mercoledì 23 luglio 2008

0:0 = indeterminato - Ovvero della vittoria dei fatti sulla filosofia e della scelta di abbandonare l'Università dopo il triennio

Ecco l'ennesimo post in ritardo, precisamente di 11 giorni. L'ennesimo post che rischiava di rimanere mai scritto, l'ennesimo post che comunque, anche se pubblicato, ha superato la data di scadenza.

Era il 12 luglio 2005 quando mi proclamarono dottore in Ingegneria della Gestione Industriale. Si tratta di laurea breve, ma pur sempre dottore sono. A quel tempo ero giovane e sprovveduto.

Oggi sono passati 3 anni e 11 giorni da quella data e mi ritrovo vecchio e sprovveduto.

Ma obiettivamente con molti più soldi in tasca. Affermazione, questa, che mi aiuta ad introdurre la questione che volevo raggiungere.

Domanda: ho fatto bene a fermarmi dopo la laurea triennale?
Risposta: questa è una domanda del cavolo. Non lo so e non lo saprò mai. E' come chiedere il risultato di 0:0.

Domanda riformulata: sono soddisfatto di come sono andate le cose dopo aver deciso di lasciare gli studi?
Risposta: Sì, assolutamente. E se tornassi indietro rifarei le stesse identiche scelte.

La voglia di studiare non era un problema particolare. Me la sono sempre cavata sotto quel punto di vista.
La molla scatenante è stata la voglia di indipendenza. Non a caso sono stato assunto il 4 luglio, giorno dell'indipendenza degli USA e mia (ben 8 giorni prima della laurea, sottolineo).

E quando parlo di indipendenza non mi riferisco solo a quella economica (fondamentale), ma anche a quella culturale. Stando in Università l'ingegneritudine infatti cresce dentro di te come un verme solitario, non ci puoi fare niente. Ti ritrovi in corridoi grigi e cupi a parlare solamente di esami, di professori, di dimostrazioni, di formule, di tesi e di altre cose ancora meno interessanti, e nel frattempo anche tu ti ritrovi più grigio e più cupo.
Altri due anni di grigiore erano il prezzo da pagare per diventare ingegnere intero. Oggi sono mezzo ingegnere, ma con un po' di colorito.

Ritornando al vile denaro, pur non essendo io un suo fan, devo ammettere che grazie a lui in questi 3 anni di lavoro mi sono permesso investimenti, viaggi e piccoli sfizi che da studente avrei solamente potuto sognare di notte.

E i weekends liberi, dove li mettiamo!??! Per uno studente di ingegneria non esistono vere pause libere da pensieri. C'è sempre l'esame che aleggia, vicino o lontano.

Questi sono i lati positivi della mia scelta.
Di lati negativi, obiettivamente (e probabilmente un po' ostinatamente), non ne vedo. Vedo molte domande senza una risposta definita, ma non trovo nessun elemento certo contro la mia scelta di abbandonare l'Università dopo il triennio.

Per esempio, se avessi continuato, avrei trovato un lavoro in grado di darmi più soddisfazioni? La risposta è 0:0.
Avrei studiato cose eccezionalmente intressanti durante la specialistica? 0:0
Avrei fatto conoscenze importanti per la mia vita futura? 0:0
A fine carriera avrei guadagnato più denaro? 0:0
Sarei stato più felice? 0:0

Tutte domande inutili e mal poste a cui non ho voglia di rispondere.



4 commenti:

joshuavox ha detto...

Fratello ti stimo un sacco :D
'Sta cosa dell'ingegneritudine, dei corridoi grigi, dell'esame imminente e del "ma tu quella dimostrazione là la sai?" la ritrovo pari pari... E contando che io sono indietro con gli esami non penso avrò problemi di scelta alla fine del primo ciclo di studi.
Tu hai studiato a Reggio?

davide_tarasconi ha detto...

Anche io mi sono laureato nel 2005, ho però iniziato a lavorare circa sei mesi di laurearmi e una seguente offerta di lavoro (a tempo determinato, of course) mi ha datto propendere per l'anno "sabbatico".

L'ideale dell'indipendenza ci accumuna, tanto è vero che ho lavorato quasi tutte le estati da quando ho 16 anni.

Tutte le spese grosse (primo scassone di macchina, due portatili, Erasmus, ecc.) me le sono pagate con soldi miei.

Per me indipendenza è però un passo oltre, vivere per conto mio - l'esperienza Erasmus ha lasciato il segno definitivo (leggi come: mi incazzo come una bestia quando mia madre compra bagnoschiuma quando ne abbiamo già 4-5 flaconi, oppure mi scappa un'appunto su come ha stirato la mia polo).

Con 800 euro la mese, però, fai fatica a pensare all'indipendenza.

Allora torni all'università, "che due anni non sono tanti": però nel frattempo sei più "vecchio", più stanco, più scazzato e l'università ti fa schifo perchè sai quello che poi ti aspetta fuori.

Ti accorgi che se era l'indipendenza quello che volevi avresti dovuto saltare del tutto l'università.


PS
Non sputo sulla mia esperienza lavorativa che è stata eccellente, però non si vive solo di passione e risate con i colleghi...

Bugaz ha detto...

@joshuavox sì, studiai a Reggio

@davide e chi non vuole l'indipendenza?

Il lavoretto estivo nobilita il giovane.

Ma sul fatto di non frequentare l'università non sono d'accordo in assoluto. Ogni persona fa storia a sè.

Penso a gente che ha avuto la possibilità di andare a vivere fuori di casa durante gli studi e di conoscere persone importanti grazie a questa esperienza.

davide_tarasconi ha detto...

"e chi non vuole l'indipendenza?"

Bugaz, ti assicuro che tanta, ma tanta gente non ha certo nei progetti futuri quello di separarsi dal focolare domestico. (questo indipendentemente da età, avanzamento degli studi, lauree, stipendio)

O forse son sempre io che vado di fretta. Quando ho finito la triennale, avevo una proposta di lavoro bella e che pronta ma sostanzialmente lo stato d'animo era "E quindi?". Ora, dopo tre anni, son sempre a quell' "E quindi".

Ancora sprovveduto insomma, per citarti. ;-)

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