora rientrate dai loro investimenti?

Facile che per i primi tempi il Wi-Max sarà disponibile a prezzi non molto più bassi di quelli degli altri operatori via fibra, altrimeti Telecom e Fastweb salterebbero in aria in pochi mesi senza possibilità di correre ai ripari.
Probabilmente il Wi-Max partirà facendosi strada soprattutto nelle zone non servite da Adsl (montagna e campagne sperdute) per non dare un'altra mazzata stile Parmalat all'economia italiana, certo che però sarà dura tenere la museruola al mercato. Soprattutto per un'azienda come Aria, che pare avere le spalle più che coperte (da Goldman Sachs) e può permettersi di non aver paura di nessuno. Qui un interessante intervista all'AD di Aria.

Forse, i grandi player delle telecomunicazioni sono stati un po' miopi qualche anno fa. Se solo fossero riusciti a guardare avanti di qualche anno magari avrebbero evitato di cablare mezza Italia. Se avessero previsto l'avvento così rapido di una tecnologia come il Wi-Max, forse avrebbero cablato solo le zone che commercialmente promettevano di più, i grandi centri insomma, cercando banalmente di minimizzare gli investimenti e massimizzare i profitti.
Forse sarebbe stato ancora meglio far diffondere mainstream il Wi-Max, per poi andare a cablare solo quelle zone ad alta intensità di traffico dati, dove la fibra ottica può dare ancora quel quid in più (zone industriali, ospedali, Pubblica amministrazione). Ma il progresso non aspetta, nemmeno per 7-8 anni. Sebbene 7-8 anni, nella storia dell'umanità siano come una goccia nel mare.

Senza parlare poi dei cellulari. Se davvero internet sarà ovunque, a cosa serviranno le teleonate tradizionali e gli operatori di telefonia mobile tradizionali? Basterà una connessione flat per essere connessi con tutti via Voip. Addio addebiti per le telefonate, gli sms e tutto il resto.

Prevedo cazzi acidi per i nostri amici delle telecomunicazioni.

(Promemoria del giorno: non comprare azioni Telecom o Fastweb)

* Wi-Max in 3 parole per chi non ne ha mai sentito parlare: Internet senza fili.
Integrazione di 33 parole: differente rispetto alla tecnologia wi-fi, perchè questa prevede una rete locale (es. una piazza o un condominio), mentre il Wi-Max prevede una rete estesa, come per la tv o per la copertura telefonica.

sabato 15 novembre 2008

La curiosità della settimana - Una rubrica ad alto tasso di inutilità #1

Antonio Egas Moniz, medico portoghese che nel 1936 svolse il primo intervento di lobotomia (leucotomia prefrontale il termine scientifico), ricevette il premio Nobel per la Medicina nel 1949 proprio per questi suoi studi.

Motivazione ufficiale: "per la scoperta del valore terapeutico della leucotomia in alcune psicosi".

Oggi la lobotomia è considerata una pratca barbara, soprattutto grazie ai disastri provocati da qualche medico americano macellaio, che lobotomizzava chiunque fosse un po' iperattivo, riducendo persone assolutamente sane a manichini ambulanti.

Celebre il caso di Rosemary Kennedy, sorella di Bob e John Kennedy. Qui la sua tragica storia.

Negli ultimi anni alcuni parenti statunitensi di lobotomizzati hanno chiesto l'annullamento del premio a Moniz, ma non se ne è fatto nulla.

Se avete appena mangiato, consiglio di leggervi la pagina di Wikipedia sulla lobotomia.

(spunto arrivato leggendo "Economia della felicità di Luca De Biase)

mercoledì 12 novembre 2008

Marketing a Palazzo Madama

Ora, lavoriamo un po' di fantasia.
Ipotizzate di essere un sindaco.
Ipotizzate di organizzare un concerto con il Cesare Cremonini della situazione per la festa dell'Unità del paese.
E ipotizzate che vostra figlia quindicenne sia iscritta al fan club di Cesare Cremonini.

(Sono ipotesi di partenza, quindi non sono ammesse obiezioni tipo "nel mio comune non ci sarebbe la festa dell'Unità ma la festa della Padania" oppure "io i soldi per la tessera del fan club a mia figlia non li darei", portate pazienza)

Dicevo, ammesse queste tre condizioni, vi sembra di buon gusto far salire vostra figlia sul palco per farle chiudere il concerto insieme a Cesare, o le fareste piuttosto conoscere il suo idolo nel backstage?

Ecco, questo per dire che io a vedere Silvio che porta i suoi giocatori brasiliani a Palazzo Madama a fare le foto ricordo insieme a Lula ci sono rimasto di merda.
Non che sia una cosa grave di per sè, chiaro. Ma è un segnale penoso di come il nostro premier non abbia il benchè minimo riguardo nei confronti del suo ruolo istituzionale. Ancora una volta ha dimostrato di non avere nessun freno inibitore nell'usare la sua posizione pubblica per alimentare il suo privato egocentrismo.


Sarebbe bastato poco. Chiamare anche i brasiliani della Roma, per esempio, che a Roma c'erano pure già. Il livello di tristezza sarebbe già sceso di qualche tacca. Ma invece no.

