giovedì 28 ottobre 2010

Politica for dummies

Il Ministero per l'Attuazione del Programma di Governo è quella creatura istituita per la prima volta nel 2001 dal secondo tragico Governo Berlusconi, e rimasto illeso nel 2006 sotto il Governo di un Romano Prodi troppo occupato di andare a caccia di poltrone su cui mettere a sedere i troppi e ingombranti alleati.

Ma è solo dal 2008 che finalmente il tanto bistrattato Dicastero, spesso citato come simbolo degli sprechi di un'intera classe politica, trova un titolare con i carismi adatti a rappresentare tutta la storia, i progetti e la forza del Ministero medesimo: Gianfranco Rotondi.

Colui che in oltre due anni di Governo, a parte l'importantissimo salvataggio dello Zecchino d'Oro, ha lasciato tracce vivide nella storia di questo Paese come ad esempio: i fischi ricevuti in occasione della commemorazione dei morti per la strage di Bologna 2 anni fa, l'essersi schierato contro "la ritualità" della pausa pranzo e le lamentele per non essere stato chiamato al vertice di Governo sui famosi 5 punti per ricucire lo strappo con Fini, mentre Ghedini che non è neppure Ministro c'era, uffa.

Insomma, tutta questa introduzione per dire che al nostro Ministro dobbiamo molto. Dall'alto della sua posizione di uomo informato sull'operato del Governo, ci ha fatto il grande dono di averci spiegato una volta per tutte le regole del gioco della politica. Era solo che non conoscevamo le regole!


Ecco, se questo Ministero proprio bisogna lasciarlo, io propongo di conferire l'incarico a vita a Gianfranco Rotondi, l'uomo giusto al posto giusto.

sabato 16 ottobre 2010

Nella mente del boia

Ieri sera mi sono trovato un ragno nella vasca da bagno, uno di quei ragnetti non troppo grandi con le zampe corte e tozze.

Come ci sia finito non lo so, ma non è stata una grande mossa da parte sua. Il vetroresina non è la migliore superficie per ritentare un'arrampicata verso la libertà.

Eravamo lì, io e lui, io sulla tazza e lui che mulinellava freneticamente le zampe a vuoto, senza riuscire a salire neanche di un centimetro.

Stamattina nuova tappa in bagno e lui era ancora lì, nella sua nuova gabbia bianca. Ho provato a toccarlo e ha ripreso a scalmanarsi e a provare a risalire, inutilmente ovviamente.

Se l'avessi incontrato in giro per casa lo avrei ammazzato sicuramente con una ciabattata secca, il ragnetto. L'unica preoccupazione sarebbe stata quella di verificare quanto sugo giallastro avrebbe lasciato sul pavimento dopo lo spappolamento, ed eventualmente dare una rapida ripulita.

Ma così, con lui lì in cattività e alla mercè di chiunque, è tutta un'altra storia.

Provarlo a prendere con un foglio di carta per dargli la libertà attraverso la finestra è un'impresa complicata. E' tra i ragni più ipercinetici che abbia mai visto, mi cadrebbe mi cadrebbe in terra prima di raggiungere la finestra e a quel punto lo pesterei.

Tentare di addomesticarlo non mi pare neanche quella una grande idea.

Altra alternativa sarebbe di non ammazzarlo e lasciarlo lì per giorni a morire di fame. Uhm... anche no.

E poi è un discorso di equità verso i suoi simili, cosa avrebbe fatto lui per meritarsi di non essere pestato rispetto al suo fratellino che scorrazza in salotto?

Lo scarico della vasca mi sembra la cosa più sensata, ma mi sento uno straccio.
Qualcuno riesce a intravedere altre soluzioni?

mercoledì 6 ottobre 2010

The lady with the blue coat

C'era fino a qualche giorno fa, in un paese nemmeno così lontano, una ragazza con un cappottino azzurro. Adorava così tanto l'azzurro che indossava sempre almeno anche una camicia, una gonna o un foulard azzurri. Così come azzurri erano i suoi orecchini, i suoi occhi e il cielo sopra di lei.

Aveva una caratteristica un po' speciale, la ragazza dal cappottino azzurro. Faceva innamorare tutte le persone che incontrava senza neppure volerlo.

Che si trattasse di lattanti, ultraottantenni, suoi coetanei, mamme in carriera o disoccupati che non arrivano a fine mese non faceva differenza.
Tutti l'adoravano. Chi la voleva come baby sitter, chi desiderava che diventasse la sua migliore amica, chi avrebbe rinunciato volentieri a un dito di una mano per una notte insieme a lei. I vecchietti dopo averla conosciuta pensavano di poter morire in pace. Chiunque vedeva in lei quanto di meglio potesse aspettarsi dalla vita.

E tutto questo era quasi inspiegabile.

Era un poco più bella delle altre ragazze, un poco più intelligente, un poco più cordiale e un poco più timida. Eppure quel "poco" bastava a scaldare il petto di tutti quanti più di un vin brulè alla vigilia di Natale.

Ogni tanto piangeva, la ragazza dal cappottino azzurro. Talvolta lo faceva di felicità, quando un bambino le portava una margherita, o quando un ragazzo le consegnava il suo cuore.
Ma più spesso piangeva di tristezza. Perchè capiva era impossibile amare chiunque. Le persone innamorate hanno bisogno di cure e non ce la faceva a seguirle tutte. Ci provava, ma qualcuno restava indietro. Così piangeva al buio della sua stanza come se fosse la protagonista di Albachiara, con tutto il mondo fuori.

Poi un giorno tutto cambiò. E non perchè lo desiderava, non perchè si mise in testa di cercare una soluzione.
Ma piuttosto perchè fu travolta da una scoperta. Invadente e confortante insieme. Un ospite che chiese gentilmente il permesso di entrare, per poi non andarsene più. Dalla sua testa, dal suo cuore, dai suoi nervi, da ogni muscolo del suo corpo.

Alcuni fanno fatica a descrivere questo nuovo protagonista nella vita della principessina dal cappottino azzurro. Non per timidezza nè perchè non sia abbastanza chiaro di cosa si tratti, ma per una drammatica lacuna del vocabolario, che si diverte a disperdere tortuosamente lo stesso concetto in dozzine di definizioni, senza mai arrivare al nocciolo della questione.
Tra riferimenti agresti, faunistici e sportivi c'è chi lo chiama grillo, pene, verga, fallo, asta, membro o anche pisello.

Quelli che vogliono farsi capire al volo invece lo chiamano cazzo, semplificando le cose notevolmente.