mercoledì 24 dicembre 2008

Sappiatelo

Volevo scrivere un bel post natalizio sulla miopia di Tremonti, sull'immobilismo di Scajola e sulla folle promessa elettorale di abolire l'ICI di Berlusconi. Il tutto in relazione alla crisi. Poi ho pensato che basta il pensiero e un buon link.

Molto meglio tornare a sgranocchiare torrone e cioccolatini.


C'è crisi dappertutto?

Io lo leggo sui visi
dappertutto c'è crisi
(C'è crisi - Bugo)

Incontro un amico che lavora in un'azienda che fa macchine per la manutenzione delle ferrovie e mi dice che non hanno sentito per niente la crisi.

Un'amica che lavora in una piccola impresa che fa prodotti cosmetici, dice che i casini li hanno avuti l'anno scorso, ma che quest'anno è andato bene.

Un amico ha appena trovato lavoro in un'azienda metalmeccanica che fa cilindri, mica componenti hi-tech.

L'altro amico che lavora in Ferrari, dice che tutto prosegue a gonfie vele. E che stanno cercando gente da assumere.

Landi Renzo comunica di aver stipulato un accordo con Fiat per la fornitura degli impianti gpl.

Nel settore del search marketing, l'amico Nereo, dice che sta cercando otto (!) nuove figure per la sua impresa. Smanettoni fatevi sotto.

Un'altra piccola impresa mi ha detto che sta cercando un giovane per avviarlo al ruolo di commerciale Italia.

Insomma, qualche segnale di speranza dall'economia reggiana c'è.

La meccanica agricola, per esempio, tira ancora. E questa è la terra delle macchine per l'agricoltura e dei relativi componenti.

Anche qualche brutto segnale c'è, è ovvio.

Un settore che è proprio fermo è quello dell'edilizia, che si tira dietro una filiera interminabile che va dai materiali da costruzione, ai mobili, alle scale, alle piastrelle, fino alle macchine per il movimento terra e ai loro componenti.

L'altro urlo di dolore arriva dall'automotive. Qui le aziende soffrono anche di più perchè questo è sempre stato un settore dove i capofiliera hanno dettato legge ai fornitori su tempi di consegna prezzi e tempi di pagamento. Così è bastato qualche mese di crisi per mettere in ginocchio tante piccole aziende.

In più il vero problema arriva della banche, che se la stanno facendo sotto e smettono di prestare soldi, soprattutto alle piccole imprese. Così chi ha nel cassetto qualche nuova idea ed è pronto a ad avviare nuovi investimenti, si trova senza aiuto e senza possibilità di reagire con nuovi progetti. Probabilmente il lato peggiore della crisi è questo. Non ci stanno rimettendo le penne solamente le aziende disorganizzate, senza idee e con un prodotto maturo. Anche chi ha buone capacità, visione imprenditoriale e ottime idee, rischia di non riuscire a sfruttare nessuno di questi asset di fronte alla sordità del mondo della finanza.

Non so cosa ne pensino Tremonti e Scajola, ma è in momenti come questi che si dovrebbero vedere interventi seri di politica industriale.
In teoria.


domenica 21 dicembre 2008

Mi sono giocato la possibilità di un last minute alle Maldive o a Cuba fino al 2015

Il 26 dicembre parto per Israele. Destinazione Tel Aviv, poi Gerusalemme, poi Petra eccetera eccetera eccetera.

Non so se sia vero, ma mi hanno raccontato che una volta che le autorità israeliane avranno timbrato il mio passaporto, questo documento non potrà più essere usato per andare nei Paesi che non riconoscono lo stato di Israele o che non mantengono rapporti diplomatici con esso.

Cioè "solamente": Afghanistan, Algeria, Arabia Saudita, Bahrain, Bangladesh, Bhutan, Brunei, Ciad, Corea del Nord, Cuba, Emirati Arabi Uniti, Gibuti, Guinea, Indonesia, Iran, Iraq, Isole Comore, Kuwait, Libano, Libia, Malaysia, Maldive, Mali, Niger, Oman, Pakistan, Qatar, Siria, Somalia, Sudan, Taiwan, Yemen.
(via Wikipedia)

giovedì 18 dicembre 2008

Nel paese dove è nata Orietta Berti...

