lunedì 3 novembre 2008

Una città di morti

Ho finito di leggere Il sergente nella neve il 2 novembre, il giorno dei morti. Strana coincidenza.

Per chi non lo sapesse, questo è un libro che racconta, attraverso l'esperienza diretta del sergente maggiore Mario Rigoni Stern, la tragica mattanza di alpini italiani in Russia, nel 1943. Soldati mandati a morire con mezzi inadeguati e con armi che si inceppavano di fronte all’inverno russo.

Mi venne una gran voglia di leggere questo libro dopo aver visto in tv il monologo teatrale di Marco Paolini, trasmesso in diretta senza interruzioni pubblicitarie da la 7, circa un anno fa. Soprattutto perchè mi scoprii un perfetto ignorante su un pezzo grosso di storia del nostro paese che ha coinvolto chissà quante famiglie (le cifre ufficiali parlano di 26115 morti e 63684 dispersi senza contare i feriti, come se domani scomparisse una piccola città). E mi sembrava doveroso recuperare.

In realtà il libro non parla per niente di quello che c’è dietro la grande ritirata di Russia e della scelta scellerata di mandare sul fronte russo 220.000 italiani al macello sul Don. Parla di piuttosto di odori, di luci, di amicizie, di proiettili, di lettere dalla morosa ricevute in trincea e dell’umanità tra soldati nemici.

Le informazioni storiche che cercavo non le ho trovate, ma appena ho finito l’ultima pagina mi sono reso conto di aver letto un capolavoro.



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