sabato 25 dicembre 2010

Saṃsāra

Se il primo giorno di un nuovo anno e ti rendi conto che tutto quello che ti auguri per il futuro sono per lo più cose che hai già avuto o sperimentato nel tuo passato, e che hai deliberatamente abbandonato, ecco, qualcosa a prima vista non ti torna.

Poi ti rendi conto che quello che in realtà ti affascina sono le vie da percorrere per raggiungere questi traguardi, e che per conquistare di nuovo la stessa cosa non c'è da andare in retromarcia, ma occorre inventarsi un nuovo percorso ogni volta.

E non vedi l'ora di raggiungerlo questo fottuto traguardo, come se fosse la cosa più importante della terra, per poi abbandonarlo per andare in cerca di una botta pazzesca di adrenalina. Nell'illusione di avere il mano il telecomando del tuo karma.

giovedì 28 ottobre 2010

Politica for dummies

Il Ministero per l'Attuazione del Programma di Governo è quella creatura istituita per la prima volta nel 2001 dal secondo tragico Governo Berlusconi, e rimasto illeso nel 2006 sotto il Governo di un Romano Prodi troppo occupato di andare a caccia di poltrone su cui mettere a sedere i troppi e ingombranti alleati.

Ma è solo dal 2008 che finalmente il tanto bistrattato Dicastero, spesso citato come simbolo degli sprechi di un'intera classe politica, trova un titolare con i carismi adatti a rappresentare tutta la storia, i progetti e la forza del Ministero medesimo: Gianfranco Rotondi.

Colui che in oltre due anni di Governo, a parte l'importantissimo salvataggio dello Zecchino d'Oro, ha lasciato tracce vivide nella storia di questo Paese come ad esempio: i fischi ricevuti in occasione della commemorazione dei morti per la strage di Bologna 2 anni fa, l'essersi schierato contro "la ritualità" della pausa pranzo e le lamentele per non essere stato chiamato al vertice di Governo sui famosi 5 punti per ricucire lo strappo con Fini, mentre Ghedini che non è neppure Ministro c'era, uffa.

Insomma, tutta questa introduzione per dire che al nostro Ministro dobbiamo molto. Dall'alto della sua posizione di uomo informato sull'operato del Governo, ci ha fatto il grande dono di averci spiegato una volta per tutte le regole del gioco della politica. Era solo che non conoscevamo le regole!


Ecco, se questo Ministero proprio bisogna lasciarlo, io propongo di conferire l'incarico a vita a Gianfranco Rotondi, l'uomo giusto al posto giusto.

sabato 16 ottobre 2010

Nella mente del boia

Ieri sera mi sono trovato un ragno nella vasca da bagno, uno di quei ragnetti non troppo grandi con le zampe corte e tozze.

Come ci sia finito non lo so, ma non è stata una grande mossa da parte sua. Il vetroresina non è la migliore superficie per ritentare un'arrampicata verso la libertà.

Eravamo lì, io e lui, io sulla tazza e lui che mulinellava freneticamente le zampe a vuoto, senza riuscire a salire neanche di un centimetro.

Stamattina nuova tappa in bagno e lui era ancora lì, nella sua nuova gabbia bianca. Ho provato a toccarlo e ha ripreso a scalmanarsi e a provare a risalire, inutilmente ovviamente.

Se l'avessi incontrato in giro per casa lo avrei ammazzato sicuramente con una ciabattata secca, il ragnetto. L'unica preoccupazione sarebbe stata quella di verificare quanto sugo giallastro avrebbe lasciato sul pavimento dopo lo spappolamento, ed eventualmente dare una rapida ripulita.

Ma così, con lui lì in cattività e alla mercè di chiunque, è tutta un'altra storia.

Provarlo a prendere con un foglio di carta per dargli la libertà attraverso la finestra è un'impresa complicata. E' tra i ragni più ipercinetici che abbia mai visto, mi cadrebbe mi cadrebbe in terra prima di raggiungere la finestra e a quel punto lo pesterei.

Tentare di addomesticarlo non mi pare neanche quella una grande idea.

Altra alternativa sarebbe di non ammazzarlo e lasciarlo lì per giorni a morire di fame. Uhm... anche no.

E poi è un discorso di equità verso i suoi simili, cosa avrebbe fatto lui per meritarsi di non essere pestato rispetto al suo fratellino che scorrazza in salotto?

