venerdì 30 gennaio 2009

Appunti giordani

Il bello
La Giordania è lo stato arabo del medio oriente più tranquillo. Re Hussein prima e suo figlio Abdullah oggi stanno cercando di ammodernare il paese, instaurando rapporti distesi con chi gli sta intorno e contendo i fondamentalismi religiosi.

Una politica fuori dagli schemi, considerato che la famiglia reale è di provenienza dell'Arabia Saudita, dove sono un filo meno elastici.
La Giordania praticamente non ha petrolio, ha poca terre coltivabili, ed è lo stato arabo più a diretto contatto geografico con Israele e quindi potenzialmente il più a rischio di scaramucce (invece è l'unico che non ha grane con gli ebrei dagli anni '70 a questa parte). Loro hanno superato questi problemi con una politica distensiva, che oggi viene riconosciuta in tutto il mondo. E non a caso i turisti arrivano a frotte.

Il turismo è fiorentissimo, frutta il 12% del PIL nazionale. Senza contare la quota enorme di euro che i turisti spendono "in nero" comprando qualsiasi genere di cinafrusaglia.

Il meno bello
Ogni comitiva di turisti ha un suo sbirro personale. Lo stato giordano ti regala un poliziotto da trasportare comodamente sul pullman per tutta la durata del tuo viaggio. Non ho ancora capito (e credo che non lo capirò mai) se lo fanno per trasmettere l'immagine di una nazione che ha a cuore i suoi ospiti oppure se è una forma di assistenzialismo statale per reglare lavoro a tanti giovani.

Il nostro poliziotto era un tipo di 27 anni, anche abbastanza simpatico. Ogni settimana scorrazzava su e giù da Jerash a Petra con i turisti e si fermava a dormire nelle caserme della polizia di tutto il Paese.
Un giorno gli ho chiesto se era lì per proteggerci o per controllarci. E lui mi ha detto "Secondo te?". Secondo me era totalmente inutile e basta. Tranne quella volta che ci indicò un buon posto dove fumare il narghilè a Madaba a 3 euro.
Sta di fatto che girare con un tizio armato sempre al tuo fianco non è 'sto granchè.

Un altra cosa che dopo un po' rompe le scatole è che ogni 300 metri c'è una foto, un manifesto, un'insegna luminosa o un murales che raffigura il re Abdullah. Roba che non lo supera nemmeno Gerardo di Gerardo Mobili, da decenni padrone incontrastato delle affissioni stradali tra Carrara e La Spezia.

Il brutto
La Giordania ha una grande fortuna. Grazie al clima secchissimo monumenti di 1900 anni fa si mantengono quasi come nuovi. L'anfiteatro del II secolo di Jerash è tenuto meglio di una nostra chiesa dell'anno 1000, per dire. Nel tempio di Indiana Jones di Petra addirittura le incisioni dei capitelli sono ancora benissimo definite.

Peccato che i giordani stiano distruggendo questo patrimonio. Petra è diventata meta turistica di massa solo a fine anni '80. E da allora nessuno sta facendo niente per conservarla.
I beduini hanno improvvisato baracche per vendere souvenir anche all'interno dei siti archeologici.
I loro cavalli, asini e dromedari cagano ovunque.
I bambini staccano veri e propri "pezzi di Petra" e te li vendono come souvenir.
Non c'è una transenna, un percorso obbligato, niente. Chiunque si può arrampicare dove gli pare e avvicinarsi ai siti archeologici più antichi, anche solo per fare una foto.
Dove non c'è cacca di animale, trovi piscia di beduino. E' incredibile.

Jerash stessa storia. Se non si danno una regolata tra 80 anni non gli rimane niente.



giovedì 29 gennaio 2009

Appunti palestinesi

Capita che mentre siamo a Bet Sahur, parte una manifestazione per la pace a Gaza.
"Sarebbe bello che anche voi italiani vi uniste" ci dice un prete.

Ci accodiamo al corteo, ci sta.
Davanti a noi un ragazzo sbraita roba in arabo in un megafono. Gli altri ripetono in coro, cattivi come cani rabbiosi.
Chissà cosa dicono, mah.
Poi i ragazzi di fianco a noi tirano fuori delle bandiere nere, della jihad islamica.
Intanto arriva la tv.
Ci defiliamo, più che altro perchè ci stavamo allontanando un po' troppo.
Salutiamo i ragazzi urlanti.