Se non altro i ragazzi non indossavano la divisa ufficiale del Milan, almeno quello.
E' dura tifare Milan di questi tempi. Molto dura.

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Rimanendo su Silvio e sul suo ego, ma parlando di cose un po' più serie (su cui già fiumi sono stati scritti), volevo segnalare che l'analisi più centrata che mi è capitata sotto mano è quella di Luca De Biase, leggetela che merita.


lunedì 10 novembre 2008

I trend che cambiano

Gerusalemme, 2008 - Militari che cercano di fermare una rissa tra religiosi.
Uhm...Ma non sarebbe più logico il contrario?

martedì 4 novembre 2008

4 novembre - Giornata in memoria dei Caduti di tutte le guerre

In seconda elementare avevo una maestra che si chiamava Gigliana. Quello era il mio primo anno di scuola, visto che feci la primina.

Ricordo che il 4 novembre ci fece uscire dalla scuola, ci fece attraversare la statale 63 e ci portò nella minuscola piazza di Cadelbosco Sotto, dove c'era un cippo commemorativo con i nomi delle persone del paese Cadute durante la seconda guerra mondiale.

All'epoca non capii molto bene il perchè di quell'uscita al freddo di novembre. Oggi, mi rendo conto che è l'unico ricordo definito di quel mio primo anno di scuola.

La Gigliana fu anche la maestra di mio padre, a Santa Vittoria, pochi chilometri più verso il Po e tanti anni prima. Sono pronto a scommettere, anche se non ne ho la certezza, che pure tanti anni prima avesse portato i suoi bambini di allora al cippo di Santa Vittoria.

Alla fine di quell'anno scolastico andò in pensione. Al suo posto arrivarono tre maestre. Tutte brave e tutte più giovani.

Ma nessuna di loro ci portò mai "in gita" al cippo commemorativo.


lunedì 3 novembre 2008

Una città di morti

Ho finito di leggere Il sergente nella neve il 2 novembre, il giorno dei morti. Strana coincidenza.

Per chi non lo sapesse, questo è un libro che racconta, attraverso l'esperienza diretta del sergente maggiore Mario Rigoni Stern, la tragica mattanza di alpini italiani in Russia, nel 1943. Soldati mandati a morire con mezzi inadeguati e con armi che si inceppavano di fronte all’inverno russo.

Mi venne una gran voglia di leggere questo libro dopo aver visto in tv il monologo teatrale di Marco Paolini, trasmesso in diretta senza interruzioni pubblicitarie da la 7, circa un anno fa. Soprattutto perchè mi scoprii un perfetto ignorante su un pezzo grosso di storia del nostro paese che ha coinvolto chissà quante famiglie (le cifre ufficiali parlano di 26115 morti e 63684 dispersi senza contare i feriti, come se domani scomparisse una piccola città). E mi sembrava doveroso recuperare.

In realtà il libro non parla per niente di quello che c’è dietro la grande ritirata di Russia e della scelta scellerata di mandare sul fronte russo 220.000 italiani al macello sul Don. Parla di piuttosto di odori, di luci, di amicizie, di proiettili, di lettere dalla morosa ricevute in trincea e dell’umanità tra soldati nemici.

Le informazioni storiche che cercavo non le ho trovate, ma appena ho finito l’ultima pagina mi sono reso conto di aver letto un capolavoro.



giovedì 30 ottobre 2008

L'annoso problema dei moduli predisposti alla cazzo di cane

Se vi capita di compilare un modulo cartaceo (che si tratti di un modulo per l'iscrizione in palestra, per ordinare un bonifico in banca, per iscriversi al torneo di calcio balilla in parrocchia o per chiedere un preventivo per far sterilizzare la gatta non c'è differenza), nel 90% vi troverete di fronte ad una irritante seccatura.

Lo spazio dedicato all'inserimento dell'indirizzo email è quasi sempre minuscolo. Spesso è uguale allo spazio lasciato per inserire i numeri di telefono e fax.

E' una roba che mi manda in oca*.

Perchè chi è sfigato come me e ha un indirizzo email di 31 caratteri (sul lavoro pure peggio, 36) deve slogarsi il polso ogni volta che deve compilare uno stupido modulo?

Cosa ci vuole ad allungare lo spazio per l'inserimento dedicato agli indirizzi email? Ve lo dico io, un minimo di intelligenza. Ecco cosa ci vuole.

Occorre far partire una crociata contro questi moduli preparati da gente poco sveglia (un esempio a caso qui).

Siamo nel 2008, eccheccavolo!

* Mi fa incazzare, per i non reggiani


martedì 21 ottobre 2008

Arci pigliatutto

Notizia di un paio di giorni fa: a inizio novembre a Reggio riapre il cinema Alcorso in centro storico. La gestione della sala sarà dell'amministrazione comunale per qualche mese, poi a gennaio dovrebbe esserci un bando di gara per designare i nuovi gestori.

Notizia di oggi: chiude il cinema Cristallo, gestito da anni dall'Arci.

Non ci vuole molto a indovinare chi sarà il vincitore del bando per la gestione del nuovo cinema, che sarà l'unico di tutto il centro storico di Reggio Emilia.