Lo scarico della vasca mi sembra la cosa più sensata, ma mi sento uno straccio.
Qualcuno riesce a intravedere altre soluzioni?

mercoledì 6 ottobre 2010

The lady with the blue coat

C'era fino a qualche giorno fa, in un paese nemmeno così lontano, una ragazza con un cappottino azzurro. Adorava così tanto l'azzurro che indossava sempre almeno anche una camicia, una gonna o un foulard azzurri. Così come azzurri erano i suoi orecchini, i suoi occhi e il cielo sopra di lei.

Aveva una caratteristica un po' speciale, la ragazza dal cappottino azzurro. Faceva innamorare tutte le persone che incontrava senza neppure volerlo.

Che si trattasse di lattanti, ultraottantenni, suoi coetanei, mamme in carriera o disoccupati che non arrivano a fine mese non faceva differenza.
Tutti l'adoravano. Chi la voleva come baby sitter, chi desiderava che diventasse la sua migliore amica, chi avrebbe rinunciato volentieri a un dito di una mano per una notte insieme a lei. I vecchietti dopo averla conosciuta pensavano di poter morire in pace. Chiunque vedeva in lei quanto di meglio potesse aspettarsi dalla vita.

E tutto questo era quasi inspiegabile.

Era un poco più bella delle altre ragazze, un poco più intelligente, un poco più cordiale e un poco più timida. Eppure quel "poco" bastava a scaldare il petto di tutti quanti più di un vin brulè alla vigilia di Natale.

Ogni tanto piangeva, la ragazza dal cappottino azzurro. Talvolta lo faceva di felicità, quando un bambino le portava una margherita, o quando un ragazzo le consegnava il suo cuore.
Ma più spesso piangeva di tristezza. Perchè capiva era impossibile amare chiunque. Le persone innamorate hanno bisogno di cure e non ce la faceva a seguirle tutte. Ci provava, ma qualcuno restava indietro. Così piangeva al buio della sua stanza come se fosse la protagonista di Albachiara, con tutto il mondo fuori.

Poi un giorno tutto cambiò. E non perchè lo desiderava, non perchè si mise in testa di cercare una soluzione.
Ma piuttosto perchè fu travolta da una scoperta. Invadente e confortante insieme. Un ospite che chiese gentilmente il permesso di entrare, per poi non andarsene più. Dalla sua testa, dal suo cuore, dai suoi nervi, da ogni muscolo del suo corpo.

Alcuni fanno fatica a descrivere questo nuovo protagonista nella vita della principessina dal cappottino azzurro. Non per timidezza nè perchè non sia abbastanza chiaro di cosa si tratti, ma per una drammatica lacuna del vocabolario, che si diverte a disperdere tortuosamente lo stesso concetto in dozzine di definizioni, senza mai arrivare al nocciolo della questione.
Tra riferimenti agresti, faunistici e sportivi c'è chi lo chiama grillo, pene, verga, fallo, asta, membro o anche pisello.

Quelli che vogliono farsi capire al volo invece lo chiamano cazzo, semplificando le cose notevolmente.

sabato 24 luglio 2010

Gli attrezzi del Diavolo

Un giorno il Diavolo decise di tenere una svendita di tutti gli attrezzi del suo lavoro. Li sistemò tutti tirati a lucido su un tavolino, così che i passanti potessero vederli.
Una a fianco all'altra c'erano le manette della gelosia, il pugnale del tradimento, la pistola dell'invidia. Poco più in là la mazza chiodata della Rabbia e tutte le altre bizzarre armi della paura, dell'Avidità e dell'Odio. Per ciascun pezzo della collezione era stato preparato un cartellino con il prezzo e una descrizione minuziosa.

In un angolino, poco in vista rispetto al resto, c'era anche un piccolo e poco appariscente cuneo di legno, dall'aspetto rovinato che portava l'etichetta "Sconforto". La cosa sorprendente era che il prezzo di questo pezzetto di legno era quasi più alto di quello di tutti gli altri attrezzi messi assieme.

Un giovane chiese incuriosito il perchè di quel prezzo esagerato, pensando che si trattasse certamente di un errore nello scrivere il numero sul cartellino. A questa domanda, il Diavolo, con un sorrisetto befffardo sulle labbra, iniziò ad accarezzare amorevolmente il piccolo pezzo di legno e disse: "Questo è l'unico oggetto nella mia armeria su cui posso fare sempre affidamento se tutti gli altri falliscono. Se solo riesco a infilare questo cuneo nella testa di una persona, esso aprirà la porta a tutti gli altri".

sabato 17 aprile 2010

Varco delle Chiappe, c'ero quasi

Qualche anno fa sono andato in vacanza in quella fetta di Basilicata che si affaccia sul mar Tirreno, tra le due ridenti e tamarre località marittime Maratea e Sapri.
La prima famosa per il Redentore, un simil-Cristo di Rio ma molto più di cattivo gusto.
La seconda, secondo gli abitanti locali, per la Spigolatrice di Sapri, una cosa che nessuno sa cosa sia senza prima aver consultato Wikipedia.