Ecco, questo per mettere le mani avanti e spiegare che che se in un futuro più o meno remoto su Studio Aperto saltasse fuori un video dove io sono insieme a dei "pericolosi terroristi" che gridano di voler tagliare gole a destra e a manca, non significa che sono diventato un emulo di Johnny Walker Lindh. Sebbene gli arabi mi stanno più simpatici di quanto pensassi.


martedì 27 gennaio 2009

Dialoghi palestinesi - Parte II

(continua)

Il palestinese mi sembra piuttosto moderato e ha voglia di chiacchierare. Mi gioco la domanda che avevo in serbo da un po'.

- Facciamo un'ipotesi. Ammettiamo che Israele definisca dei confini che vanno bene all'Autorità Palestinese, e che questo porti al riconoscimento dello Stato Palestinese e che si arrivi ad una pace duratura, ok?
- Sì
- Se a seguito di questi accordi la tua città fosse inserita all'interno dello stato di Israele, tu acceteresti questa situazione?
- No (poi ha aggiunto cose del tipo 'i palestinesi sono qui da prima che arrivassero gli israeliani', e altre cose simili, ma non è che me le ricordi bene).
- Ok, tu mi hai risposto su come la pensano i palestinesi. Ma io vorrei sapere la TUA opinione. Ti andrebbe bene questa soluzione?
- In maniera definitiva no. Solo se si trattasse di una soluzione temporanea.
- (Ahia, penso) E hai delle proposte per raggiungere la pace?
- Al momento io non vedo nessuna soluzione. L'unica che ho in mente, ma mi rendo conto che è irrealizzabile, sarebbe la costituzione di un unico stato Israeliano-Palestinese, dove entrambi i popoli abbiano degli stessi diritti e gli stessi doveri. Con un parlamento dove tutte le etnie siano rappresentate.

Di fronte a queste belle parole mi sono fermato, sia perchè eravamo arrivati al caffè, sia perchè non volevo fare incazzare il mio dirimpettaio. Ma quello che proponeva credo non abbia senso purtroppo. Perchè dal poco che ho capito esistono un paio un paio di problemi di non poco conto.

1) Il tasso di natalità degli arabi (sia palestinesi che israeliani) è molto più elevato di quello degli ebrei (4,6 figli per famiglia contro 2,5). Le proiezioni al 2050 dicono una sola cosa: anche nel nord di Israele gli arabi sorpasseranno in numero gli ebrei, figurarsi in Palestina. C'è anche un libro interessante che ne parla. Ovvio che gli ebrei e non vogliano portarsi in casa una bomba demografica di questo tipo. Stato congiunto significherebbe, nel volgere di pochi anni, stato arabo.

2) Per quel poco che ho potuto vedere (soprattutto nel nord di Israele), la differenza tra una città araba e una città israeliana è la stessa che ci può essere tra Napoli e Bolzano. Ordine vs. trascuratezza. Rigore vs. caos. Avanguardia vs. arretratezza.
Ora, provando a essere razionali, immaginatevi che l'Italia sia divisa in due Stati: Padania e Meridione. Pensate forse che i padani scalpiterebbero dalla voglia di unirsi ai meridionali? Con tutto l'amore che ho per il nostro sud, credo di no.
E alla stessa maniera non mi immagino nemmeno un israeliano che auspica un'unione con la Palestina.

Pur capendo cosa non li può tenere uniti, però, non riesco a capire le ragioni del conflitto. O meglio, non capisco che cosa frena Israele dal riconoscere a tutti gli effetti lo Stato palestinese e dal (provare seriamente a) far finire questo conflitto.

Mi pare un po' come il Kosovo per la Serbia. Tutti lo schifavano ma nessuno voleva la sua indipendenza.

domenica 25 gennaio 2009

De gustibus non disputandum est

Ho visitato 19 Stati.
Solo in due di questi Paesi ho visto l'esercito per le strade di una città: in Kosovo e in Israele.

Devo aggiungere altro?

sabato 24 gennaio 2009

Dialoghi palestinesi - Parte I

Il 4 gennaio mi trovavo a pranzo a Bet Sahur, una cittadina palestinese a pochissimi kilometri da Betlemme e vicinissima al muro.