Il comitato del PD del comune di Cavriago ha mandato una letterina di buon Natale alla segreteria nazionale del PD.
C'è scritto che la sezione del paese non verserà più la quota di adesione al partito nazionale. Perchè i membri del PD locale si sentono traditi e non rappresentati dagli organi nazionali del loro schieramento (qui la lettera integrale):
Pensiamo sia una forma di protesta legittima nei confronti di un gruppo dirigente che non sta facendo il proprio lavoro e che sta deludendo i 12 milioni di elettori che ad aprile scorso hanno scelto il PD. E'una scelta contro l'immobilismo e che chiede al Partito di essere unito.

[...]
Oggi ci troviamo con un Partito in cui sono stati rinnovati solamente i livelli di base, mentre tutti i protagonisti sono rimasti gli stessi dei partiti preesistenti. Il ricambio delle classi dirigenti nazionali è ben lontano dal vedersi e la delusione dell’elettorato è palpabile. Come se tutto ciò non fosse già abbastanza deludente, le inchieste giudiziarie in diverse regioni del sud dimostrano l’esistenza di gruppi dirigenti locali del PD che concepiscono l’amministrazione pubblica come un modo per fare affari. Noi [...] chiediamo:

[...]
2) Le dimissioni dal proprio incarico e l’espulsione dal PD di amministratori che non hanno saputo gestire la cosa pubblica [...] o che hanno responsabilità di vario genere in inchieste giudiziarie;

3) L’utilizzo delle primarie per scegliere i candidati alle elezioni europee del 2009 e la totale esclusione dalle liste di chiunque abbia inchieste a proprio carico;
[...]

La scelta del Circolo di Cavriago è molto forte ma se sarà seguita anche da altri pensiamo possa essere l’unica in grado si cambiare qualcosa.
Non ce la sentiamo di chiedere, con la nostra faccia, a centinaia di cavriaghesi la sottoscrizione di una tessera destinata a sostenere il Partito nazionale, che non riesce a uscire dal guado. Il PD non ha solo una responsabilità verso i propri militanti, ma ce l’ha anche nei confronti del paese perché è l’unica vera alternativa all’attuale maggioranza.
Per disegnare la cornice di questo delizioso quadretto natalizio, occorre spiegare per dovere di cronaca che Cavriago è un paese della rossa Emilia, dove c'è un busto di Lenin. Un pezzo unico in Italia, che ha isprato un romanzo di Giuseppe Caliceti (sul trapasso da PCI a PDS) e una canzone degli Offlaga Disco Pax, che si chiama Piccola Pietroburgo, e fa più o meno così:

Nel paese dove è nata Orietta Berti c'è Piazza Lenin.
Ed in mezzo un busto di Lenin.
Se uno ci pensa non ci può credere.
Faceva un po' schifo Piazza Lenin, ma ora la stanno aggiustando.
Una testa di metallo scuro e ai suoi piedi qualche dedica e qualche fiore.
C'è scritto che è stata fusa nel 1920 e poi donata da una sezione
del partito Comunista dell'Unione Sovietica.
Perché, ed è la cosa davvero pazzesca,
Lenin è il sindaco onorario di Cavriago da sempre.
Nessuno ha mai revocato la delibera del consiglio comunale di allora.
La piazza è rimasta Piazza Lenin e gli abitanti ne sono fieri.

Novemila anime alle porte di Reggio Emilia.
Il sindaco è stato eletto da una maggioranza di sinistra,
senza centro, da fare invidia ad Enver Hoxha e Kim Il Sung.
Avevano chiuso il cinema e molti hanno deciso che Cavriago
non poteva non avere il suo.
Hanno fatto un circolo, due progetti
e in un anno ecco una multisala in pieno centro
con film di prima visione che viene gente anche da fuori a vederli.
Cooperativa Cinema teatro Novecento:
i soci sono centinaia, tutti volontari come alla festa dell'Unità.
E delle sere a strappare i biglietti c'è un assessore,
delle sere Jukka Reverberi,
delle sere Federica, la figlia del sindaco,
una giovane compagna molto bellina.

