domenica 17 gennaio 2010

La relatività della proprietà transitiva secondo Marchionne

Questo è il documento che Sergio Marchionne ha presentato a Palazzo Chigi a Governo e sindacati. Quello, per capirci, dove come regalo natalizio ha annunciato che lo stabilimento Fiat di Termini Imerese chiuderà nel 2011.

La lettura è consigliata a tutti. E' un documento abbastanza breve, con pochi tecnicismi e scritto con taglio divulgativo che comunque contiene numerose informazioni fondamentali per comprendere il presente e soprattutto il futuro del più importante gruppo industriale italiano.

Fatevi un po' l'idea che credete. Personalmente ho trovato più segnali positivi di quelli che mi aspettassi. Si nota chiaramente che il gruppo Fiat non ha voglia di improvvisare e ha una serie di priorità ben definite e sensate, come la sostenibilità della produzione auto in Italia (cosa che mai mi sarei mai immaginato spontaneamente).
Poi, chiaro, c'è anche la pesantissima notizia del sacrificio di Termini Imerese. Ma se non altro si ha l'opportunità di capire, numeri alla mano, di che cosa si sta parlando realmente.

Quello che un po' mi lascia senza parole non è tanto la sostanza di quello che dice Marchionne, quanto piuttosto la spocchia che usa. Forte del suo ruolo e della bontà del suo progetto, si sente in diritto di poter spalare tonnellate di metaforico sterco su tutto e tutti. parte dalle precedenti gestioni del Gruppo Fiat ("è chiaro che se avessimo potuto disegnare da zero la realtà produttiva italiana non l'avremmo mai fatta come quella attuale") per poi accanirsi sul Governo: prima lo invita a proporre qualcosa di sensato per la riconversione di Termini Imerese, poi incredibilmente, ha da ridire anche sugli incentivi auto, bollati seccamente come "semplici anticipi sulle vendite, che causeranno un calo degli ordini nel 2010" e "interventi non richiesti in alcun modo da Fiat".

Chiaro che nessuno di quelli presenti all'audizione era così scemo o impreparato da non sapere che Fiat gli incentivi li ha richiesti eccome. L'obiettivo di Sergione, piuttosto, era quello di umiliare la classe politica. Come se avesse voluto ribadire più volte: "La cosa più intelligente che potete fare è stare zitti e annuire, che le cose da fare le conosciamo noi. E che non vi venga in mente di pensare che ci state facendo un piacere, razza di passacarte" (e lo si può biasimare?).

Fatto sta che però siamo sempre fermi al solito paradosso. Quando serve, lo Stato è la Fiat, ma la Fiat non è mai lo Stato.

Che Fiat che la mandi buona.

0 commenti:

Posta un commento

Lascia la tua verità