Fino ad oggi ho sempre creduto che quella fosse stata una vacanza da ricordare per essere partito verso il mare senza ciabatte, telo e costume; per le meduse marroni e schifose che infestavano l'acqua a riva come al largo; per la guida turistica delle grotte di Pertosa che puzzava di vino; per il mio primo (e ultimo) viaggio sulla Salerno-Reggio Calabria.

Ma da oggi in poi non sarà più così. Ho scoperto che lì a pochi chilometri si trova la località Varco delle Chiappe.
Ora ricorderò per sempre quella vacanza per il rimpianto di non avere scattato una mia foto sotto il cartello di quel paese.

mercoledì 31 marzo 2010

Assumetemi a me, piuttosto

L'executive master in customer relationship management plausibilmente frequentato dal dirigente di turno a capo della customer care di Fastweb non è stato un grande investimento. Spero per lui che almeno lo abbia pagato poco.

Questa più o meno la storia: voglio un banale segnale wi-fi in casa mia. Ai nuovi abbonati Fastweb danno automaticamente un modem wi-fi, ovviamente.
Per i vecchi abbonati funziona più o meno così:
[digito 192 193... 2 minuti di rimpallo tra una risponderia automatica e l'altra... è andata bene]
- Salve, sono [ragazza particolarmente cordiale di cui ometto il nome], in cosa posso esserle utile?
- Buongiorno, guardi, sono cliente Fastweb ormai da molti anni. Quando diventai vostro cliente mi fu dato in dotazione un modem di prima generazione. Oggi so che ai nuovi abbonati viene fornito un modem wi-fi. Mi chiedevo, come posso fare per richiedere il modem senza fili?
- Mi spiace, ma non è ancora stato previsto il cambio di modem per i vecchi abbonati.
- Davvero? Ma senta... Se io passo alla concorrenza e poi dopo un bimestre torno da voi mi date il modem wi-fi, giusto? (Che poi, del ritornare indietro, parliamone...)
- Eh, sì. Comunque può sempre installare un router wi-fi esterno all'hub di Fastweb. Questa possibilità è assolutamente libera.
- Questo lo so, ma volevo appunto evitare questa soluzione. Non so, non si può proprio avere il modem wi-fi? Neanche pagando una differenza?
- Mi spiace, ma al momento non è prevista questa possibilità. A titolo informativo le posso dire che se segnala un problema tecnico e viene riscontrato un problema sul modem, le sarà consegnato un nuovo apparecchio, e probabilmente questo sarà wi-fi.
- Quindi, a parte spaccare il modem, non ho altre strade per avere il vostro modem wi-fi?
- Sono spiacente, ma è così... Guardi, prima o poi sarà fatto un aggiornamento di massa dei dispositivi di tutti gli abbonati, ma non sono assolutamente in grado di darle delle tempistiche. Se gliele dessi non sarei seria.
- D'accordo, grazie comunque.

Mi chiedo, ogni mese quanti clienti Fastweb senza modem wi-f ci saranno che rompono le scatole come me?
Se sono centinaia, non mi pare molto lungimirante accompagnarli a braccetto verso la concorrenza come stanno facendo.
Se sono pochi disperati, quanto mai costerà accontentarli? Dopotutto un cliente che parla bene di te è la miglior forma di pubblicità possibile.

E comunque, non avere predisposto una procedura, magari che preveda anche un pagamento, per un upgrade dei modem è quasi inconcepibile per un'azienda così strutturata.

Adieu, Fastweb
Un affezionato cliente

sabato 20 marzo 2010

Sfiorare la perfezione

Andiamo a vedere gli Afterhours a teatro? Ma sì dai, sono in fase Yesman, e male non potrà fare.
Già, hanno sfiorato la perfezione. Allucinanti, non allucinati come è capitato qualche volta.

Ah sì, poi c'era Vasco Brondi che era emozionato, e molto. Anche il suo spleen era emozionato, la chitarra invece era proprio ammutolita. Ma è stato bello anche così, più intimo, come se si vergognasse a farsi vedere davanti agli amici.

10 e lode a questi Afterhours che si ostinano a sperimentare ancora. Perchè poi si ostinino anche a portare in giro Il Paese è reale però non l'ho mica capito, che quasi gli tolgo la lode. Dai ragazzi, avete fatto una canzone di merda. Capita a tutti. Vasco Brondi ci ha fatto un album intero. Però Vasco fa canzoni d'amore di merda. Il paese è reale è una canzone di merda e basta. Perchè l'amore salverà il mondo, soprattutto se chiudessero le fabbriche e se Vilnius fosse più vicina.