Ricordate la Madonna che piangeva sangue a Civitavecchia?
Qualche anno fa tutti i giornali ne parlavano
dando per buona la possibilità del miracolo.
Ebbene, in un impeto di ribellione per tanta imbecillità
in quei giorni anche il busto di Lenin cominciò a lacrimare.
Ne parlò perfino la Komsomolskaya Pravda:
"Vicino a Reggio Emilia, in Italia, travolta da insolito disgusto
una scura statua del compagno Lenin ha pianto lacrime bianche
come le navi del porto di Arcangelo".

Che all'ombra del busto di Lenin stia nascendo una piccola rivoluzione?
Forza Cavriago

e Buone Feste PD


(via Wittgenstein. Se siete arrivati fin qua, assolutamente da guardare)

Il libro di Natale

Per mesi ho cercato in biblioteca La Decrescita Felice di Maurizio Pallante, un libro che parla dell’insostenibilità della crescita infinita del PIL e di stili di vita sostenibili. Ma niente, era sempre già a prestito.

Inutile anche rivolgersi alle librerie. Il libro è in attesa di essere ristampato da più di un anno. E Non era disponibile neppure ad una serata con l’autore alla quale ho partecipato.

Ieri finalmente l’ho trovato, in biblioteca, e l'ho preso. Anche se ormai i contenuti di questo libro sono stati rimasticati un po' da chiunque.

Ah, ho preso in prestito anche questo, in cerca di nuove emozioni.

Poi credo che non leggerò saggistica fino al 2010.

PS – E comunque leggete il punto 10 di questa lista e segnatevelo da qualche parte, anche se l’italiano è quello che è.

mercoledì 17 dicembre 2008

Economia della felicità

Ieri sera ho finito di leggere Economia della Felicità di Luca De Biase, giornalista caporedattore di Nova24, l’inserto del giovedì del Sole24Ore dedicato al mondo dell’innovazione, dove si parla di fonti energetiche rinnovabili, industrial design, nuove tecnologie, web 2.0 e nuovi modelli di business.

De Biase per chi non lo sapesse ha anche un blog, uno di quei blog che fattura qualche migliaio di lettori. Roba grossa, insomma. Ma al contrario di molti suoi colleghi blogstar non ama il copia e incolla e non parla dei soliti due o tre fatti di cronaca arcinoti (applausi).

Economia della felicità è un libro che parla di blog e nuovi media per arrivare a mettere in crisi alcuni fondamenti del mondo della comunicazione tradizionale, del marketing e del sistema economico occidentale stesso.

I concetti alla base del libro sono molto interessanti: si parla di blogosfera come di un ecosistema complesso dove la fiducia tra gli utenti riporta l’individuo al centro di una parte (destinata a crescere) dell'economia. Fino a pochi anni fa la pubblicità delle imprese era solamente unidirezionale e l’utente/cliente/consumatore era solamente passivo. Oggi grazie allo sviluppo dei blog e dei social network sta nascendo un nuovo modello di comunicazione multidirezionale che sta sconvolgendo gli assiomi del marketing del secolo scorso. Gli utenti che prima erano passivi oggi creano contenuti, si scambiano suggerimenti, alimentano critiche e segnalano inefficienze. Si può quasi parlare di un umanesimo del XXI secolo, basato su un atto gratuito di chi investe una piccola parte del proprio tempo per mettere in circolo informazioni con un ottica collaborativa.

I quattro lettori di questo blog che impareranno nel tempo a trovarsi d'accordo con me, per esempio, probabilmente riterranno più fondato un consiglio commerciale scritto qua sopra che un messaggio pubblicitario in prime time su Canale5. E se queste persone, magari dopo aver testato di persona, condividono lo stesso suggerimento con loro conoscenti (o sul web a loro volta), ecco che si avvia un piccolo effetto palla di neve che è costato zero euro e che funziona probabilmente più di una campagna stampa. 10 anni fa questo era un fenomeno che coinvolgeva solo utenti superspecializzati su qualche forum informatico, oggi il potere mediatico del web 2.0 si sta iniziando a manifestare al di fuori della cerchia di appassionati, tra altri 10 anni chissà.

Altra tesi affascinante del libro è quella sull’importanza di un singolo blog, che da solo non vale niente, ma se integrato in un sistema complesso composto di numerosi blog e altre piattaforme, diventa il nodo di una grande rete. E al crescere della rete cresce anche l’importanza del nodo, chiaramente.

