mercoledì 14 gennaio 2009

Dialoghi israeliani - Parte III

La scelta di vivere israele

Emilia è nata in Italia e ha vissuto nel nostro Paese fino al matrimonio. Non rinnega minimamente il suo essere italiana (oltre che israeliana), ma volente o nolente nei suoi anni italiani si vedeva inserita in una società dove gli ebrei erano una rarità. Lei da giovane era credente e praticante e aveva il desiderio di condividere la sua vita con altri ebrei, ma la comunità ebraica italiana era un contesto molto ridotto e probabilmente poco stimolante. Da un lato sentiva il bisogno di doversi confrontare con più persone e uscire dal solito circolo di conoscenze, dall'altro capiva che voleva ritrovarsi in un contesto di persone ebree.
La soluzione è stata il trasferimento in Israele, dove tutto, dalle leggi alla vita sociale (almeno 30 anni fa) era basato sulle tradizioni ebraiche.

Una scelta così radicale, per quanto possa essere distante dalle nostre idee, è comunque comprensibile, anche se non facilmente condivisibile.

La seconda motivazione che ci ha fornito per motivare la sua scelta però è stata sorprendente. Ci ha detto: “Per quanto possiamo essere ragionevolmente sicuri che una tragedia come la Shoah non accadrà più, non lo possiamo escludere al 100%.

La Germania è stata la culla della civilizzazione moderna, e gli ebrei erano ben inseriti nella vita culturale ed economica del Paese. Nessuno poteva sospettare l'Olocausto, eppure è successo. Chi mi assicura che non accadrà di nuovo? Magari anche in altre forme, più subdole e meno sanguinose? La certezza di non dover più assistere ad una nuova persecuzione degli ebrei la posso avere solo in Israele”.

Non me l'aspettavo.
Lì per lì non capivo, davvero. Mi sembrava una motivazione un po' forzata, quasi da fanatica.
Non ho detto nulla.

Poi ho ripensato al rinascimento, dove gli ebrei non avevano diritto di proprietà su beni immobiliari in molte città (per esempio a Venezia, cfr. il 'Mercante di Venezia').

Poi mi sono ricordato dei crociati, che nei Balcani, lungo la via che portava alla Terra Santa, hanno raso al suolo tutto quello che aveva a che fare con l'ebraismo.

Poi c'è stata lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale che ha lasciato una cicatrice nella storia dell'intero occidente, figuriamoci in quella degli ebrei.

Poi i fatti di Roma dell'altro giorno, dove hanno "marchiato" il negozio di qualche commerciante ebreo. Anno 2009.

E chissà quante altre ne sono successe.

No, probabilmente non era fanatismo.
E' uno strato di paura sottopelle, come un tatuaggio disegnato e ampliato secolo dopo secolo, che non riescono più a cancellare.

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