venerdì 19 settembre 2008

A Francesca

Trenta giorni fa sei partita
ricordo che il calendario non ci ha fatto salutare
ti ho fatto appena una telefonata

“Ciao, come stai, sei agitata?”
ci voleva qualcosa in più, perchè questa non è la solita gita
ma niente, neanche un abbraccio prima di decollare

E' bastato un biglietto per l'America
a portarti via da Reggio
ora, almeno, non dovrai più inventare balle, di domenica
e son sicuro che là non starai poi così peggio

Sei capitata vicino ad un lago grande come un mare
dove conoscerai l'inglese, e tanta nuova gente
chissà, forse imparerai anche ad amare
di sicuro, ce ne avrai da raccontare di esperienze

Oggi finalmente compi diciassette anni
per la prima volta festeggi senza il tuo gemello
che troppo spesso consideri un inutile fardello
al contrario dell'anno scorso, vedi di non fare troppi danni

Solo tra nove mesi ci rivedremo
e ancora non so senza di te come faremo
nove mesi sono tantissimi, ci puoi fare anche un bambino
noi però speriamo che tu non cambierai nemmeno un pochino

Ricorda sempre, laggiù, a Traverse City
che i tuoi amici, rimasti qua, non sono mica spariti

giovedì 18 settembre 2008

Dentro fino al collo

Ieri sera leggo L'Emilia e la dura legge della musica e a pag. 81, al termine del capitolo sui CCCP, che ci trovo? Il testo integrale di Piccola Pietroburgo degli Offlaga Disco Pax.

Poche pagine prima terminava il capitolo su Guccini. Stamattina, ore 9.40 circa, prendo la macchina, metto su K-rock, e cosa ci trovo? Una cover de L'Avvelenata dei Folkabbestia (chi!?).

Assurdo.

PS - Ebbene sì, cari amanti degli Offlaga Disco Pax, ho sia il nome del cantautore che appare in Lungimiranza che il nome del gruppo dove canta il commesso di Tono Metallico Standard.


mercoledì 17 settembre 2008

Volevo leggere Lansdale

L'altroieri entro in biblioteca pensando solamente ad un obiettivo: leggere il mio primo libro di Joe Lansdale, uno scrittore che mi affascina da mesi.

Ma capita che a fine agosto, in Portogallo, conosco un ragazzo di Milano che mi fa ascoltare 2 canzoni degli Offlaga Disco Pax, il gruppo reggiano dove suona il commesso del negozio di musica a 200 metri da dove lavoro. Sono bravissimi. Mi sento cretino, perchè ne avevo sentito parlare, eppure non me li ero mai cagati nemmeno di striscio.

Capita che torno dal Portogallo il giorno prima del loro concerto alla Festa dell'Unità. Sono rimasto così colpito dal gruppo che il mattino prima del concerto compro un loro cd (il secondo, Bachelite) per non arrivare al completamente digiuno all'evento.

Capita che il concerto mi piace così tanto che decido di supportare fino in fondo questo gruppo reggiano, e mi compro anche il loro primo disco (Socialismo tascabile, 2005) al banchetto che c'è nell'arena. Per un totale di quindici più tredici, ventotto euro in dischi in mezza giornata. Roba che fino a Natale più niente.

Capita che però non riesco mai ad ascoltare questo loro primo disco fino in fondo. Situazione tipica per molti, immagino. Quando hai un nuovo cd che non conosci lo ascolti molte volte, ma quasi sempre dall'inizio. Poi c'è sempre qualcosa per cui ti tocca interrompere l'ascolto, così le ultime tracce rimangono ignote per settimane.

Capita che gli ultimi due pezzi li riesco ad ascoltare solamente lunedì sera, a 19 giorni dall'acquisto. Giusto la sera prima di andare in biblioteca.

E capita che la penultima traccia, Piccola Pietroburgo, parli del “paese dove è nata Orietta Berti”. Che notoriamente vive a Montecchio con la famiglia piena di nomi che iniziano con la O, ma che scopro essere nata a Cavriago.

E capita così che mi si accende una spia in testa, che proprio non mi si spegne fino a quando non prendo sonno. Come è possibile che in un buco di culo come la provincia di Reggio siano nati Ligabue, Zucchero, i Nomadi, i CCCP e tutti gli altri gruppi di Giovanni Lindo Fa i Rutti, I Giardini di Mirò, Benny Benassi e gli Offlaga Disco Pax? E già che ci siamo ci mettiamo dentro anche Orietta Berti, Iva Zanicchi e Demo Morselli.

Se qualcuno si prendesse la briga di calcolare il numero di dischi venduti da artisti reggiani e di rapportarli al numero di abitanti della provincia, sono pronto a scommettere che abbiamo il valore più alto d’Italia. E se si scoprisse che è il più alto d’Europa non mi meraviglierei poi molto (indagherò).

Ecco, questa la doverosa e breve premessa. Ora arrivo al punto.