Per una volta a tavola non siamo solo reggiani. Di fronte a me siede un signore arabo sui 65, dall'aspetto abbastanza distinto e "occidentale". Iniziamo a parlare e mi spiega che è un medico in pensione. Faceva il cardiologo e da giovane ha studiato in Repubblica Ceca. E' un cristiano ortodosso e frequenta abitulmente anche musulmani e cristiani cattolici, senza particolari problemi, dice.

Più che della guerra a Gaza di quei giorni mi parla della situazione della Palestina.

...
- Ieri sera eri in Palestina? Hai visto che c'è stato un blackout?
- Sì, ero in albergo a Betlemme.
- Qua abbiamo blackout come quello almeno una volta a settimana, a volte anche due. E se guardi al di là del muro, a 5 km da qua, vedi le città israeliane perfettamnte illuminate mentre noi siamo al buio.
- ...
- E' così da almeno 12 anni. E' chiaro che poi la gente protesta. E lo fa con quello che ha, cioè niente. Al massimo lanciando pietre o scarpe.

Mi spiega che la religione in questo conflitto non c'entra molto, almeno oggi. E' usata più che altro come leva per scaldare gli animi, ma quello che interessa a entrambe le fazioni sono le fonti d'acqua sul confine tra Israele e Palestina, che ora sono tutte sotto controllo israeliano (ovviamente).

mercoledì 21 gennaio 2009

Dadaismo

Per non farmi mancare niente, ho deciso di partecipare anche alla mia prima campagna di promozione proposta da BuzzParadise.

Si tratta di recensire il funzionamento di Dada Music Movement, un portale che permette di cercare, ascoltare e scaricare musica on-line, oltre a consentire l'interazione tra gli utenti attraverso profili simili a quelli Myspace.

Entrando nel portale, la primissima cosa che può venire da pensare è: quanto si naviga male. In realtà i fatti poi smentiscono le impressioni iniziali.

Non è affatto malaccio. Per chi ha blog un po' sciccosi e pieni di pinzillacchere avanti e indietro, Dada dà per esempio la possibilità di creare e pubblicare online una playlist come quella qui sotto.

Playlist che ora mi tocca commentare pure, come da cordiale richiesta degli amicici di BuzzParadise. Pronti? Via.

  1. Mellon Collie and the infinite sadness (Smashing Pumpkins) - Silenzio, il mondo si sta svegliando
  2. Viva la campagna (Bandabardò) - Fugaci pensieri di libertà al risveglio, che vengono soffocati da piccoli
  3. Il flamenco della doccia (Daniele Silvestri) - La migliore canzone del mondo da cantare sotto la doccia. Un capolavoro
  4. Forgotten (Linkin Park) - Un po' di carica, che la giornata è lunga
  5. Spiritual (Fabrizio De andrè) - Lo spiritual degli schiavi moderni
  6. Caralho voador (Faith No More) - And now... relax
  7. Corduroy (Pearl Jam) - L'attesa, straziante, di chissà che cosa poi
  8. Kristo sì (Quintorigo) - Acid Jazz in salsa rock per grattare via le scorie della giornata
  9. One big mob (Red Hot Chili Peppers) - Amo la gente. La canzone del casino
  10. Il solito sesso (Max Gazzè) - Magari capitasse una scena come questa
  11. Incontro (Francesco Guccini) - Momento malinconia, perchè il tempo corre e non ci si può fare molto
  12. Charlie big potato (Skunk Anansie) - Lasciatemi il mio angolino quotidiano di straniamento...
  13. Forma e sostanza (C.S.I.) - ...che continua
  14. Muovo le ali di nuovo (Tiromancino) - La speranza è l'ultima a morire. In che cosa, come al solito, non è importante
  15. Learn to fly (Foo Fighters) - I'm looking to the sky to save me!
Gravissime mancanze: per ora c'è solo un pezzo dei Soundgarden, inoltre non ho trovato neppure i pezzi del primo album degli Incubus. Questo è il motivo per cui in scaletta non ci sono Spoonman (una delle canzoni più grunge della storia) e Redifine.