Che l'Arci abbia gestito il Cristallo in una maniera ai limiti della decenza, beh, conta poco.
Se tra i pretendenti c'è poi anche un gruppo di giovani che è riuscito a far andare bene ben due cinema in questi anni di crisi, dimostrando una capacità decisamente superiore di quella dell'Arci, questo conta ancora meno.
In questi casi, di solito, basta scrivere per benino il bando inserendo qualche vincolo formale per far rimanere in gara solo i concorrenti graditi (cioè uno).

domenica 19 ottobre 2008

Un carroarmato di rock per me

Ieri sera mi sono ricordato perchè non andavo al Calamita da 4 anni.

Ha un'acustica che definire penosa (nel senso di pene) è un complimento. E per un locale di musica dal vivo non è proprio un fattore secondario.

In più ci aggiungiamo che il concerto è iniziato alle 23.50 e che i volumi erano talmente alti che occorreva stare ad almeno 4-5 metri dalle casse (in un locale che sarà lungo una dozzina di metri) per finire la serata con entrambi i timpani integri.

Insomma, più che un concerto, una sofferenza.

Nonostante tutto, però, Il Teatro degli Orrori sono veramente forti.


venerdì 17 ottobre 2008

La finanza islamica

Come insegnano gli Offlaga, i regimi, più che con i carrarmati, si impongono con i dollari e gli euro.

Qualche mese fa, su Nova24 (il settimanale del sole24Ore che parla di innovazione a 360°), c'era questo maxi dossier che parlava degli scenari economico-sociali-ambientali previsti per il 2020. Lo speciale era frutto di un'intervista a non so quale guru americano dello sviluppo sostenibile (da qualche parte dovrei anche avere conservato il paginone, boh... magari lo cerco).

Le informazioni presentate erano tutte interessanti, a partire da quelle sul futuro delle energie rinnovabili. Ma le uniche previsioni che veramente mi colpirono furono due.

1) La fine del pesce
Stiamo rastrellando i banchi di pesce degli oceani, le attività dei pescherecci diventeranno presto antieconomiche, con buona pace di capitan findus e dei dietologi che dicono di aumentare il pesce nella nostra dieta.

Ok, ma questo non era l'argomento del post.
L'argomento voleva essere:

2) Le regole di finanza islamica saranno lo standard
Cioè gli sceicchi, dopo essersi arricchiti con il petrolio, ci comprano. E pretenderanno di utilizzare le loro regole.
La principale regola della finanza islamica: non ci sono gli interessi. Ma questa è solo la più semplice e riduttiva.

Per chi è interessato a quello che ci aspetta, un paio di letture consigliate, semplici semplici giusto per partire, sono questa e questa.

Prima di allarmarsi e iniziare a urlare "Mamma li turchi", magari è bene informarsi. E forse in molti comprenderanno che alcune delle regole della finanza islamica in questa fase diventano necessarie e che spesso fanno riferimento nient'altro che al buon senso. E si accorgeranno che noi certe norme non le applichiamo più solo perchè quello (il buon senso) l'abbiamo perso di vista da un bel pezzo.

Certo che il parallelismo arabi-terroristi che il buon George ci ha ripetuto per anni non faciliterà questa fase.

venerdì 10 ottobre 2008

L'inizio della fine - L'Islanda sta fallendo

I Tg non ne parlano, ma l'Islanda sta fallendo.

L'Islanda è un paese di 320.000 abitanti, con un Pil di 12 miliardi di dollari.
Robetta, insomma, guardando i numeri.

E' come se fosse in bancarotta una provincia come Sassari. Basterebbe annetterla all'Italia e non ce ne accorgeremmo neanche, una provincia in rosso in più non ci farebbe un baffo, a noi che siamo abituati a gestirne a manciate.

Scherzi a parte, la storia di questo piccolo Paese, implica una serie di conseguenze che riguardano tutto il mondo. Potrebbe essere la prima falla di una diga costruita male. L o credo davvero.

Islanda, l'ex paese più vivibile del mondo
Un anno fa l'Islanda era considerato il paese dove si viveva meglio.
Questo non significa (necessariamente) che se la prima in classifica sta crollando presto toccherà anche a tutte le altre. Ma è un segno abbastanza perentorio del fatto che il modello economico occidentale, dove si scambia il benessere con l'opulenza, non è sostenibile.

Un'economia piccola come quella islandese è sicuramente più semplice da mandare in crisi. Lì basta che fallisca una banca (ne avranno due...) e una delle principali imprese (ne avranno 20), che praticamente il 50% del Pil va a farsi benedire.
Altrove c'è sicuramente più margine di manovra, ma bisogna iniziare a farle certe manovre, che piacciano o no (e qui rimandiamo la discussione, che è meglio).
Perchè se saranno i giganti a crollare, il tonfo sarà ben più violento.

Yankee go home?
In aiuto dell'Islanda si è proposta la Russia, che è adata in soccorso dell'economia dell'isola con 4 miliardi di euro.
A prima vista non sembrerebbe una notizia sensazionale. Invece lo è.

Perchè l'Islanda è uno dei pochi Stati senza esercito (probabilmente il più strategico per posizione geografica e importanza economica, insieme a Panama), e fino ad oggi affidava la propria difesa all'esercito degli Stati Uniti, pagando una sorta di canone annuo.
L'alleato storico dell'Islanda, insomma, sono gli stati Uniti. Anche se forse sarebbe meglio iniziare a dire erano.

