lunedì 19 maggio 2008

Agusta Westland & me

Giovedì scorso sono stato a visitare Agusta Westland. L’azienda di Varese leader mondiale nella progettazione e produzione di elicotteri. Quella che per capirci fa gli elicotteri per il presidente degli Stati Uniti.

Mi hanno spiegato le caratteristiche delle trasmissioni delle pale degli elicotteri (che sono il vero cuore mezzo), sono entrato in elicotteri in linea di assemblaggio e ho toccato con mano decine di elicotteri finiti. Da quello di un riccone svizzero, con i pomelli in oro, fino a quello dei vigili del fuoco. Tutte cose abbastanza curiose, insomma.

Ma la cosa più interessante è stato conoscere la storia di questa azienda. Una storia che si porta dentro delle lezioni fondamentali, che tutti dovrebbero imparare.

Dal ’91 a oggi

Nel ’91 l’azienda era in amministrazione controllata, sull’orlo del fallimento. Oggi è la numero uno al mondo nel suo settore.

Nel ’91 Agusta aveva 9000 dipendenti e produceva un fatturato di 350 milioni di euro, un disastro, in sintesi. Dopo Mani Pulite per la prima volta arrivò a capo dell'azienda un amministratore delegato "tecnico". Fu così che in quegli anni partì una ristrutturazione globale dell’azienda che portò a una drastica riduzione del personale, a causa della pesante situazione di crisi. In un anno ci furono addirittura 2800 licenziamenti (incredibilmente senza un giorno di sciopero).

Nel 1999 arrivarono ad avere 5000 dipendenti per un fatturato di 1200 milioni di euro

Oggi Agusta ha un fatturato di 3000 milioni di euro, con margini operativi incredibilmente alti.

Come è stata possibile una crescita così fulminante?

Fu possibile perché i dirigenti che ristrutturarono l’azienda negli anni difficili a cavallo del ’95 decisero di puntare sul reparto di ricerca e sviluppo. Non a parole ma con i fatti. Così, mentre tutti gli uffici dell'azienda soffrivano e subivano ridimensionamenti, la R&D fu l'unico reparto che venne mantenuto stabile, costantemente sulle 900 unità circa. Il che fu una bella scommessa per un'impresa che ha ridotto il personale del 45%.

Tale decisione, apparentemente azzardata, nasce da una considerazione ben precisa. I tempi di sviluppo di un nuovo prototipo in elicotteristica sono infatti lunghissimi (si parla di un time to market di 8-9 anni). Se non altro però, un elicottero ha poi una vita media e un tempo di obsolescenza dei modelli molto alti (anche 40 anni). Quindi possiamo dire che l'attuale successo mondiale di Agusta è in gran parte frutto di quegli anni difficili, durante i quali l'azienda ha rischiato le penne. Chapeau.

Con un filo di retorica, possiamo dire che per Agusta "la miglior difesa è stata l'attacco".

Il futuro

Ho sempre ritenuto che vision, mission & co. fossero cose poco serie, utili solo a riempire brochure aziendali e powerpoint. Ma Agusta è riuscita quasi a farmi cambiare idea. Ha una vision fulminante:
By investing in new products and partnerships, AgustaWestland is focusing on its strategic vision of being synonymous with helicopters and vertical lift.
Vogliono diventare "sinonimo di elicottero e volo verticale". Una cosa da niente.

A parte questo, per i prossimi anni Agusta sconvolgerà l’idea stessa di elicottero con qualche fuoco d’artificio. Per esempio, abituatevi all'idea di vedere in giro per i cieli robe come queste (li chiamano convertiplani):






Il dopoguerra

Un'ultima chicca: Agusta iniziò a costruire moto quasi per caso. Dopo sconfitta nella seconda guerra mondiale in Italia non si potevano più costruire velivoli, quindi tutte le aziende aeronautiche convertirono la propria produzione chi sugli elettrodomestici, chi sulla meccanica agricola, chi su altro ancora.

Fu così che Agusta si buttò sulle moto (e Giacomo Agostini ringrazia ancora).

3 commenti:

baffo ha detto...

Sarà bello vedere se riescono a risolvere a livello commerciale i problemi dei convertiplani. L'unico che mi ricordo è il V-22 Osprey.

A te avranno fatto vedere il BA 609, suppongo.

Bugaz ha detto...

Sì, il BA 609. Anche questo realizzato con la Bell Helicopters. Secondo me qualche esercito che lo compra lo troveranno.

Anonimo ha detto...

Il convertiplano per definizione stessa della parola non ha e non avrà mai la poliedricità dell'elicottero tradizionale.......in augusta lo sanno e giocano sul fatto di svecchiare il concetto capostipite di elicottero per ottenere finanziamenti per la ricerca...........cosa che in areonautica è molto onerosa. Cmq bell'esempio di innovazione ma sinceramente non ci credo che possa sostituire l'elicottero.

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