domenica 16 marzo 2008

Urban adventures in Spain

Il volo per Saragozza ha due ore di ritardo, un ottimo inizio per il nostro weekend lungo in terra spagnola.

Il giorno prima di partire sappiamo da Terry, l’amica che fa l’Erasmus a Saragozza, che per puro caso, nello stesso nostro weekend, anche un’altra ragazza di Reggio volerà a Saragozza per trovare un’amica in Erasmus lì. “Se vedete una tipa sola e un po’ spaesata in aeroporto, provate a presentarvi” è il suo suggerimento. L’unica ragazza sola che vediamo in aeroporto è una tizia mingherlina che si aggira con una colomba pasquale e con un grande zaino da trekking. Scatta il toto-personaggio, ma non la avviciniamo. Alla fine non era lei la nostra donna.

La vera reggiana la conosciamo venerdì sera ad una cena di amici di amici di amici in comune (perché in Erasmus tutti si conoscono e si vogliono bene) in cui ci troviamo catapultati. A questa cena, a casa di una ragazza che fa veterinaria a Parma, scopro che in quello stesso appartamento dove io stavo mangiando, solo una settimana prima era passato il nostro amico Fillo, sempre studente di veterinaria che ora fa l’Erasmus a Tolosa (Francia). Incredibile, Reggio ci segue ovunque in giro per il mondo.

Finita la cena, dopo mezzanotte, si esce per andare in centro. Mando un sms ad una ragazza di Saragozza conosciuta su Myhappyplanet (prima avevamo dovuto annullare il nostro incontro, previsto per prima di cena, per il ritardo del volo). Sono in centro, stiamo andando al Cucaracha, le scrivo senza troppe pretese. Ci facciamo un paio di giri di shots, poi esco un attimo a prendere aria, perché in Spagna si fuma ancora all’interno dei locali e io ho un’autonomia lì dentro di 20 minuti. Appena esco, mi vede e mi chiede “Alessandro?”. Incredibile, si è presa su alle 2 di notte per venirmi a trovare, fantastica. Io e i miei amici trascorriamo con lei il resto della serata, fino alle 4. Ultra disponibile, accompagna anche me e Albi al nostro ostello.

Il giorno dopo, la Hertz non accetta la mia carta di credito, allora a Bilbao ci si va in pullman (e tanti saluti a San Sebastian). Lo stesso pullman su cui lascerò il mio cellulare. Arrivati a Bilbao, ci imbattiamo in una mega manifestazione femminista (era l’8 marzo) che ha bloccato la città. Tra cartelloni Nosotro mujeres tenemos derecho a decider para el nuestro cuerpo arriviamo al Casco Viejo, dove l’unico ostello libero ci propone una camera da 3 dove aggiungere un quarto letto.

Dopo la doccia mi accorgo di aver perso il cellulare, ma la prendo tutto sommato bene, che tanto il mio cellulare fa pena.

Il giorno dopo, la domenica, ancora in estasi post-Guggenheim, scopriamo che il pullman delle 15.30 che doveva riportarci a Saragozza è completo. Quello delle 16.45 pure. La frase “potevamo prenotare ieri, a pensarci” riecheggia nell’aria. “Ma tanto chi se ne frega, che noi siamo in vacanza al cazzeggio” penso io. Nel frattempo ritrovo il cellulare presso l’ufficio della compagnia dei bus, incredibile. Poi prenotiamo sul pullman che parte alle 20.30 da Bilbao, ma prima decidiamo al volo di andare a Vitoria con un altro bus, tanto si trova sulla strada e il bus per Saragozza passa anche di lì.

A Vitoria non succede nulla, salvo che faccio la figura dell’italiano cabron perché lascio la guida (della biblioteca) in un bar dal quale siamo usciti perché il barista era troppo maleducato. Sono dovuto tornare dentro e farmi insultare in basco, prima di riavere la guida.

In sostanza, questo viaggio è stata una goduria continua e senza sosta. Se proprio vogliamo andare per il sottile, l’unico difetto è che ho mangiato da schifo, costantemente per tutto il viaggio (maledette caramelle gommose).

PS - La tipa della colomba c'era anche sul volo di ritorno. La colomba invece non c'era più.

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