Una nazione minuscola, strategica per il controllo dell'Artico, amica degli States, soccorsa dalla Russia. Ditemi voi se non vi pare una notizia questa (anche se certo non può competere con la rivista Gusto del TG5).

Dopo l'attacco della Georgia e dopo l'aver piantato una bandiera russa sul fondale dell'Artico, questo è il terzo grande schiaffo che la Russia dà agli USA in pochi mesi.

E tra non molto, con la Groenlandia che diventerà indipendente, non mi meraviglierei di vedere nuovamente lo zampino russo spuntare.

Segnali piuttosto chiari: la Russia non si sente intimorita. E hanno una ragione fottuta a crederlo, loro che possono lasciare dall'oggi al domani l'Europa senza metano.

Per oggi ho finito,
buona Apocalisse a tutti!

mercoledì 8 ottobre 2008

Bologna brucia


Oggi a Bologna, per puro caso, mi sono trovato in Piazzetta Marco Biagi.
Era la prima volta che passavo di lì.

Tornando in stazione, ho trovato il solito orologio che segna le 10.25 e il solito squarcio sulla parete della sala d'attesa.

Il tutto, scopro stasera, mentre concedevano la libertà condizionata a Francesca Mambro.

Il giudice può anche avere fatto la scelta più corretta possibile, non lo metto in dubbio perchè non conosco la vicenda.
L'unica cosa certa è che ai parenti delle vittime (quelli che sono rimasti, verrebbe da dire), a 28 anni dalla strage, non è il caso di andare a dire che il tempo sistema le cose.

martedì 7 ottobre 2008

Perseveranza

C'è una persona che conosco da anni che ho sempre considerato viziata, egoista e xenofoba.

Un giorno, la vidi accostare con la sua auto lussuosa in mezzo alla strada. Eravamo in periodo natalizio.
Scese con un panettone in mano e lo lasciò a un mendicante che chiedeva l'elemosina alla colonna di un semaforo.

Oggi la mia opinione su quella persona non è cambiata nemmeno un po'. E che io abbia ragione o che mi stia sbagliando, non ha molta importanza.
L'unica cosa che conta davvero è l'odiosa etichetta che le ho appiccicato in fronte, ben visibile.

Per non confondermi, che non si sa mai.

sabato 4 ottobre 2008

Vrrrooooommm!

Stamattina ho preso la patente per guidare la moto.
Si chiama patente A3, per la precisione. In gergo patente per moto superiori.

L'esaminatore era Rizziello, il più fetente di tutta la motorizzazione. Un meridionale che va in giro con la camicia aperta sul petto anche a dicembre. Che come auto ha una Subaru ribassata con i cerchi dorati. Che fuma un pacchetto in mezza giornata. Che sfotte chiunque, di continuo. E, soprattutto, che agli esami sega più di un falegname. Uno molto simpatico agli esaminandi, insomma.

Talmente gustoso che, si racconta, una sera a Sassuolo, all'uscita da una pizzeria, abbia trovato la sua auto in fiamme. Ricordino di qualche camionista a cui non ha passato il camion alla revisione, o questo almeno vuole la leggenda urbana.

Mister Simpatia mi aveva già bocciato all'esame per la patente auto. E aveva ragione lui, all'epoca.

Oggi se fossi stato al suo posto mi sarei bocciato, forse. Lui invece mi ha promosso.

2-0 per lui, si potrebbe dire. Mai stato così felice di perdere.


venerdì 3 ottobre 2008

Va bene così come viene

Ingegneria a Reggio funziona, ci mancherebbe. E’ una facoltà che serve, le aziende fagocitano ingegneri e i docenti sono mediamente di buon livello. I ragazzi escono piuttosto preparati e bla bla bla.

Però…

Però, perché guardando il manifesto degli studi di Ingegneria Gestionale – anno accademico 2008/09 – devo vedere che il corso di Gestione dell’innovazione vale 6 crediti, come quello di Scienze delle costruzioni?

Il rapporto tra ore studiate per il primo e per il secondo esame, come ben sa ogni studente che ha superato quei due esami, è circa di 1 a 15. Stiamo affondando a piene mani nel ridicolo.

Quello è solo il caso più eclatante. Ce ne sarebbero almeno altri 5-6 analoghi. Sistemi organizzativi (gran bell’esame), per esempio, che vale 6 crediti come Fisica tecnica (l’inferno). Qui si può parlare di un rapporto di studio 1 a 10.

Sono cose che si potrebbero correggere in 10 minuti, penso. Per di più senza dare fastidio a nessuno.

E ora, il pezzo forte.

L'inglese
Circa un anno e mezzo fa partecipai ad una riunione che doveva servire ai coordinatori dei corsi di laurea per recepire i suggerimenti e le esigenze formative del mondo delle imprese. Ricordo che c’era anche una sorta di valutatore della CRUI, quindi non ci andai giù molto pesante, anche perché obiettivamente, la Facoltà gira e i rapporti con loro sono buonissimi.

