mercoledì 25 aprile 2012

Voglio solo futuri inverosimili

Quando ricevete dalla vostra banca estratti conto, condizioni contrattuali riepilogative e altre amene inutilità, quante volte in percentuale avete pensato che quella roba dovrebbe essere consultabile solo online?
Io il 95% delle volte.
E potremmo replicare lo stesso ragionamento su chissà quanto altro materiale consegnato nella nostra buca delle lettere e gettato via dopo una rapida scorsa. E in alcuni casi magari con un po' di spirito investigativo potremmo scoprire senza troppe sorprese che c'è di mezzo qualche contributo alle spedizioni postali introdotto decenni fa e mai cancellato.

Per esempio la bolletta di telefono ed energia elettrica la ricevo solo in formato elettronico ormai da anni e da altrettanto tempo spingo amici e conoscenti a fare lo stesso per far risparmiare tonnellate di carta.

Poi leggi questo, che Poste Italiane lascia a casa 2000 persone in società appaltatrici, ed è solo l'inizio del ridimensionamento.

Senza girarci intorno, è evidente che siamo noi che stiamo licenziando queste persone, come è altrettanto ovvio che il loro lavoro non sia effettivamente più necessario nel 2012, e sempre meno lo sarà mano a mano che i bit prenderanno il posto della carta.

E allora viene da chiedersi quale sia la via più giusta da imboccare tenendo conto di tutti i fattori.
Sovvenzionare lo stipendio di 2000 persone mantenendo un apparato aziendale improduttivo che ruba risorse ad altri possibili investimenti, oppure abbandonare brutalmente 2000 persone al loro destino facendo probabilmente il bene della più grande azienda di servizi italiana?

La soluzione giusta non esiste. Se però si tiene conto che l'azienda ha macinato 846 milioni di utili nel 2011, che è controllata al 100% dal ministero dell'Economia, e che il tanto sbandierato "bene del Paese" altro non dovrebbe essere che il bene delle persone italiane, forse qualche elemento in più per farsi un'idea lo si ha.

La soluzione più bilanciata personalmente sarebbe di tagliare pesantemente per non rimanere nel pantano. Ma di farlo comunque meno del previsto, e magari istituendo un fondo per dare un indennizzo fino alla pensione ai più anzianotti, magari attingendo da quegli 846 milioni di utile o meglio dai contributi ai partiti, per scadere nella demagogia.

Ma il problema non è tanto quello delle Poste in sè, è quello di trovare qualcuno laggiù a Roma che abbia la minima idea su come gestire queste situazioni che si andranno a moltiplicare nei prossimi anni e su come si vuole impostare uno straccio di futuro per questo paese. Alquanto inverosimile che salti fuori questa figura, da qui alle elezioni, al momento.

Perché se nel pubblico o nella sua filiera i problemi si possono sempre bene o male aggiustare facendoli gravare sulle spalle di tutti, nel privato, dove le situazioni sono le stesse, le aziende semplicemente falliscono senza essere aggiustate da nessuno.

Per saperne di più, http://truppedappalto.blogspot.it.