lunedì 28 aprile 2008

La mia città




Che amarezza...

mercoledì 23 aprile 2008

Ritorno alle origini

Questa mattina di fianco a casa mia hanno inaugurato un cippo commemorativo in ricordo di due partigiani (Bruno Bonicelli e Renzo Lazzaretti) uccisi dai tedeschi il 23 aprile del 1945. Per un motivo o per l'altro mi hanno chiesto di fare un'intervista ad un testimone dell'uccisione di uno dei due caduti.



L'intervista, insieme ad un comunicato stampa, dovrebbe uscire domani sui quotidiani locali.

Tornare a scrivere sulla carta stampata a distanza di quasi due anni mi ha fatto un discreto piacere, ma soprattutto mi ha fatto piacere aver avuto l'occasione di conoscere meglio un pezzo di storia vivente di quegli anni tremendi.



Pensare che quella generazione ci sta lasciando definitivamente mi dà una grande sensazione di smarrimento. Nelle storie e nelle esperienze dei miei nonni e degli altri anziani ho sempre visto le vere radici della nostra terra. Soprattutto da bambino, quando vivevo fuori città, nella bassa, e le campagne "parlavano" del dopoguerra e di una vita di stenti e di sudore versato sui campi.

Oggi, che vivo e che ho quasi 20 anni in più, il legame con il nostro passato lo sento molto più debole, e sono convinto che per molti dei miei coetanei per le persone più giovani di me sia quasi assente. E me ne dispiace molto.



Questa l'intervista che dovrebbe essere pubblicata domani.



Alcide Iotti, 90 anni il prossimo giugno è un testimone dell’uccisione del partigiano Bruno Bonicelli detto Grappino. Più precisamente fu proprio nel cortile di casa sua in via Tassoni, nei pressi della chiesa di San Pellegrino, che il 24 aprile del ‘45 imperversò la sparatoria tra Fiamme Verdi e tedeschi, che portò alla morte di Grappino.

Alcide Iotti, ci racconti i suoi ricordi di quel periodo.


Nell’aprile del ’45 ormai la guerra stava volgendo al termine e i tedeschi presenti sul nostro territorio stavano tutti ripiegando in ritirata. Per questo motivo i partigiani in quel periodo si sentivano abbastanza sicuri e iniziavano a lasciare i loro rifugi in montagna per avvicinarsi alle città.

Il 24 aprile del 1945, in particolare, un gruppo di una mezza dozzina di partigiani delle Fiamme Verdi (i partigiani “democristiani”, ndr) che proveniva dalla zona di Gavasseto, passò da casa mia in via Tassoni, perché era una delle poche case che all’epoca si trovavano lungo il loro percorso di avvicinamento al centro della città.

Poi, che cosa accadde?

Appena li vidi arrivare, corsi subito in contro a loro, per avvertirli che dall’altra parte del fiume Crostolo, a meno di mezzo chilometro da casa mia, era appostato un gruppo di circa 15 tedeschi ben nascosti. All’epoca quella era una zona di aperta campagna e i tedeschi si erano nascosti piuttosto bene. Io ero uno dei pochi a sapere della loro presenza, perché in quei giorni andavo a lavorare nei campi in tutta quella zona e li avevo notati.

Come reagirono i partigiani?

I partigiani pensavano di poter proseguire senza intoppi verso Reggio, non si aspettavano di dover imbracciare i fucili quel giorno. L’unica reazione che ricordo fu proprio quella di Grappino, che disse in dialetto «L’è d’mei, acsè cominsom a fer quél» (meglio, così iniziamo a combinare qualcosa). Per gli altri non ci fu tempo di dire nulla, perché pochi secondi dopo i tedeschi iniziarono a sparare.

La sparatoria fu tremenda. Grappino fu subito colpito al fianco sinistro e non potè raggiungere un riparo come i suoi compagni. Per tutto il resto della sparatoria il giovane invocò l’aiuto del fratello, che era lì con lui tra gli altri partigiani, e di sua mamma. Sia io che suo fratello provammo a prestargli soccorso, ma non era possibile perché le truppe tedesche continuavano a sparare e non permettevano a nessuno di lasciare il proprio riparo. Anche il fratello di Grappino rimase ferito quel giorno, ma fortunatamente per lui si è trattato solamente di una ferita di striscio alla fronte.
Dopo mezz’ora di agonia, poi Grappino morì sotto i nostri occhi.

Come si concluse la sparatoria? Come vi siete salvati?

Per fortuna, dopo quasi due ore di sparatoria arrivarono dei rinforzi per noi. Altre Fiamme Verdi che arrivavano da Roteglia, che ci salvarono la vita facendo fuggire i tedeschi. Arrivarono appena in tempo, per nostra fortuna. I tedeschi infatti continuavano ad avanzare e senza rinforzi nel giro di pochi minuti sarebbero arrivati fino a noi.
In quella stessa giornata poi scoprimmo che a poche centinaia di metri da casa mia, verso Canali, fu ferito a morte dalle truppe nemiche un altro partigiano garibaldino, Enzo Lazzaretti. Più tardi venni a sapere inoltre che anche un tedesco coinvolto nella nostra sparatoria rimase ucciso.

martedì 22 aprile 2008

Italia-Eritrea secondo tempo

Sempre al fratone Eritreo di Chiaravalle della Colomba, ho chiesto che cosa pensano in Eritrea di noi italiani (visto che siamo stati loro colonizzatori per 50 anni).