A fronte di questo, però il libro ha anche limiti evidenti:

- è caotico. E’ complicato trovare un filo conduttore all’interno delle 200 pagine del libro. Gli spunti interessanti sono innumerevoli, ma c’è troppa carne al fuoco e si fatica a costruire un reticolo mentale che permetta di incasellarli tutti attraverso un percorso logico.

- è ridondante. I concetti fondanti del libro talvolta molto spesso si ripetono. Il livello di approfondimento però rimane sempre inadeguato, forse per i troppi input che il libro vuole fornire. E qui si torna al punto precedente.

- non comunica dati quantitativi. Da un giornalista del principale quotidiano economico italiano ci si aspetterebbe un’analisi anche di tipo quantitativo. Invece di numeri e di dati si scorgono solo pallide tracce. Delusione.

- ha un tono saccente. I nomi di economisti, antropologi, sociologi, tecnologi e marketer vengono sciorinati come se si trattasse di personaggi che tutti dovrebbero conoscere, con una certa saccenza (a tratti sembra di leggere un paper di Dervis Fontecedro o di Luigio Guastardo della Radica, Ah la tauromachia…). Ma sono nomi senza volto e senza storia. Certe confidenzialità meglio riservarle solo a personaggi come John Maynard Keynes e Adam Smith. O per cambiare campo Bill Gates e Steve Jobs.

In generale, è comunque un buon libro adatto soprattutto a chi non è già dentro il web 2.0, o a chi ci ha messo dentro solo un piedino (vedi la bolgia di Facebook). A loro potrebbe servire a capire che dietro alle quattro stupidate di qualche blogger sfigato in realtà c’è una rivoluzione mediatica che è già iniziata senza aver chiesto il permesso a nessuno.

PS – Così, per la cronaca, i post più visitati qua sopra sono Merlino e BNL Revolution. Due post pubblicitari.


sabato 13 dicembre 2008

La lista dei desideri Save The Children

Succede che quelli di Buzzparadise mi mandano un'email dove mi spiega che se pubblico un post per promuovere Save the Children e la sua campagna di regali natalizi per i bambini più poveri, loro donano 10 euro a questa organizzazione.

Poi succede che io me la prendo comoda, perchè iniziare a parlare di Natale e di regali già dai primi di dicembre mi mette l'ansia.

Oggi, che mi decido a pubblicare questo benedetto post, scopro che il numero massimo di partecipanti è gia stato raggiunto. Quindi niente 10 euro a Save the Children per merito mio. Pazienza.

Vi spiego comunque come funziona la faccenda, che è a prova di imbecille.

Andate sul sito www.desideri.savethechildren.it, scegliete un articolo da donare adeguato alle vostre tasche e poi potete inviare una cartolina ad un amico o parente, spiegando che quest'anno i soldi destinati al suo regalo avete preferito darli in beneficienza, magari a suo nome.

Oltre ai classici vaccini, si può scegliere anche tra prodotti un po' più insoliti, tipo una tenda contro le zanzare malariche o un branco di polli.

Se non sono stato abbastanza chiaro, te lo rispiega Giobbe qua.

Se qualcuno che legge aveva intenzione di farmi un regaluccio per Natale e non l'ha ancora comprato, aderisca a questa campagna. Amen.

Baci a tutti, che a Natale siamo tutti più buoni.

venerdì 12 dicembre 2008

C'è davvero scritto "Contro la crisi?"

"Contro la crisi".


Contro la crisi??? Se fossi iscritto alla CGIL oggi come minimo avrei dato fuoco alla mia tessera su Youtube.

Ma come si fa a pensare uno slogan tanto stupido per uno sciopero? Beh, poi non ci vuole molto a capire perchè il movimento sindacale sia in crisi di identità.

Scioperare per ottenere un rinnovo dei contratti sta nel gioco delle parti, scioperare contro un sopruso o per far valere un legittimo diritto è giusto, scioperare contro le morti bianche è doveroso.

Ma "Contro la crisi" che cavolo c'è da scioperare?