Per ora il database dei brani ha ancora qualche buco importante, come è inevitabile, ma mi sembra molto più ampio di quello di altri siti che permettono di ascoltare musica on-line come Deezer, Blip.fm o lo stesso Lastfm.

Per quanto riguarda l'acquisto dei brani da Dada, non so fare un'analisi particolarmente approfondita, anche perchè non ho mai usato siti come questo o iTunes.

Sta di fatto che labbonamento a pagamento costa 9,90 € al mese per 30 mp3. Se no, che non mi sembra cambi poi tantissimo, 3 euro a settimana per 7 mp3. Ci sono sia suonerie che file musicali da ascolto "serio", ovviamente.

Direi che ho finito, a occhio.
No, non mi sento una puttana per aver aderito alla campagna di promozione (tanto non è che devo mantenere chissà quale reputazione...). Anzi, fin quando propongono cose che non conosco, va benissimo!

Addendum
Oggi ho scoperto Grooveshark grazie a Joshuavox. Obiettivamente pauroso. Incredibilmente ha anche una buona scelta di pezzi italiani (oltre che Redifine e Spoonman).


giovedì 15 gennaio 2009

Diaoghi israeliani - Appendice

Non so quanto se ne sia parlato in Italia, ma a cavallo di fine anno, in Israele questa notizia ha fatto discutere veramente tanto.
Trecento mila euro di aiuti umanitari – 200 mila ai palestinesi e 100 mila agli israeliani: è quanto è stato stanziato dall’UCEI (Unione delle Comunità Ebraiche Italiane) a favore delle vittime della guerra a Gaza.
Qui un resoconto sulle polemiche scatenate da questa decisione.

Ho finito, ora sotto con i dialoghi palestinesi.


Dialoghi israeliani - Parte IV

Premessa. Non confondere il termine 'israeliano' con 'ebreo' e nemmeno il termine 'arabo' con 'musulmano'.

Io sono una testa quadra, e di solito ho un'insana passione per i dettagli. Così va a finire che faccio domande del tipo:
- Ma se un palestinese commette un reato in Israele, che cosa succede? Chi lo processa?
- Gli israeliani.
- E se un israeliano commette un reato in territorio palestinese, chi lo processa?
- E' un casino. In Palestina si applica il codice civile e penale della Giordania, quindi chi comette reati in quelle zone dovrebbe essere giudicato con quelle leggi. In realtà se un israeliano viene arrestato dalla polizia palestinese, ogni volta succede una cosa diversa. Dipende molto da chi è, da che cosa ha fatto, etc. Può essere che venga giudicato anche in Israele.

(per incasinarvi ulteriormente le idee leggetevi cosa hanno deciso negli Accordi di Oslo sulle zone B e C della Cisgiordania)

Altra domanda:
- Ma gli arabi che abitano in territorio israeliano fanno il militare (in Israele sono obbligatori 21 mesi di leva anche per le donne)?
- No.
- Ma intendo quelli che sono cittadini israeliani a tutti gli effetti, che non c'entrano niente con la Palestina. Tipo quelli del nord del paese, nati e cresciuti in Israele. Non lo fanno?
- No. Lo fanno solo i Drusi, che sono una minoranza etnica nel nord.
- Quindi se non lo fanno, vuol dire che esiste una classificazione all'anagrafe in base all'etnia o alla religione?
- Quando io ero giovane, sul documento di identità avevo scritto che ero ebrea. Adesso ho notato che hanno sostituito la dicitura per esteso con qualche carattere cifrato, ma la sostanza non cambia. Esiste una classificazione religiosa, più che etnica. Cristiani e musulmani, che poi di solito sono arabi, non fanno il militare.
- Ma questo è discriminatorio. Fin quando gli arabi non saranno trattati al pari degli ebrei, non potranno mai sentirsi israeliani.
- Cosa vuoi che ti dica...
- Niente, però mi sembra che alla base di questa scelta ci sia proprio una logica di divisione. Potrebbero perlomeno destinarli a qualche ruolo di supporto lontano dalle armi. Sarebbe più onorevole per tutti.