La scaletta è questa qua, solo senza Orchi e streghe sono soli e con un ferrarese dalla conformazione fisica di dubbio gusto che si chiama Vasco sparso qua e là a piccole dosi, che tra un reading e un urlo ha anche avuto il tempo di rovinare Oceano di Gomma.
Poi ci sono stati i reading di Manuel Agnelli. Che la prima cosa che ti viene voglia di fare è andare a cercare di chi sono su internet. Ma niente. Il solito snob esclusivo.
Così mi scriverò in qualche posto che poi dimenticherò che l'invasione dei Timbri è stata peggio di quella dei Cimbri.
Poi scopri che i testi sono suoi. E per un attimo mi prende l'invidia per tutti questi talenti mescolati in un unico pezzo di carne. Poi mi ricordo che di tutti i peccati capitali l'invidia è l'unico scemo. E tra tutti i miei difetti non c'è l'essere scemo, o se c'è, c'è solo per brevi tratti. Che poi classificarlo come difetto, parliamone.



E poi Vasco Brondi che è meglio di Claudia Pandolfi, soprattutto se ti regalano il suo libro. Però anche se la Pandolfi è peggio di Brondi, hai il dubbio che magari Brondi è peggio di Mimì Clementi. Percchè la vita in fondo per me è un grande dubbio, non una risposta. Che almeno ho da cercare un po' di CVD da mettere in fondo ai miei ragionamenti di merda. Poi manca solo trasformarli in ragionamenti d'amore di merda. Perchè l'amore salverà il mondo e forse anche me un giorno. Soprattutto se chiudono le fabbriche e se la mitteleuropa sprofonda al centro della terra lasciando avvicinare la tundra alla pianura padana.

Insomma Jim Carrey aveva ragione come al solito, fare lo Yesman paga sempre. Soprattutto a chi gli interessa poco dello stipendio.

martedì 2 febbraio 2010

Enrico, poi nel caso ci sistemiamo eh?

Ho scoperto che esiste una sceneggiatura per una versione cinematografica de "La ballata delle canaglie" di Enrico Remmert, uno dei romanzi che più mi sono goduto negli ultimi anni. Gli autori sono lo stesso Remmert e il cantante dei Mambassa Stefano Sardo.

Peccato che questa sceneggiatura se ne stia a prendere polvere negli archivi di RAI Cinema, che ne ha acquistato i diritti, dal 2004.

Quindi, caro presidente Franco Scaglia, è a lei che mi rivolgo. Dia retta a me, ci metta qualche euro su questo progetto e non solo ne verrà un bel filmetto, ma vi darà pure delle belle soddisfazioni al botteghino.

Almeno lei, che può, mi dimostri che si po' trarre un po' di soddisfazione dal pagamento del canone.

PS - Se proprio non volete farci un film, almeno regalate la sceneggiatura a qualche giovane con della voglia. Ma nel dimenticatoio no, dai.

mercoledì 27 gennaio 2010

432

Poco prima di capodanno, tra le altre cose, sono stato ad Oświęcim, paesino polacco noto ai più con il suo nome tedesco: Auschwitz.
Oltre ai campi di Auschwitz e Birkenau, sui quali mi sembra quasi irrispettoso aggiungere qualcosa a quello che già tutti sappiamo, ho avuto l'occasione di visitare un piccolo museo-laboratorio che raccoglie le opere di Marjan Kołodziej, polacco prigioniero politico nei campi di sterminio giovanissimo, internato non ancora 18enne e rimasto lì dentro per quattro anni.

Il museo si trova a nemmeno 2 km dal campo di Auschwitz a fianco della casa di accoglienza dedicata a padre Mario Kolbe (gestita da laiche consacrate italiane, che non ho ben capito cosa voglia dire, ma sono delle persone deliziose). Se mai doveste andare o tornare da quelle parti, questo spazio della memoria merita assolutamente una fermata. Personalmente l'ho trovato il momento più interessante del mio viaggio.
Se siete fortunati potrete anche trovare una signora di casa Kolbe che vi accompagnerà durante la visita, descrivendovi le opere e raccontandovi l'incredibile storia di Kołodziej, che ha vissuto e disegnato spalla a spalla con loro fino alla sua morte, avvenuta lo scorso ottobre.

Ah, dimenticavo. Il numero che dà il titolo al post non è altro che la matricola tatuata sul braccio di Marjan, che mi immagino dovesse risuonare nella sua testa come il più beffardo dei conti alla rovescia durante gli anni nei campi, e non solo. Chiusa parentesi.