Più che altro mi impuntai sull’inglese. Un ingegnere, soprattutto un gestionale, senza inglese, nel 2008, è monco. Vorrei bagni di sangue agli esami di inglese. Invece diciamo che è un esame un po’ troppo tranquillo.

Sei mesi fa circa ci fu un’altra di queste riunioni. Stavolta qualche pezzo grosso dell’Università riuscì a coinvolgere direttamente la regina degli imprenditori emiliano-romagnoli, ossia proprio A.A. in persona, che il giorno prima di partecipare mi incontrò, giusto per uno scambio di battute e per raccogliere qualche spunto. Non cambiai le mie argomentazioni: inglese, inglese, inglese.

Lì per lì mi sembrava anche di fare un servizio all’Università: voglio dire, ti do un suggerimento che ti fa crescere il valore del tuo corso, che ti cambia poco a livello organizzativo, che ti farebbe avere quel quid in più rispetto a Parma e che per di più è gratis. Che vuoi di più?

La risposta
Oggi leggo la risposta della Facoltà direttamente dal manifesto degli studi 2008/09.

I 24 esami obbligatori del Corso di Laurea in Ingegneria della Gestione Industriale valgono tutti 6 crediti, tranne uno.

Inglese, infatti, ne vale 3.

P.S. amaro – Se qualcuno se lo chiede: no. Non sono previsti esami di inglese nel corso di laurea specialistica.

venerdì 19 settembre 2008

A Francesca

Trenta giorni fa sei partita
ricordo che il calendario non ci ha fatto salutare
ti ho fatto appena una telefonata

“Ciao, come stai, sei agitata?”
ci voleva qualcosa in più, perchè questa non è la solita gita
ma niente, neanche un abbraccio prima di decollare

E' bastato un biglietto per l'America
a portarti via da Reggio
ora, almeno, non dovrai più inventare balle, di domenica
e son sicuro che là non starai poi così peggio

Sei capitata vicino ad un lago grande come un mare
dove conoscerai l'inglese, e tanta nuova gente
chissà, forse imparerai anche ad amare
di sicuro, ce ne avrai da raccontare di esperienze

Oggi finalmente compi diciassette anni
per la prima volta festeggi senza il tuo gemello
che troppo spesso consideri un inutile fardello
al contrario dell'anno scorso, vedi di non fare troppi danni

Solo tra nove mesi ci rivedremo
e ancora non so senza di te come faremo
nove mesi sono tantissimi, ci puoi fare anche un bambino
noi però speriamo che tu non cambierai nemmeno un pochino

Ricorda sempre, laggiù, a Traverse City
che i tuoi amici, rimasti qua, non sono mica spariti

giovedì 18 settembre 2008

Dentro fino al collo

Ieri sera leggo L'Emilia e la dura legge della musica e a pag. 81, al termine del capitolo sui CCCP, che ci trovo? Il testo integrale di Piccola Pietroburgo degli Offlaga Disco Pax.

Poche pagine prima terminava il capitolo su Guccini. Stamattina, ore 9.40 circa, prendo la macchina, metto su K-rock, e cosa ci trovo? Una cover de L'Avvelenata dei Folkabbestia (chi!?).

Assurdo.

PS - Ebbene sì, cari amanti degli Offlaga Disco Pax, ho sia il nome del cantautore che appare in Lungimiranza che il nome del gruppo dove canta il commesso di Tono Metallico Standard.


mercoledì 17 settembre 2008

Volevo leggere Lansdale

L'altroieri entro in biblioteca pensando solamente ad un obiettivo: leggere il mio primo libro di Joe Lansdale, uno scrittore che mi affascina da mesi.

Ma capita che a fine agosto, in Portogallo, conosco un ragazzo di Milano che mi fa ascoltare 2 canzoni degli Offlaga Disco Pax, il gruppo reggiano dove suona il commesso del negozio di musica a 200 metri da dove lavoro. Sono bravissimi. Mi sento cretino, perchè ne avevo sentito parlare, eppure non me li ero mai cagati nemmeno di striscio.

Capita che torno dal Portogallo il giorno prima del loro concerto alla Festa dell'Unità. Sono rimasto così colpito dal gruppo che il mattino prima del concerto compro un loro cd (il secondo, Bachelite) per non arrivare al completamente digiuno all'evento.

Capita che il concerto mi piace così tanto che decido di supportare fino in fondo questo gruppo reggiano, e mi compro anche il loro primo disco (Socialismo tascabile, 2005) al banchetto che c'è nell'arena. Per un totale di quindici più tredici, ventotto euro in dischi in mezza giornata. Roba che fino a Natale più niente.

Capita che però non riesco mai ad ascoltare questo loro primo disco fino in fondo. Situazione tipica per molti, immagino. Quando hai un nuovo cd che non conosci lo ascolti molte volte, ma quasi sempre dall'inizio. Poi c'è sempre qualcosa per cui ti tocca interrompere l'ascolto, così le ultime tracce rimangono ignote per settimane.

Capita che gli ultimi due pezzi li riesco ad ascoltare solamente lunedì sera, a 19 giorni dall'acquisto. Giusto la sera prima di andare in biblioteca.

E capita che la penultima traccia, Piccola Pietroburgo, parli del “paese dove è nata Orietta Berti”. Che notoriamente vive a Montecchio con la famiglia piena di nomi che iniziano con la O, ma che scopro essere nata a Cavriago.

