lunedì 21 gennaio 2013

Salviamo il salvabile - Vol. 1

Tracciando il sentiero per tutte le altre regioni, nel 2011 il consiglio regionale dell'Emilia-Romagna ha stabilito una riduzione dello stipendio dei consiglieri, niente tagli clamorosi (meno 10-15%) ma sufficienti a indicare l'Emilia-Romagna come regione di riferimento per adeguare gli stipendi dei consiglieri delle altre Regioni.
Non solo, finalmente da dicembre i consiglieri, su base volontaria, possono rinunciare a percepire il vitalizio di fine legislatura (che si aggira su una media di 2200 euro per ex consigliere, per sempre e con reversibilità a vedove/i).
Giusto per farvi andare di traverso quello che state trangugiando, per questa voce si parla di una spesa mensile per la Regione di quasi 395.000 euro.

I termini per la rinuncia al vitalizio scadevano il 15 gennaio, e su 50 consiglieri in 17 si sono persuasi a mollare il malloppo. In particolare: 

10 del PD (su 32 consiglieri)
3 della Lega Nord (su 4), uno manterrà il vitalizio fin qui maturato ma non verserà contributi dal 2013
2 (?) del Movimento 5 Stelle (su 2), uno come la Lega
1 del PDL (su 11), come il suo amico della Lega manterrà il vitalizio rispetto a quanto versatofinora
1 dell'UDC (su 1)
Assenti non giustificati gli eletti tra le fila dell'IDV (4 consiglieri, di cui uno ora nel Gruppo Misto), Federazione della Sinistra (2), SEL (2).
Non pervenuti i consiglieri reggiani Barbieri e Mori (PD), Barbati e Riva (IDV) e Filippi (PDL). L'unico a rinunciare Beppe Pagani del PD.
Standing ovation per la Barbati per questa cosa qui.
Profondo senso di compatimento per l'ignominia dimostrata dai rappresentanti della cosiddetta sinistra radicale, che ha scavato la fossa in cui seppellire gli ultimi grammi di credibilità rimasta.

Tra i consiglieri candidati in Parlamento, a colpo d'occhio, su 4 tutti hanno rinunciato al vitalizio: Richetti (motore di entrambe le iniziative) e Pagani del PD, Noè dell'UDC e Favia oggi con Rivoluzione Civile. Anche se fosse solo propaganda, almeno è buona propaganda.