martedì 4 settembre 2012

«Per chi sbaglia è già pronta la forca»

Nel 2012, l'anno dello spread e della fine del mondo, mentre in Italia i genitori devono fare collette per comprare la carta igienica nelle scuole dei figli, mentre le pattuglie della stradale non possono inseguire i criminali a causa dei serbatoi vuoti, cinque sindaci di altrettanti comuni vicino a Bologna decidono di anticipare il trend della tanto sbandierata unificazione delle province con una mossa meno clamorosa ma decisamente inaspettata.

Questi cinque signori, tutti sindaci di centrosinistra, propongono di unire i loro cinque comuni sotto un'unica amministrazione. E addirittura senza che nessuno glielo abbia imposto. Meno poltrone meno costi, pensarono semplicemente.

I comuni coinvolti sono Savigno (2700 abitanti), Monteveglio (5000), Crespellano (9000), Bazzano (6500) e Castello di Serravalle (5000). Nemmeno così tanto piccoli a ben vedere, in un Paese dove si tengono in piedi comuni meno popolosi di un condominio. 

Ottennero senza troppi intralci l'ok a procedere da Provincia e Regione, con una sola flebile opposizione di Lega Nord e PdL che pur votando contro per partito preso, per evitare figuracce si affrettarono a precisare che l'idea non era male ma che bisognava "approfondire".

Dopo tutti questi passaggi formali, la parola ultima spetta ai cittadini che decideranno se fondersi o se rimanere divisi in un referendum il prossimo 25 novembre, che seppure sarà solamente consultivo imporrà di fatto il volere del popolo sovrano ai cinque sindaci coraggiosi di questa piccola storia di speranza.

Poi vabbè, tutti questi sindaci sarebbero scaduti al più tardi a maggio 2013, quindi non hanno da rinunciare più di tanto in prima persona, ma accontentiamoci.

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