E capita così che mi si accende una spia in testa, che proprio non mi si spegne fino a quando non prendo sonno. Come è possibile che in un buco di culo come la provincia di Reggio siano nati Ligabue, Zucchero, i Nomadi, i CCCP e tutti gli altri gruppi di Giovanni Lindo Fa i Rutti, I Giardini di Mirò, Benny Benassi e gli Offlaga Disco Pax? E già che ci siamo ci mettiamo dentro anche Orietta Berti, Iva Zanicchi e Demo Morselli.

Se qualcuno si prendesse la briga di calcolare il numero di dischi venduti da artisti reggiani e di rapportarli al numero di abitanti della provincia, sono pronto a scommettere che abbiamo il valore più alto d’Italia. E se si scoprisse che è il più alto d’Europa non mi meraviglierei poi molto (indagherò).

Ecco, questa la doverosa e breve premessa. Ora arrivo al punto.

Capita che ieri in biblioteca, dopo aver diligentemente preso in prestito un libro di Lansdale (Una Stagione Selvaggia, per la cronaca), mentre vado verso l'uscita l'occhio mi cade sui volumi in vetrina, dove vedo un libricino di Gianluca Morozzi. L'Emilia o la dura legge della musica, si chiama.

Lo prendo in mano e sul retro di copertina ci trovo scritto:
Francesco Guccini ha detto: “Spesso mi chiedono se c'è un motivo per cui in questa zona nascano molti cantanti e musicisti. Ognuno ha la sua teoria. Lucio Dalla sostiene che è merito della via Emilia, che lega tutte le città che attraversa, creando un’unica metropoli che va da Piacenza a Rimini. Io penso invece che c’entri la civiltà contadina, dove storicamente si canta molto. Ognuno di noi è cresciuto in famiglie canterine, con la passione per la musica e l’ascolto.”
Non provate un fastidio incredibile, quando vi arrovellate per esprimere un concetto e poi arriva quello più bravo che vi spiega le cose in mezzo minuto?
Ecco, di fronte alla perfezione dell'ingranaggio cosmico che mi ha condotto fino a questo libro, non mi resta che inchinarmi.

Tanti saluti Lansdale. Ci si rivede tra un paio di settimane come minimo.



lunedì 15 settembre 2008

Chicago

Ho visto finalmente Chicago, premiato con l'Oscar al miglior film per il 2002 (che poi è quello che si consegna nel 2003).

Ecco, non è che sia un brutto film. Diciamo pure che è un film da 7, anche da 7,5.

Semplicemente ci tenevo a far notare che quell'anno lì la giuria si è dimenitcata di guardare Minority report e La 25esima ora, che non hanno preso neanche una nomination per sbaglio.

Si vede che avevano poco tempo.

martedì 9 settembre 2008

I due messia

Messia #1: Vincent

Guagnano è un paese di poche migliaia di anime come tanti altri dell'entroterra salentino. Con le strade comunali che lasciano un po' a desiderare e con le case senza tetto tutte attaccate tra di loro che si distinguono solamente per il diverso colore delle facciate. La settimana di Ferragosto questi in questi posti puoi trovare al massimo un supermarket aperto e qualche vecchietto seduto in veranda nelle ore meno calde. Tutti gli altri sono “alla casa del mare”.

Il panorama delle campagne di Guagnano però non è come quello di tutti gli altri paesi del Salento. Le file di ulivi e i campi di terra rossa color ruggine per una volta non sono i protagonisti principali.

Alzando lo sguardo verso l'orizzonte, in lontananza, l'occhio cade immancabilmente su una macchia di colori indecifrabile, che al massimo può far pensare ad un ammasso di mattoncini lego giganti. Di tutti i colori.

Ma non sono lego, è Vincent City, “luogo di bellezza e di rilassamento psichico”, come recita l’enorme mosaico all’ingresso del cortile.

Vincent City è la creatura di Vincent, al secolo Vincenzo Brunetti, artista classe 1950 che dopo 20 anni trascorsi nella Milano da bere dove ha conosciuto la fama, ha deciso di ritirarsi nella sua cittadina natale per cercare la sua via per la felicità.

Vincent è un artista apparentemente sbroccato di brutto che in 13 anni, con una costanza militare, partendo da un casolare occupato abusivamente e da un container di materiali da riciclo, ha costruito il suo tempio personale. Una spettacolare creatura in stile Gaudì-ubriaco-e-folgorato che tiene aperta (assolutamente gratuitamente) a tutti i curiosi che passano di lì.

Lo spettacolo nello spettacolo è lo stesso Vincent, che accoglie tutti i visitatori come amici, fermandosi a chiacchierare con loro e spiegando con passione a tutti la sua filosofia di vita e la sua storia personale, condendo il tutto con qualche chicca memorabile (tipo che la sua vita terrena dovrebbe finire nel 2080 e che con un po' di allenamento lui, l'unico vero figlio dei fiori, conta di imparare a volare). Una persona come è difficile trovarne ai giorni nostri, in grado di trasmettere a tutti la sua contagiosa passione per la vita e per il suo progetto.

Ma più di ogni altra parola, forse conviene vedere questo per capire meglio il personaggio.