Capita che ieri in biblioteca, dopo aver diligentemente preso in prestito un libro di Lansdale (Una Stagione Selvaggia, per la cronaca), mentre vado verso l'uscita l'occhio mi cade sui volumi in vetrina, dove vedo un libricino di Gianluca Morozzi. L'Emilia o la dura legge della musica, si chiama.

Lo prendo in mano e sul retro di copertina ci trovo scritto:
Francesco Guccini ha detto: “Spesso mi chiedono se c'è un motivo per cui in questa zona nascano molti cantanti e musicisti. Ognuno ha la sua teoria. Lucio Dalla sostiene che è merito della via Emilia, che lega tutte le città che attraversa, creando un’unica metropoli che va da Piacenza a Rimini. Io penso invece che c’entri la civiltà contadina, dove storicamente si canta molto. Ognuno di noi è cresciuto in famiglie canterine, con la passione per la musica e l’ascolto.”
Non provate un fastidio incredibile, quando vi arrovellate per esprimere un concetto e poi arriva quello più bravo che vi spiega le cose in mezzo minuto?
Ecco, di fronte alla perfezione dell'ingranaggio cosmico che mi ha condotto fino a questo libro, non mi resta che inchinarmi.

Tanti saluti Lansdale. Ci si rivede tra un paio di settimane come minimo.



lunedì 15 settembre 2008

Chicago

Ho visto finalmente Chicago, premiato con l'Oscar al miglior film per il 2002 (che poi è quello che si consegna nel 2003).

Ecco, non è che sia un brutto film. Diciamo pure che è un film da 7, anche da 7,5.

Semplicemente ci tenevo a far notare che quell'anno lì la giuria si è dimenitcata di guardare Minority report e La 25esima ora, che non hanno preso neanche una nomination per sbaglio.

Si vede che avevano poco tempo.

martedì 9 settembre 2008

I due messia

Messia #1: Vincent

Guagnano è un paese di poche migliaia di anime come tanti altri dell'entroterra salentino. Con le strade comunali che lasciano un po' a desiderare e con le case senza tetto tutte attaccate tra di loro che si distinguono solamente per il diverso colore delle facciate. La settimana di Ferragosto questi in questi posti puoi trovare al massimo un supermarket aperto e qualche vecchietto seduto in veranda nelle ore meno calde. Tutti gli altri sono “alla casa del mare”.

Il panorama delle campagne di Guagnano però non è come quello di tutti gli altri paesi del Salento. Le file di ulivi e i campi di terra rossa color ruggine per una volta non sono i protagonisti principali.

Alzando lo sguardo verso l'orizzonte, in lontananza, l'occhio cade immancabilmente su una macchia di colori indecifrabile, che al massimo può far pensare ad un ammasso di mattoncini lego giganti. Di tutti i colori.

Ma non sono lego, è Vincent City, “luogo di bellezza e di rilassamento psichico”, come recita l’enorme mosaico all’ingresso del cortile.

Vincent City è la creatura di Vincent, al secolo Vincenzo Brunetti, artista classe 1950 che dopo 20 anni trascorsi nella Milano da bere dove ha conosciuto la fama, ha deciso di ritirarsi nella sua cittadina natale per cercare la sua via per la felicità.

Vincent è un artista apparentemente sbroccato di brutto che in 13 anni, con una costanza militare, partendo da un casolare occupato abusivamente e da un container di materiali da riciclo, ha costruito il suo tempio personale. Una spettacolare creatura in stile Gaudì-ubriaco-e-folgorato che tiene aperta (assolutamente gratuitamente) a tutti i curiosi che passano di lì.

Lo spettacolo nello spettacolo è lo stesso Vincent, che accoglie tutti i visitatori come amici, fermandosi a chiacchierare con loro e spiegando con passione a tutti la sua filosofia di vita e la sua storia personale, condendo il tutto con qualche chicca memorabile (tipo che la sua vita terrena dovrebbe finire nel 2080 e che con un po' di allenamento lui, l'unico vero figlio dei fiori, conta di imparare a volare). Una persona come è difficile trovarne ai giorni nostri, in grado di trasmettere a tutti la sua contagiosa passione per la vita e per il suo progetto.

Ma più di ogni altra parola, forse conviene vedere questo per capire meglio il personaggio.


Insomma, una tappa imperdibile per chi passa dal Salento (e vende pure gran bei quadri a buonissimi prezzi). Quest'anno Vincent stava costruendo una collina artificiale. Il prossimo progetto è quello di allestire un'area campeggio a fianco del suo eremo. Staremo a vedere.

 

Messia #2: Marco Antonio

A Lisbona, al Miradouro di Santa Caterina, verso mezzanotte, si aggira sempre un ragazzo nero come il cioccolato fondente, con i dreadlock lunghi fino al culo, che ci prova con tutte le turiste carine che gli passano a tiro.

Racconta di avere 36 anni, ma ne dimostra dieci in meno. Se la cava a parlare in portoghese, spagnolo, francese, inglese, italiano e mastica un po' di russo. Dice di essere stato un ufficiale dell'esercito dell'Angola, diventato poi dissidente. A chiunque si ferma più di un quarto d'ora a chiacchierare con lui fa vedere una cicatrice da proiettile che ha sul braccio, regalo del suo ex esercito.