Mi ha risposto che in Eritrea si dice ancora oggi che gli italiani

"mangiavano e ti davano da mangiare"



mentre degli inglesi (coloni per dieci anni in Eritrea dopo di noi) si dice che

"non ti davano da mangiare ma ti facevano studiare"



Chissà perchè non mi sono stupito quando me lo ha detto.

Eritrea-Italia 1-0

Dieci giorni fa sono tornato al monastero di Chiaravalle della colomba a fare scorta di pregiatissime bevande alcoliche che si trovano solo lì.



A servirci c'era il solito frate dell'Eritrea. Tra un assaggio e l'altro di liquori, senza pudori, il fratone fa scivolare la conversazione della politica (si votava il giorno dopo). Si vedeva che il tema lo appassionava.



E vedere un frate eritreo in Italia da 8 anni che ne sa di politica molto più della maggioranza degli italiani mi ha fatto male.



Mi ha fatto sentire parte di un paese intellettualmente terzomondiale, ecco.

Menefreghista 2.0

Era il primo o forse secondo anno di università quando scoprì l’esistenza dei blog. Non ci diedi molto peso. Li avevo bollati come cagate. Pensavo insomma che tutti i blog fossero tipo il mio.

L’epifania sulle potenzialità dei blog per me arrivò il 12 aprile 2006, che era il giorno dopo le penultime elezioni politiche (quelle della vittoria di Prodi, per capirsi).

Ero al lavoro e l’unico mezzo che avevo per seguire lo spoglio era il web. Peccato che tutti i siti dei quotidiani on-line fossero inevitabilmente piantati. Trafficando in internet trovai finalmente quello che cercavo su Wittgenstein, il blog di Luca Sofri, che commentava (a modo suo) in tempo reale tutti i nuovi dati sulle proiezioni dei risultati.

Rimasi subito colpito da due cose:

1) dal fatto che avevo trovato in un sito personale informazioni che grandi organizzazioni non erano riuscite a darmi

2) dalla facilità con cui si poteva entrare in relazione (seppur indiretta) con persone “famose”

E per famose intendo sia a famose per davvero, sia persone che non sono famose per il grande pubblico ma “che hanno qualcosa da dire” nei loro settori di riferimento.

Se Luca Sofri fu l’epifania, Beppe Caravita fu l’innamoramento. Pochi mesi dopo Wittgenstein infatti scoprii il grintoso blog di Beppe, perché doveva venire a Reggio come moderatore ad un’iniziativa sulle auto ibride che organizzavo e volevo dare un’occhiata al personaggio (azzeccatissimo, tra l’altro).

Beh, tutto questo sproloquio per dire che oggi ho tagliato i feed di Wittgenstein, e che quelli di Beppe non li leggo con attenzione da un mese.

I motivi sono semplici da intuire: troppi aggiornamenti, pochi dei quali realmente interessanti, poco tempo per leggerli, bla bla.

Il punto

Ma il punto non è questo. Il punto è che mi comporto in maniera identica anche nella vita reale, lo so da sempre. Quando trascorro troppo tempo con una certa persona, con cui penso di trovarmi bene, arriva inevitabilmente un punto dove inizia la parabola discendente del rapporto. E’ solo questione di tempo.

Inizio a litigare senza motivo. Metto a fuoco tutti i difetti di quella persona. Non la reggo più così agevolmente. Ho bisogno di aria. Cerco di evadere. Chiedo il time-out. La metto in difficoltà. Divento insopportabile.

Non pensavo che mi sarei trascinato dietro questi atteggiamenti anche sul web, e invece… La differenza sostanziale però è che di grossi danni in internet non dovrei farne. Qua le relazioni si possono veramente accendere e spegnere a proprio piacimento con un click.

martedì 15 aprile 2008

Il popolo è sovrano e ha scelto, però…

...se mi fosse concesso un desiderio piccolo piccolo, chiederei di poter vedere seduta in Parlamento Rita Borsellino al posto di Michela Vittoria Brambilla o di Roberto Speciale, scegliete voi.

domenica 13 aprile 2008

Punch addicted

Ho scoperto di essere un fanatico del punch all'arancia.


La mia nuova missione è farlo conoscere alle grandi masse e riportarlo sulla cresta dell'onda, come lo era ai tempi di Happy Days.



E per l'estate, quando bere punch caldo non sarà il massimo, ieri ho comprato dai frati di Chiaravalle una bottiglia di rosolio di mandarino, un buon surrogato di punch che con un cubetto di ghiaccio dovrebbe andare a nozze.

venerdì 11 aprile 2008

Requiem for a bike

Oggi mi hanno rubato la bici. La sesta della mia vita.