Insomma, una tappa imperdibile per chi passa dal Salento (e vende pure gran bei quadri a buonissimi prezzi). Quest'anno Vincent stava costruendo una collina artificiale. Il prossimo progetto è quello di allestire un'area campeggio a fianco del suo eremo. Staremo a vedere.

 

Messia #2: Marco Antonio

A Lisbona, al Miradouro di Santa Caterina, verso mezzanotte, si aggira sempre un ragazzo nero come il cioccolato fondente, con i dreadlock lunghi fino al culo, che ci prova con tutte le turiste carine che gli passano a tiro.

Racconta di avere 36 anni, ma ne dimostra dieci in meno. Se la cava a parlare in portoghese, spagnolo, francese, inglese, italiano e mastica un po' di russo. Dice di essere stato un ufficiale dell'esercito dell'Angola, diventato poi dissidente. A chiunque si ferma più di un quarto d'ora a chiacchierare con lui fa vedere una cicatrice da proiettile che ha sul braccio, regalo del suo ex esercito.

Anche se l'apparenza lascerebbe immaginare il contrario, non chiede elemosina e non cerca di vendere tocchi di fumo. Ma se gli offri qualcosa da mangiare non dice mai di no.

Si chiama Marco Antonio, ed è una delle anime della notte lusitana. Una calamita per la gente. L’amico di tutti. Il gran zulù del Bairro Alto. Il degno erede di Bob Marley. Il Marco Repetto dei bar di Lisbona.

In una notte, grazie alla sua intercessione, ho chiacchierato con più gente che forse nell’ultimo anno della mia vita.

L'unico rimpianto è stato averlo conosciuto solamente l'ultima sera di vacanza.


lunedì 1 settembre 2008

Serendipità

Non sono ancora pronto per scrivere di vacanze, di quel che è stato e che non tornerà e che sto tentando di allungare artificialmente con weekend fuori dal decumano reggiano.

Sono piuttosto intento a cercare un modo per farmi capitare addosso un colpo di culo. L'intuizione della vita. La ragazza giusta. Soldi a palate. La scoperta di un talento che non sapevo di avere, o altre cose così.

Dopotutto la storia dell'umanità è piena di gente che ha fatto scoperte sensazionali grazie a pure e semplici botte di fortuna.

Per esempio, forse non sapevate che per caso fu scoperto:
- Il forno a microonde. Durante la seconda guerra mondiale, l’ingegnere che faceva i test sugli elettromagneti sviluppati per i nuovi radar dell’esercito americano, si ritrovò le proprie caramelle sciolte in tasca (non oso pensare alle sue olive).
- Il Post it. Nel 1968 un ricercatore della 3M cercava una supercolla, ma ne venne fuori un prodotto per niente appiccicoso, ma che aveva la strana caratteristica di non lasciare tracce di adesivo dove veniva attaccato. Lì per lì sembrò uno dei tanti prodotti sbagliati, poi a distanza di anni un collega iniziò a usare quella colla su foglietti che usava come segnalibro, e fu il boom commerciale.
- L’acciaio inox. Nei primi anni del secolo scorso nelle acciaierie inglesi i provini dei nuovi tipi di acciaio che non disponevano di adeguate caratteristiche meccaniche, venivano lasciati in cataste abbandonate all’aperto. Un giorno, qualcuno si rese conto che una catasta di questi provini (quelli ad alto tenore di cromo), anche sotto la pioggia, non arrugginiva...
- Il Viagra. La molecola alla base del Viagra, il sidenafil citrato, fu sviluppata dalla Pfizer nei primi anni ’90 per curare l’ipertensione. I risultati furono del tutto insoddisfacenti, così la sperimentazione sull’uomo venne interrotta. Ma i pazienti-cavie coinvolti chiesero alla Pfizer un po’ di confezioni omaggio perché si erano accorti che quel farmaco li rendeva emuli di Rocco Siffredi.
- Il Teflon®. Nel 1938, un chimico americano, Roy Plunkett, stava facendo alcuni esperimenti con il gas tetrafluoroetilene, una specie di CFC (quello che si usava per il raffreddamento dei frigoriferi). Durante i test si verificò un’esplosione, che ricoprì di polvere oleosa tutti le cose presenti nel laboratorio. Ad un esame più accurato questa polverina si rivelò rivelò un polimero con caratteristiche interessantissime: resistente agli acidi, al freddo e al caldo. Circa 20 anni dopo a qualcuno venne l’idea di mettere il polimero sul fondo delle padelle. Qualche anno più tardi il Teflon® fu anche utilizzato per sviluppare il Gore-Tex®.
- La scoperta dell’America. Colombo cercava l'India. O almno così ci hanno insegnato alle scuole elementari.

Fondamentalmente però il denominatore comune di queste scoperte e che tutti i signori titolari della scoperta si stavano sbattendo per fare qualcosa. Anche chi compra il biglietto del superenalotto e vince ci mette del suo. D'altronde mica l'ho inventato io il detto "La fortuna aiuta gli audaci" (su "aiutati che Dio ti aiuta" invece dovrei avere il copywright da qualche parte, se non ricordo male).