Evidentemente la classe politica ebraica le ha interiorizzate bene le leggi sulla discriminazione razziale.


mercoledì 14 gennaio 2009

Dialoghi israeliani - Parte III

La scelta di vivere israele

Emilia è nata in Italia e ha vissuto nel nostro Paese fino al matrimonio. Non rinnega minimamente il suo essere italiana (oltre che israeliana), ma volente o nolente nei suoi anni italiani si vedeva inserita in una società dove gli ebrei erano una rarità. Lei da giovane era credente e praticante e aveva il desiderio di condividere la sua vita con altri ebrei, ma la comunità ebraica italiana era un contesto molto ridotto e probabilmente poco stimolante. Da un lato sentiva il bisogno di doversi confrontare con più persone e uscire dal solito circolo di conoscenze, dall'altro capiva che voleva ritrovarsi in un contesto di persone ebree.
La soluzione è stata il trasferimento in Israele, dove tutto, dalle leggi alla vita sociale (almeno 30 anni fa) era basato sulle tradizioni ebraiche.

Una scelta così radicale, per quanto possa essere distante dalle nostre idee, è comunque comprensibile, anche se non facilmente condivisibile.

La seconda motivazione che ci ha fornito per motivare la sua scelta però è stata sorprendente. Ci ha detto: “Per quanto possiamo essere ragionevolmente sicuri che una tragedia come la Shoah non accadrà più, non lo possiamo escludere al 100%.

La Germania è stata la culla della civilizzazione moderna, e gli ebrei erano ben inseriti nella vita culturale ed economica del Paese. Nessuno poteva sospettare l'Olocausto, eppure è successo. Chi mi assicura che non accadrà di nuovo? Magari anche in altre forme, più subdole e meno sanguinose? La certezza di non dover più assistere ad una nuova persecuzione degli ebrei la posso avere solo in Israele”.

Non me l'aspettavo.
Lì per lì non capivo, davvero. Mi sembrava una motivazione un po' forzata, quasi da fanatica.
Non ho detto nulla.

Poi ho ripensato al rinascimento, dove gli ebrei non avevano diritto di proprietà su beni immobiliari in molte città (per esempio a Venezia, cfr. il 'Mercante di Venezia').

Poi mi sono ricordato dei crociati, che nei Balcani, lungo la via che portava alla Terra Santa, hanno raso al suolo tutto quello che aveva a che fare con l'ebraismo.

Poi c'è stata lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale che ha lasciato una cicatrice nella storia dell'intero occidente, figuriamoci in quella degli ebrei.

Poi i fatti di Roma dell'altro giorno, dove hanno "marchiato" il negozio di qualche commerciante ebreo. Anno 2009.

E chissà quante altre ne sono successe.

No, probabilmente non era fanatismo.
E' uno strato di paura sottopelle, come un tatuaggio disegnato e ampliato secolo dopo secolo, che non riescono più a cancellare.

martedì 13 gennaio 2009

Dialoghi israeliani - parte II

Arrivando a parlare dell'attacco a Gaza di Natale, Emilia ci ha spiegato che per questo singolo caso, la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica era favorevole a questo intervento, pur riconoscendo che il numero di morti causati, i danni e la potenza di fuoco messa in campo sono stati assolutamente sproporzionati e ingiustificati rispetto all'offesa subita.

Per farci comprendere il sentimento degli israeliani ci ha chiesto: “Se per sette mesi dal confine francese arrivassero tutti i giorni almeno un paio di missili sul Piemonte, come reagirebbero gli italiani?”.

La domanda è semplicistica. Sicuramente. Ma per noi che siamo qui a parlare di geopolitica a migliaia di chilometri di distanza, non certo per chi si becca i missili di fianco casa.

E da questa domanda si è arrivati a parlare delle cittadine israeliane al confine con la striscia di Gaza come Sderoth e Ashqelon. Città che si stavano rapidamente spopolando sotto lo stillicidio dei missili Qassam di Hamas, che non fanno molti morti, ma che non lasciano nemmeno vivere una vita normale.

Chi poteva, negli ultimi mesi, se n'è andato da queste città, rimaste popolate da anziani e dai meno abbienti. Città senza un futuro, insomma.

Lei è stata trascinata in una di queste città da un suo collega, che criticava il suo atteggiamento troppo indulgente nei confronti dei palestinesi e si è ritrovata di fronte ad una realtà fatta di paura quotidiana e che probabilmente, a suo dire (è psicologa) avrà ripercussioni sulla psiche futura degli abitanti di questo paese, specie i bambini.

