martedì 13 gennaio 2009

Dialoghi israeliani - parte II

Arrivando a parlare dell'attacco a Gaza di Natale, Emilia ci ha spiegato che per questo singolo caso, la stragrande maggioranza dell'opinione pubblica era favorevole a questo intervento, pur riconoscendo che il numero di morti causati, i danni e la potenza di fuoco messa in campo sono stati assolutamente sproporzionati e ingiustificati rispetto all'offesa subita.

Per farci comprendere il sentimento degli israeliani ci ha chiesto: “Se per sette mesi dal confine francese arrivassero tutti i giorni almeno un paio di missili sul Piemonte, come reagirebbero gli italiani?”.

La domanda è semplicistica. Sicuramente. Ma per noi che siamo qui a parlare di geopolitica a migliaia di chilometri di distanza, non certo per chi si becca i missili di fianco casa.

E da questa domanda si è arrivati a parlare delle cittadine israeliane al confine con la striscia di Gaza come Sderoth e Ashqelon. Città che si stavano rapidamente spopolando sotto lo stillicidio dei missili Qassam di Hamas, che non fanno molti morti, ma che non lasciano nemmeno vivere una vita normale.

Chi poteva, negli ultimi mesi, se n'è andato da queste città, rimaste popolate da anziani e dai meno abbienti. Città senza un futuro, insomma.

Lei è stata trascinata in una di queste città da un suo collega, che criticava il suo atteggiamento troppo indulgente nei confronti dei palestinesi e si è ritrovata di fronte ad una realtà fatta di paura quotidiana e che probabilmente, a suo dire (è psicologa) avrà ripercussioni sulla psiche futura degli abitanti di questo paese, specie i bambini.

Qualche settimana prima, era stata anche ad Hebron, che invece è popolata in maggioranza da arabi. Non centra molto con il resto del discorso, ma qui c'è una sua interessante email che magari interessa.

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