sabato 24 gennaio 2009

Dialoghi palestinesi - Parte I

Il 4 gennaio mi trovavo a pranzo a Bet Sahur, una cittadina palestinese a pochissimi kilometri da Betlemme e vicinissima al muro.

Per una volta a tavola non siamo solo reggiani. Di fronte a me siede un signore arabo sui 65, dall'aspetto abbastanza distinto e "occidentale". Iniziamo a parlare e mi spiega che è un medico in pensione. Faceva il cardiologo e da giovane ha studiato in Repubblica Ceca. E' un cristiano ortodosso e frequenta abitulmente anche musulmani e cristiani cattolici, senza particolari problemi, dice.

Più che della guerra a Gaza di quei giorni mi parla della situazione della Palestina.

...
- Ieri sera eri in Palestina? Hai visto che c'è stato un blackout?
- Sì, ero in albergo a Betlemme.
- Qua abbiamo blackout come quello almeno una volta a settimana, a volte anche due. E se guardi al di là del muro, a 5 km da qua, vedi le città israeliane perfettamnte illuminate mentre noi siamo al buio.
- ...
- E' così da almeno 12 anni. E' chiaro che poi la gente protesta. E lo fa con quello che ha, cioè niente. Al massimo lanciando pietre o scarpe.

Mi spiega che la religione in questo conflitto non c'entra molto, almeno oggi. E' usata più che altro come leva per scaldare gli animi, ma quello che interessa a entrambe le fazioni sono le fonti d'acqua sul confine tra Israele e Palestina, che ora sono tutte sotto controllo israeliano (ovviamente).

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