Ormai ci ho fatto il callo, ma questa volta è stato diverso.





Perchè di questa bici mi ero innamorato, non ho mai trovato un cambio che mi desse così pochi problemi, velocissimo e registratissimo. Andavo come un treno.





E poi, cazzo, l'avevo comprata a novembre. E non l'avevo pagata neanche poco; è stata la prima city bike semiseria che mi sono concesso nella mia vita, proprio per questo mi ero ripromesso di trattarla come un gioiellino. L'avevo presa per farci qualche giretto nei weekends e doveva rimanere la mia bici "buona" per i secoli dei secoli amen.





A lavorare ci sono sempre andato con un vecchio catorcio di bici, bassa, corta, senza cambio, arrugginita e senza cavalletto. Dieci giorni fa però quel catorcio si è spaccato. Una domenica sera mi è rimasto il manubrio in mano, spaccato in due dopo essermi alzato sui pedali (dovevo farci la foto...).





Per questo nelle ultime due settimane ho usato il gioiello per andare a lavorare. Al decimo giorno di utilizzo "feriale" della bici buona, è successa la disgrazia.





In pausa pranzo oggi ho usato la bici per andare in biblioteca, poi mi sono fermato in un bar per mangiare un boccone, in centro. Dopo 20 minuti sono uscito e la bici non c'era più.





L'unica cosa che sono riuscito a fare è stato andare al negozio di bici oggi pomeriggio e comprare una bicicletta identica a quella vecchia (lo so che è una cosa da squilibrati, non c'è bisogno di sottolinearlo).




Ma è inutile non va come l'altra, anche se è costata uguale !gasp :-(!.

martedì 8 aprile 2008

Banalità

Quando fai qualcosa per bene, quando ti sei spremuto come un arancio e tutto è andato come doveva andare per merito tuo, quando ti rendi conto di aver centrato tutti gli obiettivi che ti eri posto, quando i buoni risultati non sono merito del caso ma sono merito tuo, ricordati di premiarti.



Un regalo, piccolo o grande che sia , è il minimo che devi concederti. Trova il tempo per fartelo, è indispensabile.



Perchè chi non trova il tempo di riconoscere i propri meriti, tende a non riconoscere nemmeno quelli degli altri.



Quindi premiarsi non è solo un modo per farsi un'iniezione di autostima fine a se stessa, ma è anche un buon allenamento per ricordarsi di premiare le tante qualità che ci stanno intorno e migliorare la qualità delle nostre relazioni.



Quando ho presentato questo concetto a un'amica, tutto felice del frutto delle mie meningi, mi sono sentito rispondere: "Beh, queste cose che dici sono banali! Non stai dicendo nulla di nuovo".



Subito mi sono un po' risentito.



Poi nelle mie vesti di ingegnere ho rielaborato asetticamente l'affermazione. Ebbene sì. Ho detto una cosa banale. Lo ammetto.



Ma non banale nel senso di poco interessante. Bensì banale nel suo significato matematico di "soluzione più semplice tra tutte quelle possibili".



Occorrerebbe ricordarsi un po' più spesso il valore delle cose banali.

venerdì 4 aprile 2008

Il test per immagini

Ho trovato in rete (grazie a Joshuavox e Minchi) un test simpatico. Il concetto è semplice, 16 domande alle quali bisogna rispondere inserendo la risposta nel motore di ricerca per immagini di Google.

La prima immagine che Google spara fuori è la risposta valida, non si bara.




La morale?



Che il test è divertentissimo



E che Google chi ha progettato l'algoritmo di ricerca di Google ha bisogno di qualche giorno di vacanza, perchè lo vedo messo maluccio.






Ecco le domande e le mie risposte:





1. La tua età al prossimo compleanno











2. Un posto che vorresti visitare


[Censored...c'era Paris Hilton un po' discinta]








3. Il tuo posto preferito











4. Il tuo oggetto preferito







(questa, sapete com'è, ci terrei a precisarla...avevo risposto "letto", non sala parto)








5. Il tuo cibo preferito












6. Il tuo animale preferito











7. Il tuo colore preferito











8. Il posto dove sei nato











9. Il posto dove vivi












10. Il nome di un animale domestico che hai avuto











11. Il tuo nickname











12. Il tuo vero nome












13. Il nome della tua nonna materna











14. Il nome della tua nonna paterna











15. Una tua brutta abitudine






(ebbene sì, lo ammetto)






16. La tua vacanza preferita


giovedì 3 aprile 2008

Emotional design

Se un’azienda investe tanto per un nuovo prodotto particolarmente avanzato e/o innovativo che il mercato riconosce di categoria superiore, questa azienda sarà percepita come “leader tecnologico” nel suo settore e guadagnerà credibilità nei confronti dei clienti sull'intera la gamma dei suoi prodotti.

In questa situazione l’azienda si può permettere di vendere anche i prodotti a tecnologia tradizionale ad un premium prize più alto di quello della concorrenza.

Insomma...paghi uno, vinci due.