giovedì 28 febbraio 2008

Parliamo in itagliano, per favore?

Lo vogliamo dire che il significato del termine 'laico' non è il contrapposizione con il significato di 'cattolico'?





Come è possibile che da un mese ce la menano con questa disputa tra laici e cattolici e non ci sia stato uno straccio di prete, di giornalista, di linguista, di professore, di uomo della strada, che abbia fatto questa semplicissima osservazione? Beh, la faccio io. I laici sono cattolici.





Il laico è il cattolico non consacrato, me lo hanno spiegato al catechismo quando avevo 8 anni. Oggi invece in tv si parla del termine laico come sinonimo di non credente, ateo, agnostico, anticlericale e chi più ne ha più ne metta. Queste accezioni sono SBAGLIATE.
Il termine viene proprio usato alla rovescia questi giorni, quindi sarebbe il caso di darci un taglio con questo uso improprio. Perchè poi all'itagliano medio è la televisione che gli insegna a parlare, e poi la nostra lingua se ne va giù per il cesso.





Chiamiamo le cose con il loro nome: parliamo di contrapposizione tra cattolici e non credenti. Tra laici e non credenti. Tra credenti e atei. Tra cristiani e agnostici. Insomma, ci sono almeno 50 modi per descrivere la questione con in maniera adeguata.





Ebbene, i nostri politici e i nostri adorabili mezzi di disinformazione hanno scelto l'unica sbagliata.





Basta! Per un po' non parlo più di politica e di mondo dell'informazione. Quando ne scrivo irrimediabilmente mi intristisco.

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