lunedì 11 luglio 2011

Due sono le cose misteriose

Alla frontiera, la macchina più scadente a parte la nostra era una Audi A8.

Io ero al volante della mia Fiat Bravo 1.2 del 2001 da 80 cavalli e 16 valvole, con i suoi pochi centimetri ancora indenni da ammaccature e con la solita uniforme e consistente patina di polvere. Dentro quattro facce che non vedevano un rasoio da quattro giorni, segnate dalle poche ore di sonno e dai quattro whisky irlandesi a testa della sera prima, unico rimedio trovato per sfuggire alla malinconia di un paesino lacustre in letargo in attesa della stagione turistica.
I ristoranti vuoti, le gelaterie chiuse alle 8 di sera, le puttane davanti al piccolo night club che non tentavano neppure l'adescamento. Aprile sul lago di Costanza è quanto di più inutile la società occidentale può offrire. In ottobre e novembre gli abitanti si godranno il meritato riposo dopo l'abbuffata estiva a base di vecchietti e coppiette con bebè, ma da dicembre a maggio me li immagino ad imprecare cercando lo skip su un telecomando che nessuno gli ha ancora fornito.

Una potenziale carta da giocare per il passaggio del confine ce l'avevamo, anche se ci è voluto poco a capire che era alquanto ipotetica. La quinta faccia della vettura, l'unica non ricoperta di ispida barba, era quella dell'unica donna dell'equipaggio, nonchè traduttrice ufficiale della spedizione. Peccato che esclusa la barba, la nostra compagna di viaggio fosse tanto impresentabile quanto il resto dei passeggeri, con le sue due occhiaie che sembravano voler dichiarare al mondo una tossicodipendenza di lunga data. Come se non bastasse, ci aggiungiamo che quel giorno il suo umore oscillava tra "rotweiller incazzato" e "prozac a colazione", senza offrire troppe speranze per la fase di pubbliche relazioni con la polizia di frontiera, che avrebbe dovuto concederci il lasciapassare per il nostro obiettivo.

Nella migliore delle ipotesi saremmo stati cortesemente invitati a fare retromarcia e ad abbandonare l'idea di entrare nell'esclusivo Principato, poi via via c'era tutta la gamma delle possibilità, che culminava in un quadretto composto da un agente armato di guanto in lattice e un italiano a scelta che piangeva in un angolo invocando la mamma.

Tutto lasciava presupporre che i successivi 20 minuti non sarebbero stati dei più divertenti.