Qualche settimana prima, era stata anche ad Hebron, che invece è popolata in maggioranza da arabi. Non centra molto con il resto del discorso, ma qui c'è una sua interessante email che magari interessa.

domenica 11 gennaio 2009

Dialoghi israeliani - Parte I

(I prossimi post riportano quel poco che mi è rimasto dopo un dialogo con una signora israeliana. Si tratta di una trascrizione con pochi commenti, specie dove si parla di guerra. Semplicemente perchè non mi sento all'altezza.

Il primo post, il meno interessante della serie, parla dell'opinione pubblica israeliana sponda ebrea, tutt'altro che monolitica. Il secondo di alcuni fatti legati all'attacco di Gaza. Il terzo della scelta di lasciare l'Italia per Israele di questa signora. Un quarto forse ci sarà, e sarà sulla legalità ai tempi del muro.)

Lo scorso 3 gennaio, a Gerusalemme, ho avuto la fortuna di essere stato ospite a casa di una ebrea italiana che si è trasferita in Israele 30 anni fa.

Una donna di cultura, docente universitaria, impegnata in un'associazione contro la violenza nel conflitto israeliano-palestinese. Ma allo stesso tempo una persona che si sente profondamente israeliana e che rivendica il diritto di esistere del suo Paese.

Nelle due ore trascorse insieme, ci ha fornito una panoramica sulla società israeliana, raccontandoci di un Paese, dove:
- c'è una consistente parte dell'opinione pubblica molto critica nei confronti del Governo;
- la classe politica nel suo complesso è poco preparata e inadeguata a gestire la situazione;
- la diffusione della corruzione tocca livelli preoccupanti;
- esiste un disinteresse sempre crescente verso i fatti della politica e della società;
- quest'ultimo fenomeno si acutizza tra le nuove generazioni, sempre più individualiste, meno colte e meno legate ai valori tradizionali.

Insomma, sembrava che si stesse parlando dell'Italia. Tante persone che la pensano in un modo, ma con il loro Paese che và da un'altra parte.

Poi c'è il tema dell'ebraismo. Sempre meno osservato come dottrina religiosa, ma radicato come sentimento d'appartenenza e sempre molto importante con le sue frange politicizzate per spostare gli equilibri in parlamento.

Vi ricorda niente?

Comunque, loro in più hanno una guerra, quindi impariamo a non lamentarci troppo.

giovedì 8 gennaio 2009

Metrologia 2009

Per il 2008 ho portato a casa un soddisfacente 7 su 10.

Visti i buoni risultati, quest'anno ci riproviamo, alzando l'asticella.

Nel 2009:
  1. Leggerò almeno 12 libri (questi tra i maggiori indiziati)
  2. Mediamente farò jogging per almeno 40 minuti una volta alla settimana (o in alternativa sessione di nuoto) e almeno 2 volte a settimana userò il vecchio bilanciere che ho in garage. Il tutto oltre al calcetto, si intende
  3. Imparerò a suonare "Mellon Collie and the infinite sadness" al piano
  4. Mi concederò un bel giro del lago di Como e del lago Maggiore, zone d'Italia che mi mancano completamente
  5. Migliorerò significativamente il mio inglese
  6. Farò un calendario
  7. Tenterò l'espatrio
  8. Troverò una splendida morosa
  9. Ogni volta che mi verrà voglia di comprare qualcosa (generi alimentari esclusi) mi chiederò "Mi serve veramente?"
  10. Farò almeno un viaggio facendo couch surfing
Un 6 su 10 non significherebbe la sufficienza, ma un 2009 clamoroso.

Skeggia

Prima di riempire questo blog di quello che ho sentito e visto in Israele e Palestina, consiglio di visitare il blog di viaggio di Marco Bagni aka Skeggia: http://seekske.blogspot.com.

E' un amico di amici che ho incrociato in giro qualche volta, ma soprattutto è un ragazzo di Reggio Emilia che ha venduto l'auto, ha lasciato il lavoro e da qualche mese viaggia per l'Asia senza una meta precisa.

I posts del blog sono solo 8, un buon motivo per leggerseli tutti.