Mah, forse con le aziende in difficoltà, sindacato e scioperanti hanno deciso che era il caso di lasciare una giornata di stipendio nelle tasche degli imprenditori, non so. Non per niente è la prima volta che vedo Montezemolo "in sintonia" con la CGIL contro la crisi.

Altre giustificazioni per un titolo così bislacco proprio non ce ne trovo, eppure mi sono impegnato.

La CGIL in questa storia sta solo scimmiottando quelle inutili manifestazioni populiste messe in piedi, un anno fa circa, da un tizio basso, ricco e indagato, che pochi mesi fa ha vinto le elezioni.

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E ora, per stemperare l'atmosfera, due storielle su scioperanti atipici:

1- Quando facevo lo stage all'ENEA di Bologna, ho conosciuto un ricercatore che era rimasto così ancorato ai suoi valori rivoluzionari da sessantottino che a 60 anni suonati portava ancora l'eskimo dei tempi andati. Era un comunista vecchio stampo, che per più di 30 anni se ne è infischiato del mondo che cambiava, del PCI che diventava PDS e del Muro che crollava.
Aveva però un'anomalia: non scioperava. O meglio, ad ogni sciopero lui andava a lavorare, ma non timbrava il cartellino.
Ci provai a chiedergli quali fossero le motivazioni alla base di quell'insolito metodo di contestazione. Ma come in ogni altra discussione che facemmo, lui finì a parlare delle sfighe del mondo, dalla globalizzazione malata al del potere oscuro della chiesa.

2- Due persone che hanno avuto esperienze in Giappone (in Toyota) mi hanno raccontato (non so se sia vero) che lì in diversi casi gli operai scioperano aumentando i ritmi di lavoro. E' un modo per dire ai dirigenti: "Visto? Se solo volessimo potremmo produrre di più (stronzi, ndr)".
Non c'è niente da fare, i giapponesi sono proprio scemi.


domenica 7 dicembre 2008

Riabilitazioni acustiche

Nemmeno due mesi fa avevo scritto che l'acustica del Calamita (locale di musica live vicino a Reggio Emilia) era deprecabile.

Scusate, errore mio.

Venerdì ci sono tornato, per ascoltare i Marta sui Tubi e ho assistito ad un concerto per me sorprendente, che mi ha lasciato in uno stato di estasi per qualche ora. L'acustica, in questo caso, è stata perfetta, come tutto il resto. Veramente difficile immaginarsi qualcosa di meglio da questa serata.

Quindi, evidentemente, per quanto riguarda i suoni, il locale non c'entra e c'entra molto di più l'abilità dei fonici e di chi sta sul palco.

Se qualcuno poi vuole assaporare qualcosa del concerto dei Marta sui Tubi, per fortuna c'è anche qualche blogger serio che documenta come si deve certe belle serate.


lunedì 1 dicembre 2008

Se fossi nato qualche anno prima...

Avrei sicuramente fatto carte false per andare a sentire questi personaggi:
  1. i Beastie Boys ai tempi buoni, chè regalavano
  2. Jeff Buckley il 15 luglio 1995 alla festa dell'Unità di Correggio
  3. i CCCP Fedeli alla linea, quando ancora Giovanni Lindo faceva quello di sinistra
  4. i Faith No More
  5. i Limp Bizkit fino a Chocolate Starfish, che ora sono un ex gruppo, poveri (mea culpa su di loro, potevo andarci a Bologna...)
  6. i Nirvana, che nel 1994 suonarono a Modena
  7. i Red Hot Chili Peppers ai tempi del calzino
  8. gli Skid Row, ma solo nel tour del loro disco d'esordio omonimo
  9. probabilmente i Timoria quando c'era ancora Renga. Per dovere generazionale, immagino
  10. Mah, fate voi. Forse un Fabrizio De Andrè negli ultimi anni di vita, ma non so se ci sarebbe stata l'occasione, perchè di concerti ne faceva pochi
A parte queste mancanze qui sopra, però, non mi posso certo lamentare. Chi volevo ascoltare live l'ho ascoltato, all'incirca. Vorrei solo vedere i R.E.M., ecco. E un po' in fretta, vista la cera di Stipe.

Poi ci sarebbero anche i Placebo e i Muse, vabbè, ma per loro che sono giovani e forti c'è tempo.