Anche se l'apparenza lascerebbe immaginare il contrario, non chiede elemosina e non cerca di vendere tocchi di fumo. Ma se gli offri qualcosa da mangiare non dice mai di no.

Si chiama Marco Antonio, ed è una delle anime della notte lusitana. Una calamita per la gente. L’amico di tutti. Il gran zulù del Bairro Alto. Il degno erede di Bob Marley. Il Marco Repetto dei bar di Lisbona.

In una notte, grazie alla sua intercessione, ho chiacchierato con più gente che forse nell’ultimo anno della mia vita.

L'unico rimpianto è stato averlo conosciuto solamente l'ultima sera di vacanza.


lunedì 1 settembre 2008

Serendipità

Non sono ancora pronto per scrivere di vacanze, di quel che è stato e che non tornerà e che sto tentando di allungare artificialmente con weekend fuori dal decumano reggiano.

Sono piuttosto intento a cercare un modo per farmi capitare addosso un colpo di culo. L'intuizione della vita. La ragazza giusta. Soldi a palate. La scoperta di un talento che non sapevo di avere, o altre cose così.

Dopotutto la storia dell'umanità è piena di gente che ha fatto scoperte sensazionali grazie a pure e semplici botte di fortuna.

Per esempio, forse non sapevate che per caso fu scoperto:
- Il forno a microonde. Durante la seconda guerra mondiale, l’ingegnere che faceva i test sugli elettromagneti sviluppati per i nuovi radar dell’esercito americano, si ritrovò le proprie caramelle sciolte in tasca (non oso pensare alle sue olive).
- Il Post it. Nel 1968 un ricercatore della 3M cercava una supercolla, ma ne venne fuori un prodotto per niente appiccicoso, ma che aveva la strana caratteristica di non lasciare tracce di adesivo dove veniva attaccato. Lì per lì sembrò uno dei tanti prodotti sbagliati, poi a distanza di anni un collega iniziò a usare quella colla su foglietti che usava come segnalibro, e fu il boom commerciale.
- L’acciaio inox. Nei primi anni del secolo scorso nelle acciaierie inglesi i provini dei nuovi tipi di acciaio che non disponevano di adeguate caratteristiche meccaniche, venivano lasciati in cataste abbandonate all’aperto. Un giorno, qualcuno si rese conto che una catasta di questi provini (quelli ad alto tenore di cromo), anche sotto la pioggia, non arrugginiva...
- Il Viagra. La molecola alla base del Viagra, il sidenafil citrato, fu sviluppata dalla Pfizer nei primi anni ’90 per curare l’ipertensione. I risultati furono del tutto insoddisfacenti, così la sperimentazione sull’uomo venne interrotta. Ma i pazienti-cavie coinvolti chiesero alla Pfizer un po’ di confezioni omaggio perché si erano accorti che quel farmaco li rendeva emuli di Rocco Siffredi.
- Il Teflon®. Nel 1938, un chimico americano, Roy Plunkett, stava facendo alcuni esperimenti con il gas tetrafluoroetilene, una specie di CFC (quello che si usava per il raffreddamento dei frigoriferi). Durante i test si verificò un’esplosione, che ricoprì di polvere oleosa tutti le cose presenti nel laboratorio. Ad un esame più accurato questa polverina si rivelò rivelò un polimero con caratteristiche interessantissime: resistente agli acidi, al freddo e al caldo. Circa 20 anni dopo a qualcuno venne l’idea di mettere il polimero sul fondo delle padelle. Qualche anno più tardi il Teflon® fu anche utilizzato per sviluppare il Gore-Tex®.
- La scoperta dell’America. Colombo cercava l'India. O almno così ci hanno insegnato alle scuole elementari.

Fondamentalmente però il denominatore comune di queste scoperte e che tutti i signori titolari della scoperta si stavano sbattendo per fare qualcosa. Anche chi compra il biglietto del superenalotto e vince ci mette del suo. D'altronde mica l'ho inventato io il detto "La fortuna aiuta gli audaci" (su "aiutati che Dio ti aiuta" invece dovrei avere il copywright da qualche parte, se non ricordo male).

Immagino insomma che se vado in cerca di una botta di fortuna qualcosina lo dovrò pur fare per agevolare la sorte. Quindi, attenzione, grosse novità in arrivo. Il problema è capire quali.

Per i curiosi, altri esempi di serendipities (invenzioni venute fuori un po' per caso), sono state: la scoperta della forza di gravità da parte di Newton (la mela, sapete?), i corn flakes (Dio benedica i fratelli Kellogg), la bioelettricità, gli effetti dell'LSD, la prima pillola contraccettiva, la legge sull'idrostatica di Archimede (Eureka!), l'aspartame, il cellofan e un sacco di materiali a base di polimeri. Oltre ad un numero imprecisato di scoperte nel campo della chimica e della medicina.

A grande richiesta

Per tutti coloro che mi hanno chiesto di aggiornare il blog.
Eccovi accontentati.