Partito dalla Russia, le ultime fonti lo danno in Laos.
Qui e qui alcune delle sue foto.

Buon viaggio!

mercoledì 7 gennaio 2009

Di quella volta che giocai a calcio in Giordania

Tra Israele e Palestina ci siamo concessi un intermezzo giordano di un paio di giorni. Che significa Petra, fondamentalmente. Ma in Giordania è successo anche qualcos'altro da segnare sui miei personali annali.

Il 30 dicembre, nel primo giorno dell'onnipresente re Abdullah, la giornata si è conclusa a Zarqa, seconda città del regno hascemita che ha dato i natali ad Al Zarqawi.

Per l'occasione il nostro pullman fu scortato per le vie della città da due auto della polizia. Una davanti e una dietro. Ufficialmente perchè l'autista non sapeva la strada. Concretamente per altri motivi, suppongo.

Il motivo del passaggio da Zarqa era un incontro con la locale parrocchia cristiana il cui parroco, padre Elia, è un vecchio amico del nostro don Giuseppe Dossetti.

Tra qualche biscotto offerto dalle sciure locali e qualche chiacchiera l'incontro è filato via senza particolari acuti.

Ma ad un certo punto nel sagrato davanti ai locali della parrocchia spunta un pallone. E ovviamente partono i primi tocchi innocenti con i ragazzi giordani. Poi arriva la proposta ufficiale.

- "Passes?"

- "No, teams! Italy vs. Jordan, ok?"

Volevano giocare a "passaggi", loro. Una specie di torello immagino. Ma facciamo capire ai fratelli giordani che non esiste. E' Italia-Giordania che deve andare in onda.
Alla fine era quello che volevano anche loro.

Andiamo a recuperare 2 porte da calcetto da non si sa dove.
Italia-Giordania ha inizio. 6 contro 6. Su campo di asfalto.

Noi giocavamo in jeans, con scarpe inadeguate e venivamo da 4 faticosi giorni di viaggio, di alzatacce alle 6 del mattino e di pasti tutt'altro che soddisfacenti. In più il campo per noi era in salita e due dei nostri migliori uomini erano azzoppati dall'influenza.

Loro erano carichissimi, non vedevano l'ora di farci mangiare la polvere. Correvano come delle bestie e picchiavano come dei fabbri. E come se non bastasse avevano una tecnica decisamente superiore alla nostra.
Ma per nostra fortuna non avevano la più pallida idea di che cosa fosse il gioco di squadra.

Per la cronaca abbiamo portato a casa una vittoria per 4-3, ma dietro al risultato di misura c'è una sonora lezione di calcio impartita dai campioni del mondo ai fratelli giordani.

Dopo mezz'ora il tabellino diceva Italia-Giordania 4-1. Il risultato finale un po' striminzito è dovuto solo al fatto che poi loro hanno iniziato a fare cambi e a inserire giocatori freschi, mentre noi eravamo contati e veramente cotti fisicamente.

Ma quello che conta è che quel pallone ci aiuterà a non dimenticarci di quella dozzina di giovani di Zarqa. E lo stesso spero che valga per loro nei nostri confronti.

(Poi, sarebbe anche il caso che gli rimanesse anche un po' impresso come si gioca a calcio)

P.S. Dodo Zanichelli uber alles
P.P.S. Cocconcelli senior ha un'eleganza unica nel ricevere le gomitate in faccia


domenica 4 gennaio 2009

Shalom

Ieri mattina sono rientrato in Italia dopo 10 giorni tra Israele, Giordania e Palestina.

Oltre alle classiche tappe turistiche ho anche avuto la grande fortuna di riuscire a parlare con diverse persone del luogo, che hanno ampliato a dismisura lo spettro delle mie sensazioni riguardo alla questione israeliano-palestinese e non solo. Tutte le mie frammentarie e parziali convinzioni sono state ridotte in briciole.

Nel mentre qui a Reggio, ho scoperto, qualche giorno fa hanno bruciato in piazza una bandiera di Israele nel corso di una manifestazione che nelle intenzioni doveva essere per la pace.

Chiaramente sulla stampa locale non si parla d'altro.
Come se il problema fosse davvero una bandiera di carta bruciata e non le bombe e i colpi di fucile.