sabato 28 novembre 2009

Metti una sera un Remondino a cena

Giovedì scorso sono finito a cena con Ennio Remondino. Per caso, tirato in mezzo per caso insieme ad altre cinque persone a seguito della presentazione a Reggio Emilia del suo nuovo libro "Niente di vero sul fronte occidentale - Da Omero a Bush, la verità sulle bugie di guerra" (edizioni Rubettino).

In realtà più che a cena siamo andati a gozzovigliare in una birreria, con davanti ciccioli, erbazzone, affettato, una bottiglia di negramaro (quasi tutta per me), una di marzemino (quasi tutta per lui). Tanto per raccontare il clima di osteria in cui abbiamo avuto il piacere di ascoltare le storie di questo grande vecchio del giornalismo di strada che ci ha accompagnato per una sera dentro i meccanismi geopolitici internazionali.

Oltre a Kosovo, Mossad e Turchia, abbiamo parlato anche di tante cose ormai scontate: di un mondo dell'informazione in coma profondo, dei giovani giornalisti che studiano alla scuola dei leccaculo, di redazioni che per politica estera intendono giusto qualche agenzia rigirata da Bruxelles o da Washington, di Minzolini. Per una volta però ascoltando la voce di chi calpesta i corridoi delle redazioni da trent'anni.

Personaggio scomodo Remondino. Che ha sempre usato nomi, cognomi e soprannomi senza tanti peli sulla lingua. Tanto che gli hanno fatto lo scalpo: spedito "al confino" in Bosnia nel '90 da Vespa dopo che aveva fatto arrabbiare qualche personaggio troppo in alto con una sua inchiesta sui collegamenti tra Loggia P2 e CIA.
Poi, in ordine sparso, c'è stato il Libano, il Kosovo, l'Afghanistan, la direzione della sede di Gerusalemme e Belgrado, dove divenne celebre come uno dei pochissimi corrispondenti dei paesi occidentali rimasti in città sotto le bombe NATO.

Oggi, alla vigilia della pensione, l'hanno messo a non far danni a Istanbul, dove dirige la sede Rai che ha la responsabilità di seguire tutta l'area dei balcani oltre alla Turchia. Peccato che in Italia quella sede mandi solo pochi servizi all'anno, perchè nessuno ne vuole trasmettere di più. Dei mega progetti sui gasdotti che passeranno dalla Turchia non c'è spazio. Di inchieste sul reale livello di "civilizzazione" della Turchia candidata ad entrare nell'Unione Europea, meglio non parlarne seriamente. E a sentire Remondino la stessa sorte tocca ai corrispondenti da Africa e sud America.

E proprio legato alla Serbia è uno dei fatti (uno dei pochi che si possono raccontare) che Remondino ha rispolverato: l'episodio (che non trova traccia nella mia memoria) del bombardamento dell'ambasciata cinese a Belgrado da parte di bombardieri NATO. Un paio di confettini sganciati con la firma della CIA perchè, secondo Remondino, poche settimane prima avevano beccato delle spie cinesi che ficcavano il naso nei piani nucleari a stelle e strisce.
I cinesi presi a sberle dagli americani come l'ultimo degli stati delle banane. Pensate solo a quanto andrebbero diversamente le cose oggi...

Qui una sua intervista interessante.

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