mercoledì 6 ottobre 2010

The lady with the blue coat

C'era fino a qualche giorno fa, in un paese nemmeno così lontano, una ragazza con un cappottino azzurro. Adorava così tanto l'azzurro che indossava sempre almeno anche una camicia, una gonna o un foulard azzurri. Così come azzurri erano i suoi orecchini, i suoi occhi e il cielo sopra di lei.

Aveva una caratteristica un po' speciale, la ragazza dal cappottino azzurro. Faceva innamorare tutte le persone che incontrava senza neppure volerlo.

Che si trattasse di lattanti, ultraottantenni, suoi coetanei, mamme in carriera o disoccupati che non arrivano a fine mese non faceva differenza.
Tutti l'adoravano. Chi la voleva come baby sitter, chi desiderava che diventasse la sua migliore amica, chi avrebbe rinunciato volentieri a un dito di una mano per una notte insieme a lei. I vecchietti dopo averla conosciuta pensavano di poter morire in pace. Chiunque vedeva in lei quanto di meglio potesse aspettarsi dalla vita.

E tutto questo era quasi inspiegabile.

Era un poco più bella delle altre ragazze, un poco più intelligente, un poco più cordiale e un poco più timida. Eppure quel "poco" bastava a scaldare il petto di tutti quanti più di un vin brulè alla vigilia di Natale.

Ogni tanto piangeva, la ragazza dal cappottino azzurro. Talvolta lo faceva di felicità, quando un bambino le portava una margherita, o quando un ragazzo le consegnava il suo cuore.
Ma più spesso piangeva di tristezza. Perchè capiva era impossibile amare chiunque. Le persone innamorate hanno bisogno di cure e non ce la faceva a seguirle tutte. Ci provava, ma qualcuno restava indietro. Così piangeva al buio della sua stanza come se fosse la protagonista di Albachiara, con tutto il mondo fuori.

Poi un giorno tutto cambiò. E non perchè lo desiderava, non perchè si mise in testa di cercare una soluzione.
Ma piuttosto perchè fu travolta da una scoperta. Invadente e confortante insieme. Un ospite che chiese gentilmente il permesso di entrare, per poi non andarsene più. Dalla sua testa, dal suo cuore, dai suoi nervi, da ogni muscolo del suo corpo.

Alcuni fanno fatica a descrivere questo nuovo protagonista nella vita della principessina dal cappottino azzurro. Non per timidezza nè perchè non sia abbastanza chiaro di cosa si tratti, ma per una drammatica lacuna del vocabolario, che si diverte a disperdere tortuosamente lo stesso concetto in dozzine di definizioni, senza mai arrivare al nocciolo della questione.
Tra riferimenti agresti, faunistici e sportivi c'è chi lo chiama grillo, pene, verga, fallo, asta, membro o anche pisello.

Quelli che vogliono farsi capire al volo invece lo chiamano cazzo, semplificando le cose notevolmente.

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