martedì 9 settembre 2008

I due messia

Messia #1: Vincent

Guagnano è un paese di poche migliaia di anime come tanti altri dell'entroterra salentino. Con le strade comunali che lasciano un po' a desiderare e con le case senza tetto tutte attaccate tra di loro che si distinguono solamente per il diverso colore delle facciate. La settimana di Ferragosto questi in questi posti puoi trovare al massimo un supermarket aperto e qualche vecchietto seduto in veranda nelle ore meno calde. Tutti gli altri sono “alla casa del mare”.

Il panorama delle campagne di Guagnano però non è come quello di tutti gli altri paesi del Salento. Le file di ulivi e i campi di terra rossa color ruggine per una volta non sono i protagonisti principali.

Alzando lo sguardo verso l'orizzonte, in lontananza, l'occhio cade immancabilmente su una macchia di colori indecifrabile, che al massimo può far pensare ad un ammasso di mattoncini lego giganti. Di tutti i colori.

Ma non sono lego, è Vincent City, “luogo di bellezza e di rilassamento psichico”, come recita l’enorme mosaico all’ingresso del cortile.

Vincent City è la creatura di Vincent, al secolo Vincenzo Brunetti, artista classe 1950 che dopo 20 anni trascorsi nella Milano da bere dove ha conosciuto la fama, ha deciso di ritirarsi nella sua cittadina natale per cercare la sua via per la felicità.

Vincent è un artista apparentemente sbroccato di brutto che in 13 anni, con una costanza militare, partendo da un casolare occupato abusivamente e da un container di materiali da riciclo, ha costruito il suo tempio personale. Una spettacolare creatura in stile Gaudì-ubriaco-e-folgorato che tiene aperta (assolutamente gratuitamente) a tutti i curiosi che passano di lì.

Lo spettacolo nello spettacolo è lo stesso Vincent, che accoglie tutti i visitatori come amici, fermandosi a chiacchierare con loro e spiegando con passione a tutti la sua filosofia di vita e la sua storia personale, condendo il tutto con qualche chicca memorabile (tipo che la sua vita terrena dovrebbe finire nel 2080 e che con un po' di allenamento lui, l'unico vero figlio dei fiori, conta di imparare a volare). Una persona come è difficile trovarne ai giorni nostri, in grado di trasmettere a tutti la sua contagiosa passione per la vita e per il suo progetto.

Ma più di ogni altra parola, forse conviene vedere questo per capire meglio il personaggio.


Insomma, una tappa imperdibile per chi passa dal Salento (e vende pure gran bei quadri a buonissimi prezzi). Quest'anno Vincent stava costruendo una collina artificiale. Il prossimo progetto è quello di allestire un'area campeggio a fianco del suo eremo. Staremo a vedere.

 

Messia #2: Marco Antonio

A Lisbona, al Miradouro di Santa Caterina, verso mezzanotte, si aggira sempre un ragazzo nero come il cioccolato fondente, con i dreadlock lunghi fino al culo, che ci prova con tutte le turiste carine che gli passano a tiro.

Racconta di avere 36 anni, ma ne dimostra dieci in meno. Se la cava a parlare in portoghese, spagnolo, francese, inglese, italiano e mastica un po' di russo. Dice di essere stato un ufficiale dell'esercito dell'Angola, diventato poi dissidente. A chiunque si ferma più di un quarto d'ora a chiacchierare con lui fa vedere una cicatrice da proiettile che ha sul braccio, regalo del suo ex esercito.

Anche se l'apparenza lascerebbe immaginare il contrario, non chiede elemosina e non cerca di vendere tocchi di fumo. Ma se gli offri qualcosa da mangiare non dice mai di no.

Si chiama Marco Antonio, ed è una delle anime della notte lusitana. Una calamita per la gente. L’amico di tutti. Il gran zulù del Bairro Alto. Il degno erede di Bob Marley. Il Marco Repetto dei bar di Lisbona.

In una notte, grazie alla sua intercessione, ho chiacchierato con più gente che forse nell’ultimo anno della mia vita.

L'unico rimpianto è stato averlo conosciuto solamente l'ultima sera di vacanza.


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