Detto questo, la notizia è che questa sera, in occasione della giornata della memoria, su tutte le reti del gruppo E'Tv andrà in onda un servizio dedicato proprio alla storia e alle opere di Marjan Kołodziej, e vi assicuro che la sua storia personale è davvero stupefacente. Il video lo ha girato uno dei ragazzi che era con me in Polonia, il mitico Andrea.

Ricapitolando, il servizio andrà in onda questa sera alle 21 dopo i TG locali sulle reti E'tv, ossia: Teletricolore per Reggio Emilia, E' Tv Parma, RETE7 per Bologna, Antenna1 per Modena. nonchè sul canale E7 (?) del digitale terrestre. Poi in teoria c'è anche la diretta streaming sul sito della televisione, ma non ci farei troppo affidamento.
Lo stesso servizio sarà trasmesso anche alle 20.40 (e domani 28 gennaio in replica alle 10.30) sul canale 891 del pacchetto SKY.

domenica 17 gennaio 2010

La relatività della proprietà transitiva secondo Marchionne

Questo è il documento che Sergio Marchionne ha presentato a Palazzo Chigi a Governo e sindacati. Quello, per capirci, dove come regalo natalizio ha annunciato che lo stabilimento Fiat di Termini Imerese chiuderà nel 2011.

La lettura è consigliata a tutti. E' un documento abbastanza breve, con pochi tecnicismi e scritto con taglio divulgativo che comunque contiene numerose informazioni fondamentali per comprendere il presente e soprattutto il futuro del più importante gruppo industriale italiano.

Fatevi un po' l'idea che credete. Personalmente ho trovato più segnali positivi di quelli che mi aspettassi. Si nota chiaramente che il gruppo Fiat non ha voglia di improvvisare e ha una serie di priorità ben definite e sensate, come la sostenibilità della produzione auto in Italia (cosa che mai mi sarei mai immaginato spontaneamente).
Poi, chiaro, c'è anche la pesantissima notizia del sacrificio di Termini Imerese. Ma se non altro si ha l'opportunità di capire, numeri alla mano, di che cosa si sta parlando realmente.

Quello che un po' mi lascia senza parole non è tanto la sostanza di quello che dice Marchionne, quanto piuttosto la spocchia che usa. Forte del suo ruolo e della bontà del suo progetto, si sente in diritto di poter spalare tonnellate di metaforico sterco su tutto e tutti. parte dalle precedenti gestioni del Gruppo Fiat ("è chiaro che se avessimo potuto disegnare da zero la realtà produttiva italiana non l'avremmo mai fatta come quella attuale") per poi accanirsi sul Governo: prima lo invita a proporre qualcosa di sensato per la riconversione di Termini Imerese, poi incredibilmente, ha da ridire anche sugli incentivi auto, bollati seccamente come "semplici anticipi sulle vendite, che causeranno un calo degli ordini nel 2010" e "interventi non richiesti in alcun modo da Fiat".

Chiaro che nessuno di quelli presenti all'audizione era così scemo o impreparato da non sapere che Fiat gli incentivi li ha richiesti eccome. L'obiettivo di Sergione, piuttosto, era quello di umiliare la classe politica. Come se avesse voluto ribadire più volte: "La cosa più intelligente che potete fare è stare zitti e annuire, che le cose da fare le conosciamo noi. E che non vi venga in mente di pensare che ci state facendo un piacere, razza di passacarte" (e lo si può biasimare?).

Fatto sta che però siamo sempre fermi al solito paradosso. Quando serve, lo Stato è la Fiat, ma la Fiat non è mai lo Stato.

Che Fiat che la mandi buona.

sabato 9 gennaio 2010

"Strano che l'Unità non avesse detto niente"

Della serie che la realtà a volte supera la fantasia.

L'imponente circolo Gramsci, avamposto del PCI a Reggio Emilia dal 1947 e sede storica dell'Arci cittadina, cantato anche dagli Offlaga Disco Pax in Cinnamon, ha chiuso e i suoi locali sono stati riconvertiti in una grande filiale bancaria.

A parziale giustifcazione, almeno trattasi di banca di credito cooperativo.

Rettifica (11/01/2010): mi hanno detto che ho scritto una stupidaggine (e fosse il male solo di una...). Mi hanno informato che il circolo Gramsci non ha chiuso e occupa l'ultimo piano dello stabile. Lì pure si trova la segreteria dell'Arci.

Insomma, il circolo mandato in soffitta dalla banca. Ancor più inglorioso, forse.