Immagino insomma che se vado in cerca di una botta di fortuna qualcosina lo dovrò pur fare per agevolare la sorte. Quindi, attenzione, grosse novità in arrivo. Il problema è capire quali.

Per i curiosi, altri esempi di serendipities (invenzioni venute fuori un po' per caso), sono state: la scoperta della forza di gravità da parte di Newton (la mela, sapete?), i corn flakes (Dio benedica i fratelli Kellogg), la bioelettricità, gli effetti dell'LSD, la prima pillola contraccettiva, la legge sull'idrostatica di Archimede (Eureka!), l'aspartame, il cellofan e un sacco di materiali a base di polimeri. Oltre ad un numero imprecisato di scoperte nel campo della chimica e della medicina.

A grande richiesta

Per tutti coloro che mi hanno chiesto di aggiornare il blog.
Eccovi accontentati.

mercoledì 6 agosto 2008

Voglio vivere nel sole e godere all'infinito

Un po' di informazioni essenziali prima delle ferie:

- Ho saputo perchè hanno annullato il concerto degli Afterhours allo Stadio Giglio il 20 luglio scorso. Pare che 2 giorni prima abbiano avuto delle discussioni con l'organizzatore sull'allestimento del palco. Una brutta litigata e tanti saluti al concerto. Pensavo qualcosa di più epico.

- Heath Ledger vincerà un premio Oscar per l'interpretazione del Joker. Resta solo da capire se sarà quello per attore protagonista o non protagonista.

- Mi risintonizzerò su queste frequenze non prima del 26 agosto, perchè prima devo andare qui:

Porto Cesareo - foto di David+S

Guagnano - foto di Florixc

Santa Maria di Leuca - Foto di Degio76

Ostuni - foto di Formichina

Porto - foto di One Del?

Lisbona - foto di oma_k

lunedì 4 agosto 2008

L'atroce destino delle T-shirts

Quasi tutte le mie T-shirts preferite, per un motivo o per l'altro, fanno una brutta fine.

La splendida t-shirts nera dell'Hard Rock cafè di Barcellona un giorno sparì dai miei armadi grazie ad un intervento di mia madre ("era diventata troppo vecchia" fu la motivazione ufficiale). Dopo la sfuriata che subì in quell'occasione non mi butta più via nemmeno un calzino bucato.

La maglietta gialla di Frankie Hi-NRG con sopra i suoi Rayban costruiti con i lego l'ho rovinata io, mettendola in lavatrice con una camicia verde scuro che ha stinto un po' troppo.

Colpa mia anche la strinatura da ferro da stiro che ho rifilato alla maglietta dei Pearl Jam con il logo di Yield. Grande perdita.

La maglietta dei Subsonica vecchia, urenda, sbrindellata del 2002, non si sa che fine abbia fatto. Così come si sono perse le tracce di della maglietta verde con la scritta EZLN e della maglietta di Superman.

Infine, un grosso interrogativo venuto a galla in questi ultimi giorni, in seguito alle disavventure di Matteo Cambi è: dove cazzo è finita la mia maglietta con la scritta VaffanGURU e il margheritone?


giovedì 31 luglio 2008

Technology divide

L'amico che mi risponde alle e-mail con un SMS: celo
L'amica che mi commenta via SMS i post del blog: celo
L'amico che guarda sempre Facebook ma che non legge mai le e-mail: celo
L'amico che cambia indirizzo e-mail e si dimentica di dirlo in giro: celo

Che palle...

lunedì 28 luglio 2008

Come in un film di David Lynch

Quello che segue, per quanto incredibile, è realmente successo.

!!Attenzione, contenuti non adatti ad un pubblico facilmente suggestionabile!!

Ore 7.35
- Mi sveglio e le ossa della testa mi fanno male. Molto male, come se mi fosse cresciuto il cervello. Mi sento uno straccio, la sera prima ero andato a letto col mal di testa e mi alzo con un mal di testa ancora peggiore. Dò la colpa al non essermi asciugato i capelli e al concerto dei Subsonica. La giornata sarà dura.

Ore 8.24 - Esco di casa in bicicletta, un signore anziano in tenuta da ciclista si ferma davanti ai cassonetti. Apre quello per la raccolta della carta e fruga dentro. Lo richiude senza averne tirato fuori niente e ne apre subito un'altro, sempre della carta. E' tardi e non ho tempo di fermarmi a guardare cosa succede. Faccio finta di niente. Di gente strana ce n'è tanta, penso.

Ore 8.28 - Appena entrato in centro storico, di fianco ad un asilo, vedo un signore anziano (molto meno atletico del precedente) che rovista in un cassonetto per la raccolta della carta.

Ore 8.29 - Mentre penso che in questa città tutti stanno impazzendo, a 100 metri dal lavoro vedo un signore, questa volta a piedi, che mentre cammina si ferma, si volta, torna indietro e dà un'occhiata in un cassonetto della carta (già aperto), poi riprende a camminare.

Bene, se si verrà a sapere di un'invasione di extraterrestri che prolificano nei cassonetti della carta e ipnotizzano persone apparentemente normali per assoggettarle e renderle complici dei loro piani di conquista del mondo, io ci terrò a dire "Lo sospettavo". Sappiatelo, poi non dite che non l'avevo detto.